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Cosa hanno in comune la prima e l’ultima puntata di Lost

Lost

Una Serie ampia e a suo modo completa come Lost ha avuto, nella sua complicata e travagliata composizione, la pretesa di creare collegamenti logici e razionali (nell’amalgama di illogicità e irrazionalità che invece a volte ha mostrato) tra le puntate, in modo da formare dei veri e propri cerchi narrativi. Questi cerchi inevitabilmente possono avere diversi modi per chiudersi e Lost si serve principalmente di richiami iconici, non solo tematici. Per questo l’analisi della prima e dell’ultima puntata della Serie che ha cambiato la televisione non può prescindere, al di là dei temi, dall’indagine di quelli che sono, ne La Fine, i rimandi visivi a ciò che abbiamo già visto nell’episodio pilota.

Innanzitutto va fatta una premessa: Lost è partita con una trama di breve gittata, non prevedendo dunque un suo sviluppo così a lungo termine, quindi è inevitabile che la 1×01 e la 6×17 abbiano, almeno nello sviluppo, grandi punti di differenza. Come è noto, la Serie di Lindelof e Abrams è stata tra le prime (o forse la prima in assoluto) a introdurre l’impostazione soggettiva cangiante di puntata in puntata.

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Già nell’episodio pilota, infatti, attraverso i flashback ci rendiamo conto che la prospettiva da cui la storia verrà osservata è quella di Jack, Kate e Charlie. Nel season finale, momento storico in cui i flashback non sono più una tecnica narrativa adottata dalla Serie, il legame con l’episodio pilota è che, di fatto, tutti i personaggi sono protagonisti (in maniera, tuttavia, più diretta rispetto al pilota).

L’organicità di un così vasto gruppo di protagonisti è dunque soddisfatta attraverso l’individuazione di un punto di vista comune, fondamentale nell’ottica di comunità che Lost fin dalla prima puntata cerca di presentare come un fenomeno sociale complesso.

Infatti, è molto più probabile che ognuno pensi a se stesso piuttosto che preoccuparsi per gli altri. Ed è in questo senso che si inserisce il principale legame fra la prima e l’ultima puntata: Jack Shepard. Indipendentemente dal suo essere protagonista, Jack è stato fin dall’inizio quel personaggio che ha vissuto la sua vita sull’Isola intento ad aiutare gli altri, commettendo ovviamente degli errori, ma mosso sempre da questo stimolo e proposito.

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Nella prima puntata, si dimena per cercare di aiutare il maggior numero possibile di sopravvissuti sull’Isola; il suo obiettivo è sempre stato quello di portare se stesso e i suoi amici via da quel luogo; quando ci riesce, comprende che è stato un errore e, egoisticamente, si rende conto che la cosa migliore per lui è tornare sull’Isola. Ma giunto lì realizza quanto quello fosse il suo desiderio e, nell’ultima puntata, si adopererà il più possibile per portare via dall’Isola i suoi amici, cosa che riesce finalmente a fare, coniugando anche la sua volontà.

Ma in realtà qual è il filo conduttore? Jack ha sempre voluto fare qualcosa per aiutare gli altri e il suo sorriso prima di morire gli dà e ci dà la certezza che ha raggiunto il suo scopo: proteggere l’Isola e proteggere i suoi amici. Jack, infatti, vede nelle sequenze finali (in un montaggio stupendo che alterna la storia sull’Isola e quella nella chiesa con i personaggi che trapassano) l’aereo che decolla e che porta i suoi amici via, verso una nuova vita.

Il rumore dell’aereo è lo stesso che abbiamo sentito, anche nella prima puntata, ogni volta che veniva rappresentato un flashback di un personaggio. E veniamo, infine, al collegamento più suggestivo.

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La prima e l’ultima sequenza di Lost sono splendidamente circolari. Come tutti ricorderanno, la Serie si apre con un primissimo piano sull’occhio di Jack spalancato, mentre l’uomo si risveglia nel campo di bambù. L’ultima scena dell’ultimo episodio, invece, vede Jack disteso sul campo di bambù, ormai morente per le ferite riportate nello scontro con l’Uomo in Nero, che osserva sorridente il citato aereo che è da poco decollato: l’occhio del dottore, anche qui in primissimo piano, si chiude. Viene così conclusa una delle esperienze seriali più intense mai prodotte nella storia della televisione (al netto di tutti i difetti innegabili): in una parola, Lost.

Leggi anche: Ho rivalutato il finale di Lost.

Written by Alessandro Fazio

"Una vita basta a malapena per diventare bravo in una cosa, quindi devi stare bene attento a quello in cui vuoi diventare bravo" (True Detective). Seguire le passioni è la linfa vitale della mia esistenza.

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