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Moon Knight al crepuscolo: tra il giorno, la notte e il vuoto

Il seguente articolo contiene spoiler su Moon Knight.

Dopo il sesto episodio anche Moon Knight, recente prodotto del Marvel Cinematic Universe, ha dato il proprio saluto ultimo ai fan su Disney+. La serie tv, prima dell’universo narrativo a presentare un supereroe tutto nuovo, ha percorso lunghi cammini tra sabbia, anime e città dalla lingua inglese; sempre adornata da questa luce particolare, pronta a far risplendere parte del prodotto e a non mostrarci l’altra metà. Una luce che casualmente abbiamo visto in Egitto come a Londra e a Chicago, in ogni cittadina o luogo in cui Marc e Steven si sono ritrovati, tranne uno di cui parleremo tra poco.

Volendo tirare le somme sul finale, ma non solo su quello, l’intero prodotto appare difficile da districare e mettere sotto la lente d’ingrandimento: tra chi l’ha esaltata come una serie tv rivoluzionaria per il MCU e chi l’ha scartata di netto perché ha perso interesse nell’universo narrativo, per noi Moon Night rimane una serie costantemente in bilico e non è un bene.

Non quando l’inizio della serie, per quanto enigmatico e confusionario, aveva gettato delle buone basi. Come detto precedentemente: la quantità di sangue, pur omettendo le scene violente, era un interessante tocco a un prodotto che si riprometteva di essere più maturo. Il terzo e il quarto episodio avevano avuto vita tutta loro, circondati da un alone di mistero e il sentore da “I Predatori dell’Arca Perduta”. Il penultimo aveva stupito tutti, raggiungendo un apice innegabile per la serie dato dalla recitazione di Oscar Isaac e una sceneggiatura ben più matura e pronta a contorcere la mente dello spettatore. Infine, l’ultimo episodio si è rivelato un interessante episodio action, con scene molto ben riprese e una CGI sorprendente.

Ma il percorso di Moon Knight quale sarebbe?

Moon Knight

Se per il suo protagonista e la controparte supereroistica la strada sembra chiara grazie al viaggio nei ricordi, non possiamo dire lo stesso per un prodotto che ancora più dei suoi precedenti della Marvel, non fornisce abbastanza spiegazioni al pubblico, con troppe domande lasciate in sospeso.

Quando parliamo di crepuscolo nel titolo, lo facciamo con una doppia accezione. In quel momento di perfetta congiunzione tra luce e ombra, la serie si trova a dividersi tra quello che mostra e quel che dimentica di raccontare, in bilico costante tra il fallimento rappresentato da una caduta nel vuoto e il successo in cima a una piramide. Dopo uno sviluppo incerto e travagliato, arrivando a mettersi sulla giusta strada a ridosso del finale, ci viene da chiederci perché Moon Knight non ci abbia soddisfatti del tutto.

La risposta non è una novità per la Marvel

Moon Knight

Ancora una volta, per l’ennesimo suo prodotto che non sia Hawkeye, la distribuzione di eventi nel corso della serie tende a slittare episodio dopo episodio, costringendo essa a rincorrere sempre risoluzioni e conclusioni nel finale di serie. A ridosso dell’ultima puntata di Moon Knight – tra l’altro episodio più corto tra tutti i finali di serie del MCU – sapevamo ancora troppo poco. Non ci era stato spiegato niente della terza personalità, non avevamo ancora assistito alle altre divinità egizie, non ci era stato mostrato il piano di Harrow in azione, Marc doveva ancora affrontare l’addio di Steven, non vi era alcuna spiegazione per l’ospedale e Layla era rimasta in sospeso.

