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Merlin: magia e azione, la ricetta di un cult

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Era il 24 dicembre 2012 quando l’ultimo episodio di Merlin venne trasmesso dal canale BBC One. Dopo 5 stagioni e 65 episodi complessivi, la rielaborazione del ciclo bretone che aveva accompagnato gli spettatori dal 2008 giungeva al termine. O forse non del tutto: la sensazione è che i fan di Merlin non abbiano mai davvero messo la parola fine alla loro passione per la serie e che – soprattutto dopo l’aggiunta al catalogo Netflix – una nuova fetta di pubblico si sia avvicinata alle avventure di Merlino e Artù. Insomma, spesso si parla di questa serie come se fosse un prodotto nuovo, ancora attuale e fresco. Eppure, se si pensa alle serie tv fantasy degli ultimi anni, emergono grandi differenze a livello tecnico, specialmente per quanto riguarda gli effetti speciali che, in un prodotto che pone la magia al centro di ogni vicenda, sono fondamentali. Il pubblico, però, sembra disposto a chiudere un occhio, un atteggiamento non così scontato visto che gli spettatori diventano via via più esigenti.

Ma allora qual è il segreto di Merlin? Quali sono gli ingredienti che rendono questa serie un cult intramontabile?

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Innanzitutto, bisogna prendere in considerazione il grande fascino che il ciclo arturiano ha sempre esercitato sul pubblico. Basta sentire i nomi di personaggi quali Merlino, Artù e Morgana per provare curiosità. Sono nomi che riecheggiano di miti e leggende, di azione e magia, di mondi lontani e inesplorati. Funzionano un po’ come un biglietto da visita, ci sono questi personaggi? Allora non può mancare l’avventura, intrisa di incantesimi e sortilegi. Ma in Merlin, c’è qualcosa in più: alla familiarità dei nomi sopracitati viene aggiunto subito un pizzico di novità. Chi si appresta a guardare la serie per la prima volta o si informa sul suo contenuto, facilmente si trova sorpreso vedendo che il protagonista Merlino ha le sembianze di un ragazzo. Dov’è finito il mago con la barba lunga che vediamo, ad esempio, nel film Disney La Spada nella Roccia? Merlino e Artù, dunque, hanno la stessa età? Questo cambia subito tutte le carte in tavola.

E il primo ingrediente fondamentale di Merlin è proprio questo: rielaborare in modo originale e innovativo del materiale che tutti, chi più e chi meno, conoscono. Così abbiamo un Merlino coetaneo di Artù, elemento che crea i presupposti di una storia d’amicizia davvero intensa e graduale, probabilmente una delle più belle delle serie tv degli ultimi tempi, come raccontiamo qui. Poi troviamo, ad esempio, Ginevra, che non è una donna raffinata ed elegante, ma una sguattera. E ci vorrà molto tempo prima che si invaghisca di Artù (e viceversa) proprio per questa differenza di ceto sociale tra i due.

Oltre a differenziarsi dagli omonimi personaggi della leggenda, i protagonisti di Merlin si allontanano da quell’aura quasi mistica che tendiamo a dare alle figure dei miti e diventano ragazzi reali e credibili, con difficoltà e paure, persone che potremmo incontrare tutti i giorni e che seguono un arco di evoluzione ben dettagliato che regala loro spessore e profondità.

Merlino, ad esempio, non è il mago esperto e già arrivato che ci si aspetta, ma un apprendista che deve imparare i segreti della magia.

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E ci vorrà del tempo prima che il ragazzo capisca il suo ruolo, finendo ogni volta nei guai e facendo alzare gli occhi al cielo al suo mentore Gaius. eppure, è proprio l’inesperienza di Merlino che rende più facile l’immedesimazione e l’empatia del pubblico: il suo viaggio interiore potrebbe essere quello di ognuno di noi, magia a parte. Così come è interessante seguire i passi di Morgana verso le tenebre e l’oscurità. La ragazza non è già cattiva all’inizio della serie e non lo diventa da un momento all’altro alzandosi con la luna storta una mattina. Il suo percorso è graduale e ben delineato.

