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Heated Rivalry – La Recensione della prima attesissima puntata della serie tv più popolare del momento

ATTENZIONE! La recensione contiene SPOILER del primo episodio di Heated Rivalry

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C’è indubbiamente una certa agitazione a recensire una serie tv cosi discussa e chiacchierata come Heated Rivalry. Perchè quando entrano in gioco aspettative altissime e un gran vociare online si fa presto a impugnare i forconi. Heated Rivalry arriva in Italia decisamente in ritardo rispetto alla messa in onda statunitense, e solo per gentile concessione di HBO Max. In America si è trattato di un fenomeno seriale di risonanza incredibile, nato soprattutto dal passaparola sui social e che ha lanciato i due attori protagonisti, Connor Storrie e Hudsonw Williams, repentinamente nell’Olimpo di Hollywood.

Heated Rivalry è il successo mainstream dello sport romance.

Per comprendere davvero Heated Rivalry e il suo impatto, è necessario entrare più a fondo nel romance sportivo come genere letterario. Il romance sportivo non è un’invenzione recente, ma la sua crescita è stata lenta e discontinua fino agli anni 2010. Tradizionalmente, quando pensiamo al genere romance più in voga ci vengono in mente ambientazioni domestiche, urbane, storiche o persino fantasy. Pensiamo per esempio al successo di “Bridgerton” (ecco il trailer della seconda parte!), a quello di“Outlander” o di saghe romantasy quali “ACOTAR”, “Fourth Wing” e co. Ecco, ognuno di questi esempi appartiene a un sottogenere del romance molto prolifico e che ha ottenuto un successo continuo negli anni.


Solo recentemente, invece, lo sport romance sta conquistando spazio sugli scaffali e questo fondamentalmente per due motivi. Il primo è legato alla diffusione dei social media (in particolare BookTok), che hanno reso virali numerosi titoli. Il secondo nasce dal bisogno di nuove forme di eroismo romantico. L’atleta contemporaneo incarna una forma di eroismo diversa da quella tradizionale del romance. Il protagonista non è più l’aristocratico o il ribelle affascinante, ma corpo performativo esposto allo sguardo pubblico, soggetto a giudizio costante, costretto a conciliare immagine pubblica e identità privata. In questo contesto, l’amore diventa inevitabilmente una questione di autenticità. Amare qualcuno significa rischiare la reputazione, la carriera, la stabilità costruita attraverso anni di disciplina ferrea.

Lo sport, con le sue regole rigide e la sua ritualità competitiva, offre un dispositivo narrativo quasi perfetto per il romance.

Rivalità e aspettative diventano ostacoli emotivi equivalenti alle convenzioni sociali dei romanzi ottocenteschi, ma trasposti in un contesto moderno dominato dai media e dalla spettacolarizzazione del corpo. All’interno di questo panorama, l’hockey su ghiaccio ha assunto un ruolo centrale. Il cosiddetto hockey romance è diventato uno dei sottogeneri più popolari e riconoscibili, anche grazie alla sua capacità di combinare un ambiente ipermaschile e fisicamente intenso con la tematica della vulnerabilità emotiva. Il contrasto tra la brutalità controllata dello sport e la tenerezza dell’intimità sentimentale produce una tensione narrativa particolarmente efficace.

In questo scenario, Heated Rivalry rappresenta uno dei testi più influenti per la definizione del queer sports romance contemporaneo.

L’atleta incarna una forma di fisicità che è allo stesso tempo pubblica e privata. Celebrata nello spazio mediatico, ma sottoposta a rigidi codici di comportamento. Inserire una relazione tra due uomini in un contesto sportivo tradizionalmente percepito come eteronormativo non è soltanto una scelta narrativa precisa, ma un gesto di immaginazione culturale.


I due protagonisti di Heated Rivalry
Credits: HBO Max

Mascolinità e vulnerabilità in Heated Rivalry

Pubblicato nel 2019 come parte della serie Game Changers, il libro racconta la storia d’amore di due star dell’hockey professionistico, rivali sul ghiaccio, che costruiscono nel corso di un decennio una relazione segreta che deve rimanere invisibile al pubblico e al mondo dello sport. Per chi non ha mai letto il libro o sappia persino di cosa parli, il primo episodio di Heated Rivalry potrebbe apparire abbastanza spiazzante. Soprattutto per la scelta, adattata direttamente dalla struttura romanzesca, di raccontare la storia d’amore attraverso un arco temporale molto ampio che alterna salti temporali e momenti episodici.

