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La mia prima volta con Lost

Chiariamoci subito, così via il dente e via il dolore: io Lost l’ho vista solo molto dopo che la Lostmania era finita. Anzi, a essere precisi, ho evitato di vederla proprio perché c’era la Lostmania in corso. Per una qualche forma di patologia, tendo a evitare tutte le serie tv nel momento in cui esplodono, riservandomi di vederle solo a danze finite, a giochi fatti. Probabilmente è dovuto all’idea di voler gustarmi le cose con i miei tempi, lasciando che i miei occhi possano vedere con il maggior distacco possibile, senza lo sguardo offuscato dall’amore di massa. Ho fatto la stessa cosa anche con Breaking Bad, I Soprano, Twin Peaks.

Dicevamo, Lost. In realtà ho deciso di vederlo per un solo, inoppugnabile motivo: piaceva a mio fratello. Che c’entra direte voi? Beh, mio fratello non è un amante di serie tv ed è così fuori dal metaverso che i suoi giudizi non sono mai influenzati dalla moda, dai trend, dagli attori eccetera. Per me è quasi garanzia di qualità. È un po’ come quando si dice “se quello è amico di tutti, allora non è amico di nessuno”: “se a quello piacciono tutte le serie tv del pianeta, allora Houston abbiamo un problema”. A lui piaceva Lost ma proprio tanto e seguitava a parlarne e parlarne e parlarne senza sosta, aprendo conciliaboli in famiglia che neanche alle riunioni di condominio. Allora, un giorno che ero particolarmente annoiata, ho pensato: “why not?”

Questa è un viaggio sul viale dei ricordi di quella giornata.

Partiamo d principio: Jack apre il suo bell’occhio e noi veniamo catapultati sull’isola. Ricordo perfettamente i miei primi cinque minuti con Jack e siamo onesti: mi è stato sulle scatole dal primo istante e non che la sensazione sia cambiata col tempo. Che poi non era neanche colpa sua, quanto del modo in cui era stato scritto il personaggio. Chiariamoci, ovviamente ogni serie tv necessita di un protagonista e una serie super-corale come questa a maggior ragione, ma all’epoca ebbi la distinta sensazione che Jack fosse un enorme Gary Stu. Variante della ben più famosa Mary Sue, si tratta di un personaggio maschile che è bellissimo, bravissimo, fortissimo e tutti gli altri -issimi del mondo.

Facciamo un gioco, ricordiamo insieme cosa fa Jack nel pilota – che poi è l’oggetto di questo diario dei ricordi: salva un tipo da sotto una trave, salva una tipa che non respirava, salva Claire, risalva Claire e Hugo, dà ordini a tutti e sa perfettamente cosa fare, fa tutto da ferito ma va a curarsi in privato perché è un nobile di cuore, conquista subito la bellona per il suo animo puro, le dà lezioni su come non avere l’ansia, si fa cucire un fianco a crudo con ago-e-filo, infine è l’unico che prende iniziativa (come andare a cercare la ricetrasmittente, che ovviamente recupererà). Un po’ too much per i miei gusti cresciuti a pane e Spike, Dylan Mckey e Jess Mariano.

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Per quanto riguarda tutti gli altri personaggi, parliamone tra me e voi, in intimità: nel pilota, a parte Jack che fa l’eroe, Kate che assurge a classico interesse amoroso dell’eroe e Charlie che ricopre perfettamente la spalla comica, tutti gli altri non hanno granché da fare. Adesso mi avrebbe dato molto più fastidio l’utilizzo di alcuni personaggi-cliché, ma all’epoca devo ammettere che sono più o meno tutti passati abbastanza in cavalleria. Certo, a primo impatto ho sviluppato subito una cotta micidiale per Sayid – confermando la mia per altro già radicata e insana passione per i bruni tenebrosi – e una certa antipatia per Shannon – riconfermata anche negli episodi successivi e mai passata. Ah, l’ironia.

