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My Hero Academia, un anime dall’anima originale

Qualcuno potrebbe obiettare che My Hero Academia tanto originale poi non è. Voglio dire, ha ripreso un concept – quello dei supereroi – che ha fatto della Marvel il suo portabandiera, mentre le tematiche sono spesso riprese da molti anime shonen e non solo. Un protagonista con un sogno apparentemente impossibile da realizzare l’abbiamo visto in Naruto; scontri epici ce ne sono stati anche in One Piece e il potere dell’amicizia viene esaltato in quasi ogni anime, ma per citarne uno prendiamo a esempio il più recente Demon Slayer. Quindi alla fine cos’è che rendere Boku no Hero Academia così speciale? Se lo osserviamo con attenzione, è facile notare invece come questo anime abbia fatto di tutte le sue apparenze dei punti di forza e l’abbiano reso davvero unico. Ma procediamo con ordine.

Per prima cosa l’ambientazione e la trama.

Quello che spesso viene visto come un difetto, qui viene esaltato: la semplicità. La trama è lineare, procede senza arzigogoli verso quella conclusione che Midoriya stesso ci ha anticipato fin dal primo episodio: è la storia di come, lui senza Quirk, è diventato il più grande degli eroi. È tutto qui, uno scontro prima di tutto con se stessi, poi con i cattivi. Un avanzare costante verso quella meta irraggiungibile.

Non esiste ambientazione più semplice: i supereroi ormai appartengono alla nostra cultura quotidiana nell’immaginario collettivo di molti prodotti, qui vengono resi la norma. Essere speciali è la norma, la semplicità è un qualcosa di anomalo, da evitare e prendere in giro. E ancora, MHA esalta questo modo di essere. D’altronde, l’essere super è reso così “burocraticamente comune” che per noi è facile immaginare quella società, è facile capire come possano esserci quelli che lottano per la pace e quelli che vedono nel lavoro di Hero una paga alta, onori e fama, ma poi sottobanco si comportano proprio come i villain.

E con questo ci allacciamo al punto focale: in My Hero Academia l’immedesimazione è estremamente facile.

my hero academia

L’originalità – e la maestria – di questo anime è la coralità, la vastità di personaggi presenti, tutti a modo loro protagonisti e nessuno mai lasciato al caso o abbandonato a se stesso. Vengono portate avanti numerose storyline che si concentrano su ogni studente della 1-A, sugli insegnanti, sugli heroes veri e propri. La trama semplice è funzionale a realizzare qualcosa che non è per niente scontata e per niente usuale.

L’evoluzione di ognuno di loro è lenta, come sarebbe nella vita reale.

È un esercizio costante e un allenamento alla vita, che procede step by step. Nessun salto temporale, nessun progresso magicamente conseguito, niente che non sia ottenuto con il sudore della fronte, la volontà e il sostegno di persone capaci di interrompere il flusso di pensieri e paure e di dare gioia. L’esempio più lampante è proprio Deku. È debole, se paragonato agli altri protagonisti di shonen e se confrontato con i suoi compagni. Ma è la sua debolezza – intesa nel senso più classico del termine – che lo rendere così forte. Che ci permette di capirlo, ci permette di sentirci rappresentati e motivati.

Perfino i villain non sono mai piatti, ma evolvono episodio dopo episodio insieme ai protagonisti. Ognuno ha un background che viene svelato, una storia anche struggente alle spalle. Ognuno un segreto, dei sentimenti, delle sofferenze e dei sogni. Da Shigaraki Tomura – straziato dalla sua stessa natura – a Stain, che ha saputo riconoscere in Deku un animo da vero eroe.

Gli scontri, poi, sono molto più verosimili che in altri battle shonen. Questi sono solo dei ragazzini alle prime armi, è pensabile che salvino sempre tutti da ogni situazioni di pericolo e che invece adulti preparati e competenti restino a guardare inermi? No, anzi. È giusto che i professionisti cerchino di tenerli lontani, che arrivino a salvare la situazione, perché in fondo gli eroi sono loro. Questo non sminuisce le capacità e i poteri dei più giovani, che spesso sanno surclassare per ideali e forza gli heroes, ma li rende quello che sono: aspiranti eroi di 15 anni. Che piano piano acquistano sempre più spazio e modo di combattere.

E infine, è necessario elogiare i colori di My Hero Academia. Quella luminosità che è veramente un faro di speranza. Un simbolo della pace. Scalda il cuore senza neanche accorgersene e riesce a farlo mantenendo però anche alta la tensione drammatica e la suspense. Riesce infatti ad alternare atmosfere cupe con altre spensierate, creando così un arcobaleno di emozioni, sentimenti rappresentati e una gamma di situazioni diverse che difficilmente risultano ripetitive e che sono sempre funzionali all’approfondimento dei personaggi. Anche grazie agli archi narrativi che non sono mai fini a se stessi e che non vengono mai portati troppo per le lunghe.

My Hero Academia è un anime che riprende i tropes classici dell’animazione giapponese, riuscendo a innovarli e a rendere speciali anche le cose più banali. Riuscendo a entrare nel cuore dello spettatore e a non lasciarlo più.

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