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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Dopo aver passato una prima stagione a smontare pezzo dopo pezzo le proprie convinzioni sulla mascolinità, Mattia, Massimo, Riccardo e Luigi sono tornati. E sì, hanno ancora parecchio da imparare. Maschi Veri arriva su Netflix con una nuova stagione che riprende le vicende dei quattro protagonisti e continua a giocare con uno dei temi più interessanti della serie: la decostruzione della mascolinità tossica.
Le aspettative, però, erano inevitabilmente alte. La prima stagione aveva trovato un equilibrio riuscito tra comicità, relazioni e riflessione. Aveva personaggi imperfetti, situazioni assurde e soprattutto qualcosa da dire. La seconda stagione non è brutta. Anzi, si lascia guardare volentieri. Fa ridere, ripropone alcune dinamiche riuscite e continua a mettere in discussione parecchi stereotipi. Però c’è un problema: dopo una prima stagione così, aspettarsi qualcosa in più era praticamente inevitabile.
E questa volta quel qualcosa in più arriva solo a metà.
Cambiare è più difficile del previsto
Mattia, Massimo, Riccardo e Luigi hanno iniziato un percorso di consapevolezza. O almeno ci stanno provando. Perché capire che alcuni comportamenti sono sbagliati è una cosa. Smettere di metterli in pratica è decisamente un’altra.
Mattia, interpretato da Maurizio Lastrico, continua a cercare un nuovo equilibrio nella propria vita sentimentale e lavorativa. Massimo, invece, deve affrontare le conseguenze delle proprie convinzioni. Dopo il licenziamento causato dai suoi atteggiamenti sessisti, si trova costretto a ripensare anche alla propria identità professionale. Riccardo, interpretato da Francesco Montanari, continua a confrontarsi con il tema della mascolinità e della perdita della sua “amata” Ilaria. Luigi, invece, deve fare i conti con nuove dinamiche familiari (tra cui un nuovo figlio) in arrivo e con tutte quelle piccole certezze che, quando sembrano indistruttibili, di solito stanno già per crollare.
Insomma, i quattro sono ancora alle prese con se stessi. E forse è proprio questo il problema: noi li conosciamo già. Sappiamo come reagiscono. Sappiamo dove sbagliano. E, soprattutto, sappiamo che prima o poi faranno una figuraccia. Il divertimento resta, ma l’effetto sorpresa è inevitabilmente minore.
La mascolinità tossica è ancora sotto processo
Il cuore della serie continua a essere la mascolinità tossica. Maschi Veri prende ancora una volta tutti quei comportamenti che per generazioni sono stati considerati normali e li mette sotto una lente d’ingrandimento. La necessità di essere sempre forti. La paura di mostrarsi vulnerabili. La competizione. Il bisogno di avere il controllo. L’idea che un uomo debba essere sempre desiderabile, sicuro di sé e possibilmente incapace di ammettere di non sapere cosa sta facendo. Quest’ultimo punto, tra l’altro, sembra essere una specialità dei nostri protagonisti.
La serie continua a funzionare proprio perché non presenta uomini perfettamente decostruiti. Mattia, Massimo, Riccardo e Luigi sbagliano. Spesso. Cercano di cambiare, ma ricadono nelle vecchie abitudini. Capiscono una cosa e ne fanno subito un’altra.
Ed è una rappresentazione molto più credibile del cambiamento. Nessuno diventa improvvisamente consapevole dopo una conversazione di venti minuti. La decostruzione è un percorso pieno di contraddizioni. Peccato che questa volta la serie sembri avere meno frecce al proprio arco.
È qui che arriva il vero limite di questa nuova stagione di Maschi Veri.
La prima stagione aveva il vantaggio della novità (anche se è un remake di Machos Alfa). Non conoscevamo ancora bene questi quattro uomini. Non sapevamo fino a che punto sarebbero arrivati. E soprattutto non avevamo ancora visto la serie giocare con le loro contraddizioni. Ora sì. Il meccanismo è familiare. Il protagonista fa qualcosa di discutibile, gli altri lo fanno notare, lui cerca di giustificarsi e alla fine deve fare i conti con il proprio comportamento. Funziona ancora. Solo che funziona meno. È un po’ come quando racconti per la seconda volta una barzelletta che ti aveva fatto morire dal ridere. La ricordi benissimo. Sai già dove arriva la battuta. Sorridi, ma finisce lì. E Maschi Veri 2, rispetto alla prima stagione, ha proprio questo problema: ci sorprende meno. Non perché abbia smesso di avere qualcosa da dire. Semplicemente, molte delle cose che vuole dirci le abbiamo già sentite.
