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La seconda stagione di Jessica Jones è davvero così brutta?

Jessica Jones

La seconda stagione di Jessica Jones è uscita da poco su Netflix e più o meno eravamo tutti in fibrillazione, specie perché è una delle Serie Tv migliori della Marvel – ammettiamolo né Luke Cage, né Iron Fist né tantomeno l’attesissimo Defenders sono stati dei capolavori!

Ma Jessica Jones ci aveva stregato. Ricordo benissimo il delirio scoppiato quando è uscita la prima stagione: eravamo tutti perdutamente innamorati. Forse anche per questo l’aspettativa per la seconda stagione era ENORME! E, da quello che ho potuto vedere e leggere in giro, per molti la questa seconda stagione è stata una delusione.

Jessica Jones

Posso capirlo, davvero. Perché è stata sicuramente una stagione atipica, specialmente per una Serie Tv suoi supereroi. Insomma, dov’è il mio supercattivo fighissimo? Dov’è il nuovo Loki? Dov’è il nuovo Kilgrave?

Non c’è. Non c’è nessun supercattivo, questa volta. Jessica deve affrontare solo il suo passato. Che non è poco, ma spesso e volentieri non è abbastanza per un pubblico che, cresciuto a pane, fumetti e supercattivi, chiede giustamente di più. Personalmente, invece, ho apprezzato tantissimo questa scelta. Perché il problema dei film (e delle Serie Tv) Marvel è proprio il dover alzare ogni volta di più la tensione, creando un supercattivo sempre più super. Finendo così per rompere il patto di incredulità con lo spettatore.

È un po’ quello che è successo con Sherlock BBC, se ci ragioniamo un attimo. Dopo la morte di Moriarty, si è cercato un nuovo cattivo che lo sostituisse. E con Magnussen non avevano fatto un cattivo lavoro, anzi! Però Moriarty era già il re del crimine, così Magnussen è dovuto essere di più: viscido e manipolatore, con un’intelligenza superiore perfino a quella di Mycroft e un Mind Palace talmente enorme da essere un po’ irrealistico.

Ma anche Magnussen è morto e così hanno dovuto creare un nuovo cattivo. E dovendo ancora alzare i toni, hanno praticamente dotato Eurus di superpoteri, rompendo così il patto di incredulità che i Mofftiss avevano silenziosamente stipulato con gli spettatori.

Jessica Jones

Perché vi racconto questo? Non solo perché sono ossessionata da Sherlock, ma soprattutto perché Kilgrave è già l’antagonista perfetto: un uomo capace di controllare la mente delle persone e di manipolarla, che non ha remore o freni morali. È un assassino, uno stupratore, è la feccia della società. Sinceramente cosa può esserci di peggio?

Se vi trovate in difficoltà a rispondere è perché, in fondo, mi state dando ragione: era difficile – se non impossibile – creare un supercattivo più “figo” di Kilgrave. Dove con figo intendo ben strutturato e ben caratterizzato, non bello “come persona”. Giusto per chiarire.

Quindi cosa si doveva o poteva fare? Sicuramente resuscitare Kilgrave. No, non sto dicendo un’eresia. Nei fumetti Kilgrave ogni tanto muore e resuscita. E, se ricordate, la prima puntata della prima stagione di Jessica Jones si apre con lei che lo crede morto perché l’ha visto morire davanti ai suoi occhi.

Però Kilgrave non è tornato. Ha fatto una breve apparizione nella mente di Jessica – apparizione tutto sommato evitabile: a parte strizzare l’occhio ai fan e farci sospirare sulla bravura di David Tennant, non è che sia servita a molto. Non è stata funzionale per la trama.

Già, la trama. Altro punto focale. Perché questa seconda stagione una trama l’aveva. E anche abbastanza ben congegnata, ben equilibrata. E la prima stagione? Insomma. La prima stagione era il David Tennant Show. Non a caso le prime puntate sono state abbastanza noiose e dimenticabili, ma poi è arrivato David Tennant e ha compiuto la sua magia.

Tennant ha retto da solo un’intera stagione. E in maniera impeccabile. La sua interpretazione è stata straordinaria, e ancora non mi capacito che non abbia vinto un Emmy per Kilgrave (e manco è stato candidato, che vergogna!).

Ma, pensateci un attimo. Se togliamo David Tennant alla prima stagione di Jessica Jones, cosa rimane?

A mio avviso poco. Un’antieroina allo sbando, che fa la badass e non si apre con nessuno, una migliore amica, Trish, che praticamente non ha un ruolo, un’avvocatessa pure lei badass quanto stronza, le cui storyline ruotano tutte attorno a Kilgrave… È appunto questo il problema della prima stagione: ruota tutto attorno a Kilgrave e non a Jessica! Come se lui fosse il protagonista, non Jessica!

Jessica Jones

Invece, in questa seconda stagione è Jessica Jones a farla da padrone. È la sua Serie, è la sua storia, è il suo passato. E le altre storyline, pur intrecciandosi alla sua, procedono anche senza di lei. L’avvocatessa scopre di avere la SLA e viene raggirata da un’infermiera che finge di farla guarire. Poi si vendica anche e va avanti. Trish lascia il fidanzato perché vuole essere come lui e Jessica, vuole essere l’eroe e fa di tutto per diventarlo, anche tornare a cedere alle sue dipendenze.

Insomma, la seconda stagione è ben strutturata, i colpi di scena sono tanti e gestiti bene e il rapporto madre-figlia – su cui è centrata tutta la stagione – è descritto in maniera assolutamente realistica.

Non ci sarà Kilgrave a farla da padrone, ma forse è addirittura meglio così.

Leggi anche: Jessica Jones – Come David Tennant ha reso Kilgrave un grande villain

Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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