Di tutti questi argomenti, solo alcuni sono stati risolti dal finale di stagione e per farlo è stato utilizzato un grande minutaggio. Da questo ne esce che il taglio del combattimento della terza personalità contro Harrow appaia più come una mancanza di tempo che una scelta stilistica. Perché per quanto sia bello mantenere la sorpresa su di essa, levare allo spettatore la gioia della battaglia finale non è una scelta comprensibile. Lascia l’amaro in bocca, con un pizzico di interesse che non possiamo negare, ma sempre amaro rimane. E non era proprio questo il finale che ci aspettavamo.

Il finale non è brutto, tutt’altro

Moon Knight

Coreograficamente i vari passaggi tra Mr. Knight e Moon Knight sono una perla rara e la CGI usata per Khonshu e Ammit è notevole, soprattutto per la dea. Quello che manca sono quelle piccole spiegazione per le quali non c’è effettivamente tempo. Come al crepuscolo, quando il dì sta per mutare in notte e le ultime parole devono essere brevi e concise, così anche Moon Knight ci saluta dicendo poco, dicendolo bene, ma non soddisfacendo tutta la nostra curiosità. Nei suoi momenti di luce la serie aveva veramente mostrato una profondità di temi e una rappresentazione dei tali veramente inaspettata.

Il famoso quinto episodio con il viaggio nei ricordi di quello che sembra Steven, ma in realtà si rivela Marc sin dall’inizio, è stato emozionante. Anche per questo l’ospedale mentale rimane l’unico luogo illuminato a giorno come set, ma anche nella metafora della sceneggiatura. Oscar Isaac ha saputo portare sul piccolo schermo un’interpretazione poliedrica e variopinta, tanto da farci dimenticare che le due personalità non sono interpretate da dei gemelli, ma dallo stesso uomo. Un uomo che ha mostrato sentimenti ed emozioni con una costanza e una dedizione ammirevole, diventando nettamente uno degli aspetti migliori non solo di questa serie tv, ma dell’intero filone di prodotti televisivi del MCU.

È proprio il caso di dire che rimaniamo con un pugno di sabbia

Moon Knight

Neanche nel finale Moon Knight è voluta essere chiara, lasciando sempre quel lato nascosto dagli occhi dello spettatore. Se, seppur con reticenza, potevamo passare sopra il taglio all’entrata in scena della terza personalità, l’ennesimo ritorno di Steven e Marc in ospedale ci lascia interdetti. I fan hanno voluto scervellarsi su questa scena, cercando di trovare un senso esoterico o poetico al tutto. C’è chi crede che fosse un palazzo mentale costruito dal famoso Jake che vediamo nel finale, ovvero la terza identità. Altri pensano invece che il palazzo mentale sia nei confronti di Harrow e che il nostro protagonista lo avesse ingannato nelle puntate precedenti. Altri ancora vedono il tutto come la presa coscienza del presente e della realtà, con Marc e Steven che riescono a rientrare nel loro pensiero, ma mantenendo un ricordo deciso e chiaro degli eventi nel mondo. Purtroppo nessuna di queste spiegazioni è soddisfacente e non possiamo ritenerci stuzzicati da una scena del genere nell’episodio finale. Non è un modo per far sognare lo spettatore, è una ricerca spasmodica dello stupore anche dove non ce n’era più bisogno. Una ricerca superflua perché in quel momento Moon Knight doveva fare tutt’altro che metterci altri dubbi.

Sia chiaro, la scena dopo i titoli di coda è un ottimo spunto e rappresenta una realizzazione interessantissima: finalmente vediamo Jake e una versione “reale” dell’ospedale mentale, questa volta a ruoli invertiti e con Harrow come paziente. Il tutto ci fa capire senza troppi giri di parole che Moon Knight avrà un futuro, anche se non sarà una seconda stagione. Il prodotto è stato classificato come miniserie da una sola stagione e, a meno di cambi di titolo, la prossima volta potremo assistere alle sue avventure sul grande schermo. Sperando che almeno quel giorno il prodotto scelga da che parte stare: nella luce o nel buio, non più in bilico, almeno nella sua sceneggiatura.

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