Il cast continua a essere uno dei punti forti
Il ritorno di Maurizio Lastrico, Matteo Martari, Francesco Montanari e Pietro Sermonti è una delle certezze della seconda stagione. I quattro attori conoscono ormai perfettamente i propri personaggi. Questo si sente. Le dinamiche sono naturali e il gruppo continua ad avere una buona chimica.
Maurizio Lastrico porta avanti la componente più goffa e tenera di Mattia. Matteo Martari interpreta un Massimo ancora pieno di contraddizioni. Francesco Montanari continua a rendere Riccardo uno dei personaggi più imprevedibili del gruppo. Pietro Sermonti completa il quartetto con Luigi, alle prese con le proprie fragilità e con una vita familiare che non sembra avere nessuna intenzione di semplificargli le cose. Tornano anche diversi interpreti della prima stagione e arrivano nuove presenze. Tra queste ci sono Carolina Crescentini, Silvia D’Amico, Alessio Boni, Giancarlo Commare e Ilenia Pastorelli.
Le new entry movimentano la storia e contribuiscono a creare nuovi equilibri. Non tutte, però, hanno lo stesso spazio o lo stesso peso. Alcune funzionano più di altre e, in certi casi, si sente che la serie continua a ruotare soprattutto attorno ai quattro protagonisti.
Quando la teoria incontra la vita vera
Uno degli aspetti più interessanti della stagione è il rapporto tra quello che i protagonisti hanno imparato e quello che riescono davvero a mettere in pratica. Perché è facile parlare di parità. È facile dire di voler cambiare. È facile persino riconoscere i propri privilegi. Poi arriva una situazione che non avevi previsto e improvvisamente scopri che tutta quella consapevolezza ha bisogno di un aggiornamento.
Le relazioni diventano così il vero banco di prova. È lì che i personaggi devono confrontarsi con la gelosia, l’insicurezza, il bisogno di controllo e la paura di perdere il proprio ruolo. Ed è anche lì che Maschi Veri riesce a essere più interessante. Non quando ci dice che un comportamento è sbagliato, ma quando ci mostra quanto sia difficile liberarsene davvero. La serie, in questo senso, non cerca uomini perfetti. Cerca uomini che almeno provino a capire dove stanno sbagliando. Non è poco. Anche se, ogni tanto, verrebbe voglia di prenderli per le spalle e dire: ragazzi, ne abbiamo già parlato.
La seconda stagione di Maschi Veri è più sottotono della prima stagione?
Il confronto con la prima stagione è inevitabile. La prima aveva più freschezza. Aveva un ritmo narrativo più sorprendente e soprattutto sembrava avere una maggiore urgenza nel raccontare le contraddizioni dei suoi protagonisti. Maschi Veri 2 riparte da personaggi che conosciamo già e da temi che abbiamo già affrontato. Per questo deve fare uno sforzo maggiore per sorprenderci. A volte ci riesce. Altre volte no.
Il risultato è una stagione piacevole, ma meno incisiva. Ci sono momenti in cui la serie torna a essere quella comedy brillante che avevamo conosciuto. Altri in cui sembra semplicemente ripetere una formula che sappiamo già funzionare. E forse è proprio questa la sensazione che rimane alla fine: non è male. Ma poteva essere molto meglio.
Il verdetto: non bocciata, ma con riserva
Maschi Veri 2 non merita una bocciatura. Sarebbe ingeneroso.
La serie continua a essere divertente. Il cast funziona. I protagonisti hanno ancora qualcosa da raccontare e il tema della mascolinità tossica resta attuale e interessante. Ma la seconda stagione non raggiunge il livello della prima. Manca un po’ di quella freschezza che ci aveva conquistati all’inizio. Alcune battute sembrano meno spontanee. Alcune dinamiche sono già conosciute. E certe situazioni danno la sensazione di essere state costruite per riportarci esattamente dove sappiamo che arriveremo. Non è un problema di idee. È un problema di sorpresa.
Maschi Veri è una buona seconda stagione, ma non una grande seconda stagione. E forse è proprio questo che rende il giudizio così difficile. Se fosse stata una serie nuova, probabilmente ne avremmo parlato molto meglio. Ma quando hai già dimostrato di poter fare qualcosa di davvero divertente e intelligente, il pubblico alza inevitabilmente l’asticella. Questa volta la serie la supera solo in parte. Quindi sì, guardatela. Ridete. Criticate Massimo. Compatite Luigi. Fatevi qualche domanda su Mattia e Riccardo. E magari, ogni tanto, chiedetevi se in mezzo a una delle loro figuracce non ci sia qualcosa che riconoscete anche nella vita reale.
Perché la parte migliore di Maschi Veri rimane proprio questa: dietro la risata c’è sempre una domanda. Quanto siamo davvero cambiati, quando nessuno ci sta guardando? E se la risposta non vi piace, tranquilli. Potete sempre dare la colpa a Massimo.









