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Homemade: cronache creative dal lockdown

Homemade. Si chiama così il nuovo esperimento targato Netflix, una serie di cortometraggi creati dai più celebri registi del mondo cinematografico. La pandemia ha costretto l’intero pianeta a un ritiro forzato all’interno delle mura di casa e, come tutti, anche i filmmaker si sono reinventati, dando vita a uno dei progetti più originali di sempre.

I produttori hanno definito Homemade come una “celebrazione della maestria e dell’artigianalità cinematografica, così come del potere duraturo della creatività di fronte ad una pandemia globale“.

Cos’è Homemade e di cosa tratta

Homemade

Si tratta di una raccolta 17 cortometraggi (con i relativi 17 registi), nato da un’idea di Lorenzo Mieli per The Apartment e dai fratelli Larrain per Fabula, ispirato dalla pandemia e legato alla quarantena che tutti noi abbiamo vissuto per quasi tre mesi chiusi nelle nostre case. Gli episodi antologici sono creati da registi differenti e di conseguenza in ogni corto spicca una personalità e un tema differente. Spesso, alla conclusione di un corto (sono veramente brevissimi, ne troverete uno di 4 minuti), si è stimolati a vedere il successivo senza accusare la pesantezza, il binge watching è assicurato.

Quindi, nonostante il tema alla base sia comune, i cortometraggi sono vere e proprie espressioni di personalità che spaziano attraverso diversi generi: si va dall’episodio riflessivo a quello poetico, da quello horror fino al musical.

Gli episodi e i registi

Homemade

Vediamo brevemente di cosa trattano alcuni dei corti di Homemade e il cast che sta dietro questo esperimento.

Il primo episodio porta il nome dello stesso regista che l’ha diretto: Ladj Ly (I Miserabili), e tratta le vicende di Buzz, un ragazzo chiuso in casa che mostra con il suo drone la città di Montfermeil durante i giorni della quarantena. Si prosegue poi con la nostra amata Italia, in particolare a Roma con Paolo Sorrentino (The Young Pope) che dirige Voyage Au Bout De La Nuit: due statuine raffiguranti la regina Elisabetta e papa Francesco si incontrano a Roma iniziando una passeggiata insieme.

Emozionante e malinconico l’episodio 4 vede alla regia Pablo Larraín con Last Call. Un anziano signore in un ospizio, chiama via Skype una sua vecchia fiamma per dichiararle un’ultima volta il suo amore prima di morire. Homemade è anche riflessione, e la esprime tramite Naomi Kawase in Last Message, in cui dopo aver scoperto quante persone sono rimaste sulla terra, un ragazzo in Giappone inizia a contemplare quanto sia davvero preziosa la vita.

Passiamo poi a un episodio inquietante (stranamente c’è un bambino di mezzo) con alla regia Nadine Labaki e Khaled Mouzanar: Mayroun e l’Unicorno. La piccola Mayroun, rimasta chiusa nell’ufficio del padre, crea un mondo immaginario che ha per protagonista il suo unicorno di peluche, questo diventerà sempre più inquietante. Abbiamo poi Grilli di Kristen Stewart (la famosa Bella di Twilight), in cui in preda all’insonnia, una ragazza inizia a impazzire sentendo delle voci, chiusa in una routine estenuante che mette alla prova la sua razionalità.

Flop o esperimento riuscito?

Ovviamente, non tutti i cortometraggi possono risultare interessanti e piacevoli allo stesso modo, lasciando allo spettatore il proprio personale giudizio e coinvolgimento. Ognuno di noi, infatti, ha trascorso la quarantena in modo diverso: chi con ansia, chi con paura e chi l’ha sfruttata per riflettere.

È proprio questa l’essenza di Homemade, che dà la possibilità a ogni spettatore di rivedersi in almeno uno degli episodi presentati e, potendo scegliere l’ordine in cui vedere i cortometraggi, potrà persino evitarne alcuni se lo desidera.

Il risultato è quindi molto interessante, ricco di quella creatività che si esalta proprio nelle limitazioni logistiche. Ricordiamo, infatti, che molti corti sono girati semplicemente con uno smartphone. Inoltre, è significativo che alcuni cineasti abbiano declinato l’emergenza Covid-19 come tema, mentre altri come opportunità. Homemade funziona perché non sfrutta il tema minimizzandolo o in maniera superficiale, pensiamo ad esempio al film Lockdown all’italiana e alle critiche che ha ricevuto.

La creatività come condizione comune

Homemade è il riflesso di un’opportunità che molti hanno colto fin dai primi giorni della pandemia: abbiamo documentato le nostre emozioni sui social media e nelle videochiamate più originali. L’esistenza di un trauma globale, vissuta cioè in modo quasi identico in tutto il globo, ha avuto una ricaduta creativa altrettanto globale, che ha permesso un confronto diretto tra linguaggi diversi, di fatto ci siamo uniti in una conversazione ampia e condivisa.

È proprio la creatività che ci ha aiutato ad evadere dalla quotidianità che diventata monotona ci avrebbe portato nella stessa condizione della protagonista di Grilli.

Netflix inoltre ha dichiarato che verrà effettuata una donazione, in onore di ogni filmmaker che ha preso parte alla serie, ad associazioni e organizzazioni no-profit che stanno supportando economicamente e psicologicamente le maestranze dell’industria cinematografica e televisiva, duramente colpite dalla pandemia. Ottima iniziativa visto che a stento ricordiamo l’ultima volta che siamo potuti andare al cinema.

Un momento di riflessione

Ecco cos’è Homemade, un momento per riflettere su ciò che è stato e su cosa può avere significato per gli altri. Questa pandemia ha colpito le persone in modo diverso, ma ha colpito tutti.

Homemade ci offre a 360 gradi una visione aperta, un attimo per ricordarci cosa abbiamo affrontato e dove siamo arrivati. L’unica certezza è la piacevolezza nel vedere un ricordo malinconico dei mesi passati.

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Written by Maria Virginia Destefano

Potrei scrivere la solita bibliografia, nome, età, luogo. Ma temo che queste informazioni siano riduttive e alquanto superflue in confronto al mondo che c'è dentro la mia testa. Amo scrivere, amo leggere, se guardate un film o una serie tv con me aspettatevi ogni tipo di commento e di osservazione, la mia visione non sarà mai passiva. La regia è il mio sogno, le luci, le inquadrature. Il piano sequenza è un'arma a doppio taglio, è un'arte, ma come tale non tutti la sanno sfruttare. C'è chi non ha hobby, io ne ho troppi e la scrittura e il videomaking fanno parte di questi.

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