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Il Muro del Rimpianto – Veronica Mars: quella maledetta quarta stagione

Ogni narrazione è un percorso, una strada che ci accompagna attraverso luoghi nuovi e inesplorati. Fruirne è come viaggiare: all’immobilità fisica contrapponiamo un moto immaginativo. Non c’è in fondo molta differenza tra chi viaggia e chi si mette di fronte a una storia: ci sarà chi ha più l’attitudine del viandante, chi del pellegrino, chi dell’esploratore, ma poco cambia. Ogni volta che ci troviamo dentro a una narrazione nuova, dunque, che sia letteraria, filmica o seriale, ci stiamo incamminando lungo un sentiero sconosciuto e non sappiamo cosa ci attenda. Seguendo il paragone, l’elemento che più si lega al nostro ruolo di spettatori è il bivio. O meglio, la potenzialità del bivio. In questo concetto risiede il nostro più grande potere di fruitori: noi siamo sì, in parte, passivi nell’esperire quella storia, ma siamo attivi nell‘immaginarne possibili deviazioni. Con le serie questo poi capita spesso: finisce un episodio sul più bello e noi ci chiediamo, almeno fino alla visione di quello successivo, quale possibile strada prenderà la storia, a quale opzione cederà la narrazione. Quando poi scopriamo cosa accade, ecco che una delle strade che ci si erano prospettate nella mente viene come sbarrata da un muro. Talvolta non ce ne rendiamo nemmeno conto, ma altre non riusciamo a togliercelo dalla testa: eccolo lì a privarci del diritto di intraprendere quella strada, di scoprire quel mondo, di dare quel senso alla storia. É in momenti come questo che si fa largo in noi il rimpianto per quello che sarebbe potuto essere e non sarà. Andiamo avanti – viandanti, pellegrini o esploratori – lungo la via di quel racconto, ma nella testa torna spesso un pensiero, un’immagine: il Muro del Rimpianto.

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Quando si era ragazzini, nel 2006, esisteva un programma televisivo che accompagnava tutti i pomeriggi prima di andare a fare i compiti. Si trattava di una serie tv su una giovane liceale con la passione per l’investigazione e una personalità brillante. Una serie tv che fece appassionare una generazione intera per lo stile nuovo, accattivante e per una protagonista femminile che anticipava decisamente i tempi. Sulle note di We Used to Be Friends dei The Dandy Warhols ci siamo scatenati, ci siamo interrogati sull’identità del killer di Lily, abbiamo riso delle battute di Keith Mars, ci siamo indignati e ci siamo emozionati più e più volte.

Ambientata nell’immaginaria cittadina costiera di Neptune, la serie tv ruota attorno al personaggio di Veronica Mars, figlia dello sceriffo della cittadina e parte dell’élite della sua scuola. La vita di Veronica è perfetta: una famiglia amorevole, un fidanzato da sogno e la sua migliore amica Lily che mai e poi mai le terrebbe nascosto qualcosa. Eppure, il mondo idilliaco di Veronica è destinato presto a infrangersi. Quando Lily Dunn viene uccisa, tutto si sgretola attorno a Veronica che si ritrova emarginata dai compagni di scuola e dal fidanzato Duncan. Come se non bastasse, il padre perde il posto come sceriffo locale dopo aver accusato il padre miliardario di Lily dell’omicidio della figlia, mentre la madre di Veronica abbandona la famiglia all’improvviso.

La prima stagione dello show è una caccia all’uomo, è la vendetta personale di Veronica e il riscatto per suo padre. La ragazza aiuta il genitore nelle investigazioni ma non riesce a stare lontana dai guai e quando l’occasione per vendicare la morte di Lily si presenta, Veronica non se la lascia scappare. Pensato come un teen drama a tinte noir, Veronica Mars era una storia adatta a tutti e capace di attrarre il pubblico più giovane così come quello più adulto. Infatti, seppur ambientato all’interno di dinamiche adolescenziali, quella dei ricchi figli di papà di Neptune, lo show era in grado di affrontare tematiche decisamente mature: la violenza sulle donne, l’alcolismo, le droghe, la solitudine e l’abbandono.

All’interno di questa cornice narrativa a metà tra un teen movie e un fumetto di Corto Maltese, Veronica è l’angelo vendicatore che, armato di fotocamera, porta giustizia nella sua città.

Veronica Mars Recensione

Spigliata, intraprendente e dalla parlantina pronta, Veronica è stata l’eroina senza mantello che tutte noi abbiamo sognato di essere almeno una volta nella vita.

Come fare a dimenticarsi di quell’inizio di serie così diverso per la televisione tradizionale abituata a teen drama decisamente più classici: una voce fuoricampo, un motel in cui albergano ospiti dai segreti scomodi e a osservarli gli occhi indagatori e la reflex di Veronica Mars. Come fare, poi, a dimenticare il cuore pulsante di quella serie tv che ci teneva compagnia nei pomeriggi post scuola, ovvero la ship formata dalla nostra amata protagonista e da Logan Echolls.