Io però sono tipa da dettagli, e nonostante personaggi inizialmente troppo en passant (Sawyer e Locke su tutti), sono stati proprio questi a tenermi attaccata. Non so voi, ma quando c’è un cast così numeroso mi viene automatico creare tutta una serie di castelli in aria sul ruolo potenziale che avranno e poi continuare a guardare per capire se ci ho preso. Lo so forse si tratta di un’altra patologia strana. In questo caso le bricioline sono state abbastanza interessanti da portarmi a vedere l’episodio successivo. Tipo: che cosa fa il pelato con la (mitica) arancia? E perché se ne sta come un santone sotto la pioggia? Come diavolo farà la tipa incinta a cavarsela? Sayid e Charlie diventeranno best-buddies? Hugo è veramente questo cucciolo di panda da proteggere a ogni costo? E, a proposito di cuccioli, che mistero si cela dietro al cane? Sembrano stupidaggini, ma Lost è innanzitutto la storia di questi personaggi e non si può dire che non mi avessero incuriosito all’epoca.

Però però c’erano i personaggi “meh” quelli che non hanno attirato per niente la mia attenzione e mi duole ammettere che Sayer e Jin/Sun facevano parte di questi. Ma sappiamo che le serie degli anni 2000 si scaldavano con calma, in tempi decenti non come oggi che viaggiamo a ritmo dei treni proiettili del Giappone. All’epoca c’era tutto il temo di torturarci e quindi ho atteso fiduciosa di capire quando Sun avrebbe sfan****to Jin, odioso dal primo istante.

Arriviamo però all’evento clou dell’episodio pilota, quello che tutti voi stavate aspettando. Dopo aver osservato il nostro eroico trio avviarsi in una missione di recupero della ricetrasmittente – e aver sbuffato tutto il tempo ai prematuri segni di innamoramento tra Jack e Kate, odiosi – troviamo la parte anteriore dell’aero e uno sfortunatissimo pilota mezzo-morto. L ‘ho ammetto, ho un po’ riso quando questo si è svegliato dopo 16 ore giusto in tempo per dirgli una cosa importante, però questo non mi ha impedito da sentire un brivido lungo la schiena alle parole: “Eravamo 1000 miglia fuori rotta”. Se non è questo un superlativo punto di svolta, non so cosa lo possa essere. Accoppiato poi con il classicissimo suono terrificante dell’isola, poi, direi che abbiamo fatto centro. Ricordo di aver pensato: oh, ora stiamo andando da qualche parte.

Ovviamente iniziare una serie tv anni luce dal mondo normale ha anche i suoi svantaggi, quindi io non ero completamente ignorante in materia Lost. Insomma, avrei avuto vivere sotto un sasso per almeno 10 anni per non sapere che la serie era piena zeppa di misteri. Eppure ero riuscita a non sapere di tutta quella follia che avrebbe caratterizzato al serie da un certo momento in poi, quindi al punto del pilot io ancora credevo ci fosse un mostro enorme pronto a mangiarli. Silly me. Certo mio fratello che continuava a dirmi “vai avanti e vedrai! Vai avanti e vedrai!”, con la stessa devozione del capo di una qualche setta, avrebbe dovuto darmi qualche indizio. Beh sono andata avanti e ancora oggi non smetterò mai di ringraziarlo.

È vero che vedere Lost dopo tutta l’hype che ha causato all’epoca non ha la stessa magia, devo dirlo. Non poter commentare con qualcuno ignorante quanto me mi ha fatto sentire un po’ sola e, non lo negherò, parecchio frustrata a volte. Il primo cliffhanger in assoluto di Lost – il pilota maciullato sull’albero – sarebbe stato molto più gustoso (scusate) se condiviso. In alcuni punti partire già con un’aspettativa così alta ha rischiato di frenarmi, soprattutto perché il pilota non è neanche minimamente all’altezza delle puntate successive, così come la presentazione iniziale dei personaggi non è all’altezza di loro.

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Però ormai è un classico e ai classici non gli si può dire niente e quei primi cinque minuti, resteranno per sempre nella storia della televisione. Jack spalanca il suo occhio sull’ignoto, corre immerso nel perfetto silenzio di una foresta di bambù, che si apre d’improvviso su una spiaggia bellissima e pacifica, poi – a contrasto con le cristalline acque del mare – le fiamme di un disastro aereo che ha segnato il destino di personaggi meravigliosi.

E dopotutto basta questo. E allora rewind, ricominciamo d’accapo ancora una volta.

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