Il primo incontro tra Shane Hollander e Ilya Rozanov avviene nel 2008, appena prima di scontrarsi sul campo da gioco.

E se forse non si può parlare di amore a prima vista, sicuramente l’attrazione è innegabile dal primo sguardo. Le giovanissime reclute sono astri nascenti, motivati dalla passione per questo sport, ma anche dalle aspettative familiari che uccidono il loro estro. Agli antipodi, eppure così simili. Shane è il figlio modello, il giocatore modello, il ragazzo di buona famiglia che fa tanto gola agli sponsor. Timido, riservato, preciso e puntuale. L’esatto opposto di Ilya, ribelle e sconsiderato con tutti tranne che con il padre di cui è succube. Fuma, beve, gioca per se stesso più che per la squadra. Un bad boy da manuale che rimane immancabilmente folgorato dalla genuinità del suo avversario.


Sei mesi dopo il loro primo incontro, Shane firma un contratto con i Montreal Metros, mentre Ilya firma con la squadra rivale, i Boston Raiders. Al party, i genitori di Shane lodano incessantemente il figlio sottolineandone il talento e il roseo futuro che lo attende. Eppure Shane non è felice. Da un’altra parte, il padre di Ilya lo definisce un giocatore pigro, che deve imparare a stare in silenzio e a stare al suo posto. Neppure Ilya è felice.

Passano circa dodici mesi, Ilya e Shane si incontrano di nuovo per girare uno spot pubblicitario. Spoiler, è stata un’idea di Ilya quella di girare lo spot insieme, cogliendo di sorpresa Shane con questa rivelazione. Dopo lo spot i due si ritrovano nel bagno, da soli e nudi. L’eccitazione nell’aria è palpabile e, anche se a schermo non ci viene mostrato nulla per intero, è chiaro che anche i loro corpi rispondono a questa eccitazione. Inizialmente restio, Shane accetta di vedere Ilya in un luogo appartato.

Shane Hollander e Ilya Rozanov
Credits: HBO Max

Più tardi, nella camera d’albergo di Shane, i due si lasciano finalmente andare mostrando, anche in questo momento di estrema intimità, le differenze profonde dei due personaggi di Heated Rivalry.

Ilya ha già avuto esperienze omosessuali, Shane no. Se il primo si sente decisamente a suo agio con un altro uomo e incurante che qualcuno possa scoprirli, lo stesso non si può dire per il ragazzo canadese. Timoroso e spaventato, Shane fa giurare più volte a Ilya di mantenere il segreto.


Tre mesi dopo, la carriera dei due sta ormai decollando. I media sfruttano la rivalità sul campo per provare a metterli uno contro l’altro. Ma a ogni domanda scomoda, a ogni insistenza in cerca della dichiarazione provocatoria, Shane risponde sempre con grande calma e professionalità. Facendosi detestare da Ilya per il suo autocontrollo. I mesi trascorrono così, tra ciò che viene mostrato al pubblico e ciò che invece accade sotto il tavolo a una intervista, in una camera d’albergo, in tutti quei luoghi segreti dove Ilya e Shane si studiano e scoprono. Ma per ogni piccolo gesto romantico segue un’incomprensione.

Perché se Shane ha problemi a venire a patti con la propria fisicità, Ilya non riesce a risolversi interiormente.

Quindi si stuzzicano, si cercano, si ritrovano, ma senza mai tenersi davvero stretti. Attratti l’uno all’altro proprio per quelle divergenze caratteriali così nette che li portano poi puntualmente ad allontanarsi. Anche l’omosessualità viene tenuta segreta per motivi differenti, ma lo approfondiremo poi. L’atleta di Heated Rivalry non è invincibile né monolitico: è fragile, ironico, contraddittorio, costretto a negoziare continuamente tra immagine pubblica e desiderio privato.

Il queer sports romance, di cui Heated Rivalry è uno dei testi emblematici, risponde a un bisogno generazionale di storie che uniscano intensità emotiva e rappresentazione inclusiva senza rinunciare alla dimensione popolare e accessibile del romance. In un’epoca in cui lo sport è ancora uno degli spazi più visibili e normativamente controllati della cultura globale, ambientare una storia d’amore queer al suo interno significa immaginare nuove possibilità di esistenza e di visibilità. Dopo un primo episodio molto bollente, non siamo solo visibilmente accaldati, ma anche conquistati da una serie tv che punta a raccontare l’omoerotismo in maniera intensa e vera. Potremmo dire già adesso che Heated Rivalry è per la Gen Z quello che Queer as Folk fu per i millennials.


Serena Faro