Lui era il fidanzato della compianta Lily, un ragazzo problematico dall’indole rabbiosa e dai grandi traumi che tiene celati dietro una maschera di indifferenza. Quando Veronica decide di riaprire il caso della morte della migliore amica, Logan è determinato ad aiutarla. Tra i due nasce un’attrazione, alimentata dal senso di solitudine e abbandono che trovano l’uno nell’altra e in cui sentono di essere simili. Un sentimento che cresce piano piano, destinato a sbocciare in maniera repentina come il fiore del cactus e, poi, a morire altrettanto repentinamente, almeno in apparenza. Quel fascino che esercitano l’uno sull’altro ha inizio con un desiderio carnale, alimentato dalla voglia di vendicarsi di chi ha portato loro via una persona cara ma quel bacio, consumato di fronte a una sudicia camera di motel, racconta un’altra storia.

Una delle prime ship della nostra adolescenza che ci ha insegnato come, spesso e volentieri, l’amore non sia affatto una favola ma una lotta costante fatta di compromessi, di tregue e sì, anche di sconfitte.

veronica mars

Ed è qui che entra in gioco il terribile sbaglio della quarta stagione di Veronica Mars.

Dopo la travagliata cancellazione dello show nel 2007 e un film realizzato dalla campagna fondi avviata dalla stessa Bell nel 2013, Hulu commissiona otto episodi per una nuova stagione. Un revival che fa leva sul senso di nostalgia e su quella malinconia che assale noi figli dei Novanta, cresciuti a pane e teen drama. Il dubbio c’era: può Veronica Mars funzionare anche dieci anni dopo, in una dimensione seriale totalmente diversa? La risposta è nì, perché se dal punto di vista stilistico lo show riprende tutto ciò che aveva fatto appassionare i fan, dall’altra parte determinate scelte narrative ci hanno fatto rimpiangere persino il finale della terza stagione.

La quarta stagione riprende da dove il film si era interrotto, con Veronica diventata un’investigatrice privata e adesso alla prese con un terrorista che sta seminando il panico a Neptune. Il mondo attorno a lei è leggermente cambiato ma in fin dei conti non così tanto. Ritroviamo i volti familiari di sempre solo leggermente più invecchiati (qui potete vedere che fine hanno fatto gli attori di Veronica Mars). Lo show cerca di colpire al cuore degli affezionati mostrandosi allo stesso tempo fresco e in grado di incuriosire anche le nuove generazioni. Tutto considerato, sul senso di malinconia si fondano le basi stesse dello show. Veronica era, è e probabilmente sarà per sempre una persona legata al passato, a un perenne “prima di”. In questo senso, anche la quarta stagione è una nostalgica eco di ciò che è stato.

Ecco quindi che, accanto a personaggi nuovi che servono concretamente a risolvere il caso, spuntano le facce dei personaggi più amati, come a voler urlare al pubblico “hey, vi ricordate di noi? Ci eravamo tanto amati”.

Veronica Mars

La trama funziona perché tutto è rimasto al suo posto, con una leggera spolverata. La Veronica di questa quarta stagione è la stessa di quando aveva 17 anni, forse solo più disincantata e cinica. Non c’è evoluzione ma solo il desiderio di assicurarsi un pubblico nutrito, e quando il treno deraglia dai binari ben definiti succede il finimondo. Ricordate quando prima accennavo al terribile sbaglio della quarta stagione? Bene, è il momento di parlare dell’elefante nella stanza.

Veronica è fondamentalmente rimasta la stessa persona di sempre, rifiuta il cambiamento anche quando gliene viene data la possibilità. Solo sul finire della stagione la donna sembra voler finalmente mettere da parte la rabbia e i rimpianti e concedersi di voltare pagina, ma la tragedia è dietro l’angolo. Veronica perde Logan, in maniera brutale, insensata e cinica, attraverso una mossa narrativa che rappresenta un violento schiaffo in faccia ai fan. Come se la tragedia di Veronica non dovesse avere mai fine e la fine che noi ci eravamo aspettati e avevamo sperato di vedere, dopo 10 anni, non arriverà mai. Non esiste evoluzione e non esiste lieto fine, ma solo una delusione cocente, in sottofondo, una canzone.

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Written by Serena Faro

Ho attraversato gli oceani del tempo a bordo del TARDIS, ho viaggiato in macchina con Sam e Dean a caccia di mostri, sono arrivata tardi ad un matrimonio a Westeros (meno male) così mi sono diretta a Storybrooke per poi salpare con il capitano Flint. Ho visitato la Londra dei "penny dreadfuls" e la New York dei "mad men". Mi sono ritrovata su un'isola un po' particolare, in attesa di una nuova avventura.

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