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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Quando qualcosa è speciale, lo capisci spesso dal confronto con ciò che viene prima e ciò che viene dopo. Il caso della serie tv I Liceali non fa eccezione. Facciamo un gioco: pensate a Serie Tv italiane, magari anche un po’ più datate, che parlino di scuola e adolescenti. Dai, iniziamo, senza alcuna pretesa di completezza o esaustività: Un professore, La Preside, Ciao Professore, Fuoriclasse, Provaci ancora Prof, Di4ri, Compagni di Scuola, I ragazzi del Muretto, i ragazzi della 3° C, e potremmo continuare per un bel po’.
Bene, tutte queste hanno più o meno un paio di punti in comune: un punto di vista fissato a un’età specifica, genericamente quella adulta, e la scuola vista più come luogo d’incontro che come motore delle vicende.
Anche Skam Italia, appositamente non citato nella prima lista, ha perso negli anni la sua impronta scolastica, soprattutto col passaggio al nuovo gruppo, quello capitanato dal personaggio di Asia (Nicole Rossi).
Ecco, I liceali, nel suo essere comunque una serie della tv generalista (prodotta da Taodue per Mediaset e andata in onda dal 2008 al 2011), si poneva in maniera diversa.
Non parlava di ragazzi e di scuola, ma di ragazzi che vanno a scuola. La differenza è tutta lì, nel punto di vista, e si può analizzare anche stavolta sotto due aspetti. Nel primo, da una parte infatti abbiamo, come nelle serie moderne, la scuola come contenitore di dinamiche narrative che fondamentalmente accadono all’esterno di essa e soprattutto che sono generalmente governate da persone adulte o da punti di vista adulti o paternalistici. Invece nella serie tv Mediaset le dinamiche nascono dai ragazzi a scuola e poi vengono portate fuori e coinvolgono tutto il loro ambiente (genitori, amici, compagni, confidenti).
Il secondo aspetto, sempre legato al punto di vista, parte da una considerazione tanto banale quanto tecnicamente profonda: il titolo. I liceali: sono loro i protagonisti, quindi appunto ragazzi che vanno a scuola. Sembra una banalità, invece non lo è.
Negli ultimi anni infatti abbiamo visto che i protagonisti di serie legate al mondo della scuola sono essenzialmente degli adulti, che portano il loro punto di vista anche sulle vicende dei ragazzi. Qualcuno dirà: “Sì, ma anche il protagonista della serie TV I Liceali era un adulto, ovvero il professor Cicerino interpretato da Giorgio Tirabassi”. Ecco, il punto è tutto lì: Giorgio Tirabassi riesce in quella che è la sua qualità migliore, ovvero fare da ponte e da spalla alle vicende di tutti quelli che ruotano intorno a lui, innanzitutto i ragazzi. Il suo personaggio non si erge mai o quasi mai come maestro (e del resto Boris ce lo ha dimostrato) ma riesce a far brillare tutti coloro che incontra a partire proprio dalla classe di ragazzi a cui lui sta insegnando, continuando con le protagoniste femminili della serie tra cui Claudia Pandolfi e Diane Fleri.
Non a caso molte delle puntate sono dedicate a specifici appuntamenti della vita scolastica come la gita di classe, gli scrutini o la correzione dei compiti.
Una sceneggiatura che deve calibrare tutto questo ha ovviamente bisogno anche di un cast adeguato, che si è riverberato nel futuro. Non si sono Infatti cercati artisti o possibili personaggi mediatici (all’epoca il monopolio dei social non era ancora completo) ma semplicemente ragazzi che sapessero mantenere il loro ruolo e restare in parte. Fate caso a una cosa semplice: dei Liceali noi non ci ricordiamo un momento musical. Non c’era obbligatoriamente bisogno di produrre dei contenuti che restassero anche dopo la serie e fossero capaci di girare autonomamente. Neanche la sigla pretendeva di essere “orecchiabile”, seppur comunque di qualità.
A livello narrativo, dobbiamo dirci una cosa: manca ancora un prodotto capace di esplorare la scuola dell’ultimo decennio. Perché, anche se a qualcuno potrà sembrare strano leggerlo, la scuola del 2020 è profondamente diversa dalla scuola di tutti i decenni precedenti. Non lo è dietro la cattedra, (forse) ma lo è sicuramente sui banchi, con studenti che si stanno muovendo su terreni nuovi (e a volte pericolosi) e che su questi terreni cercano allo stesso tempo autonomia e sicurezza, ben consapevoli di essere in un luogo protetto ma ancora troppo spesso senza seguire buona parte delle regole che quel luogo protetto prevede.
E allora su cosa potrebbe concentrarsi una nuova stagione dei Liceali, un sequel o un reboot che sia? Facciamo che sia un sequel, ecco.
L’ultima stagione si è chiusa nel 2011 quindi non ci sarebbe nulla di strano a immaginare che i vecchi protagonisti possano avere dei figli al liceo e quindi rientrare come genitori dei nuovi personaggi. Arriviamo adesso alle dinamiche. Possiamo dividerle in due blocchi, le dinamiche classiche e quelle invece attuali.
Le classiche rimandano a tutti i prodotti adolescenziali: amori, passioni (non ci può essere una fiction del genere se non esce almeno una scena di bacio in un bagno della scuola), amicizie, rivalità, confronto tra coetanei e non coetanei (studenti contro insegnanti, studenti contro genitori, genitori contro insegnanti e così via), riflessioni sulle identità, una strizzata d’occhio alla società e così via.
Però poi, appunto, vengono le attuali, oggi difficilmente affrontate in prodotti simili. Prima di elencarle, una doverosa premessa: stiamo chiaramente parlando di una fiction, non di un documentario o di un lavoro di critica sociale. Aspettarsi una particolare sensibilità o profondità è a prescindere un rischio (non è quello che si chiede a certe produzioni); se poi verrà, tanto meglio.
Bene, ora torniamo a noi: di cosa potrebbe parlare una nuova stagione dei Liceali? Beh, ci sono in effetti un po’ di temi:
- Rapporto tra i giovani e il mondo del lavoro fin dalle superiori (per chi ama precisioni e sigle, FSL, già PCTO, già ASL);
- Rapporto con l’intelligenza artificiale;
- La ricezione degli stimoli provenienti dall’attuale situazione geopolitica mondiale (e qui ognuno può declinare la sottotrama come vuole);
- Il rapporto, mai terminato, con quanto accaduto nel 2020;
- La gestione del dissenso;
- I prof. Influencer
- I concorsi scolastici e le opportunità di carriera già dal primo biennio.
E potrei continuare per molto tempo questo elenco, che però servirebbe solo a una cosa: a mostrare che questa sarebbe una serie tv finalmente capace di unire due mondi: gli adolescenti, che forse saprebbero riconoscersi (un po’ alla Skam Italia) e gli adulti, che potrebbero trovare una finestra di dialogo con una generazione verso la quale è più facile costruire muri che ponti. Una serie tv che metterebbe la famiglia di nuovo davanti allo schermo: il sogno di ogni rete e produttore che si rispetti. Ma ci vuole coraggio, incoscienza e un pizzico di follia.
È quello che da docente a volte chiedo ai miei studenti, è quello che da spettatore spererei in una serie tv del genere.