Ma i personaggi di Merlin diventano ancor più sfaccettati e interessanti quando si relazionano con gli altri. Abbiamo una sorta di doppio binario, quindi: quello che riguarda il cammino individuale di alcuni di loro e quello che riguarda le dinamiche interpersonali. A spiccare è di certo il rapporto tra Merlino e Artù che si sviluppa stagione dopo stagione. Dopo un inizio burrascoso, in cui l’apprendista veniva deriso e sbeffeggiato dal futuro re, Artù – seppur con grandi riserve dovute al suo carattere arrogante – si è via via accorto dell’importanza di Merlino e ha cominciato a considerarlo sempre più come un suo pari.

Questi personaggi si muovono naturalmente all’interno di un mondo medievale a tratti magico, dove maghi, stregoni e creature fantastiche sono sempre in agguato. Un’ambientazione che ha sempre il suo fascino e che riesce a conquistare il pubblico al di là dei limiti della scenografia o degli effetti speciali (molte critiche riguardano ad esempio la realizzazione del Drago). C’è sempre grande curiosità nello scoprire fin dove arriverà la magia di Merlino da un lato, quella di Morgana e degli altri antagonisti dall’altro. E l’elemento fantastico si miscela a un’altra caratteristica focale, quella dell’azione che dà linfa agli episodi attraverso scontri, inseguimenti, duelli o avventure di qualsiasi tipo.

Un altro aspetto rilevante nella riuscita di Merlin è il tono leggero e ironico che contraddistingue la serie.

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Questo non significa che non ci sia spazio per momenti di grande tragicità o sofferenza: in Merlin troviamo anche scene molto commoventi oppure ricche di tensione. Tuttavia, il tono generale della serie è piuttosto ironico e scherzoso. I battibecchi tra Merlino e Artù sono spesso vivaci e frizzanti, come se fossero degli sketch comici oppure ci sono situazioni volutamente ridicole, momenti imbarazzanti che suscitano risate o battute da parte dei personaggi. Ma non si scambi questa ironia per superficialità, perché spesso è proprio dietro a queste scene divertenti che si nascondono i messaggi più profondi della serie.

Infine, ingrediente di successo per questo cult è senz’altro anche il format della serie tv: 5 stagioni da 13 episodi. Questi numeri hanno reso possibile sviluppare la trama in modo coerente e senza troppe deviazioni. Da un lato è vero che nelle prime stagioni troviamo anche episodi filler o semplicemente autonomi rispetto alla narrazione principale. Dall’altro lato, però, nel momento in cui si avvia una trama in tutto e per tutto orizzontale, viene sviluppata con equilibrio e senza perdere pezzi. Il risultato è quello di non stancare o stufare lo spettatore, che mantiene l’attenzione viva dall’inizio alla fine.

Si è spesso vociferato di una sesta stagione (oppure di un film conclusivo), in quanto il finale di Merlin può essere considerato aperto: nella scena finale, Merlino cammina avanti e indietro sulle sponde del lago da cui potrebbe tornare – secondo la leggenda – re Artù. Ecco perché molti fan ancora sognano un revival (anche se un revival non è sempre la soluzione migliore).

Ragionando più a fondo, però, ci si accorge che questo è in realtà il finale perfetto: perché cosa potrebbe succedere ancora dopo il ritorno del re? Tutto quello a cui si vorrebbe assistere, in fondo, sarebbe la reunion tra i due protagonisti. Ma ci sarebbe spazio per altre vicende, dopo? Si correrebbe il rischio di allungare la trama senza nulla di effettivo da raccontare. E poi l’ultima scena funziona proprio perché è così aperta: dà un senso di speranza e costanza, ci mostra un Merlino che non si è mai arreso e ci fa capire come l’amicizia superi qualunque confine, anche quello della morte.

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Written by Alice D'Arrigo

Mi piace far giocare le parole tra di loro finché non formano storie. Quando non scrivo libri, mi diverto a tuffarmi negli strabilianti mondi delle serie tv, lasciandomi conquistare da dialoghi e colonne sonore.

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