ATTENZIONE! La recensione contiene SPOILER del primo episodio di Heated Rivalry
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Nella recensione al primo episodio di Heated Rivarly ho fatto un breve accenno al paragone con Queer as Folk. Utilizzando le audacissime parole: “Heated Rivalry è per la Gen Z quello che Queer as Folk fu per i millennials.” Ma cosa è stato, effettivamente Queer as Folk per i millennials? Vorrei dare due minuti di credito a una serie tv rivoluzionaria e incompresa prima di addentrarci nel secondo episodio dello show fenomeno del momento.
Quando Queer as Folk debutta nel 1999 nel Regno Unito e nel 2000 negli Stati Uniti con l’adattamento americano, segna un punto di svolta nella rappresentazione LGBTQ+ in televisione. Fino a quel momento i personaggi omosessuali erano spesso marginali, stereotipati o inseriti in narrazioni che li vedevano sempre in secondo piano e in conflitto con la propria sessualità. La serie tv cambia prospettiva, mettendo la comunità gay al centro del racconto con desideri, ambizioni, contraddizioni. La versione britannica, creata da Russell T. Davies, è ambientata a Manchester e segue tre giovani amici immersi nella scena notturna della città.
L’adattamento americano amplia il racconto e costruisce un affresco più articolato della comunità queer di Pittsburgh, sviluppando archi narrativi che toccano lavoro, famiglia, relazioni, discriminazione e salute. Il tratto distintivo della serie è la normalizzazione. Il sesso è esplicito, ma non sensazionalistico, le relazioni sono raccontate con la stessa centralità che la televisione aveva sempre riservato alle coppie eterosessuali. Per molti spettatori, soprattutto millennial, è stata la prima occasione di vedere in prima serata una rappresentazione diretta dell’esperienza gay, senza filtri moraleggianti o attenuazioni.
Non è stata una serie perfetta. Tuttavia, il suo impatto culturale resta significativo. Dal punto di vista stilistico, la serie adotta un linguaggio diretto, un’estetica urbana e un tono che alterna ironia e melodramma. I personaggi principali, in particolare Brian e Justin nella versione americana, sono costruiti con attenzione psicologica e hanno lasciato un segno duraturo nell’immaginario pop.
Heated Rivalry interviene in un contesto storico diverso. Nel 2025 la visibilità queer in tv è molto più alta di vent’anni fa, anche se la strada per la parità dei diritti è lastricata di buone intenzioni non ancora realizzate del tutto.
Se QAF dimostrava che era possibile raccontare storie omosessuali quali espressione di dignità umana, Heated Rivalry ne raccoglie l’eredità in un’epoca in cui queste storie lottano per sopravvivere. La serie tv disponibile su HBO Max racconta un’altra tipologia di storia queer. I protagonisti Shane Hollander e Ilia Rozanov sono due campioni di hockey, che convivono con la minaccia costante dell’omofobia sportiva e familiare. I temi affrontati includono il coming-out (specie nell’ambiente maschile e iper-macho dello sport professionistico), la solitudine dei due ragazzi e la difficoltà di conciliare carriera sportiva e felicità personale. A differenza di QAF, non c’è un dramma esterno devastante, come l’AIDS, ma la complessità di un rapporto sincero che vive di piccoli momenti rubati nell’arco di anni.

“Are you okay?”
Dall’estate 2011 all’inverno 2013, il rapporto tra Shane e Ilya continua tra uno scontro sul campo da gioco e il sexting.
E’ soprattutto il russo a stuzzicare, a scrivere messaggi sempre più espliciti, a rendere esplicito il suo desiderio di rimanere di nuovo da solo con Shane per avere finalmente ciò che vuole. Un’occasione che arriva, effettivamente, nell’inverno 2013, subito dopo una partita. I due fanno sesso per la prima volta ed è la dolcezza di Ilya a emergere, rendendo chiaro una volta per tutte come questa non sia solo una storia di passione fisica. Prima di passare ai fatti, e anche durante a dirla tutta, Ilya chiede più volte a Shane se si senta a suo agio. Sapendo perfettamente che si tratta della prima volta con un uomo per lui.
In questi brevissimi istanti in Heated Rivalry, Ilya mostra un lato tenero che vorrebbe uscire fuori, che è parte di lui, ma che la sua famiglia, il suo background culturale gli hanno imposto di tenere a freno. Così, quando invece è Shane a non temere di mostrarsi dolce, Ilya lo allontana. Shane è empatico, genuino e gentile. La sua bontà d’animo affascina moltissimo il russo abituato, per tutta la vita, a essere trattato con freddezza e bruschezza. In Russia tutti si aspettano che sia il migliore, che vinca ogni partita, che sbaragli la concorrenza senza mai mostrare indecisione.
Ilya Rozanov è una perfetta macchina da guerra su ghiaccio. Ma quel ghiaccio si sta pian piano sgretolando sotto il peso del sorriso di un ragazzo canadese.
Sul campo da gioco, Ilya continua a mietere vittime, chiusa la parentesi infelice delle Olimpiadi nel 2014. In camera da letto, però, è totalmente in balia di Shane. E magari non vuole darlo a vedere, magari lo stesso Shane è troppo intimidito per rendersene conto, ma il pubblico se ne rende conto eccome. Ci accorgiamo di quelle crepe nella maschera. Dall’attenzione riposta durante la prima volta di Shane, facendo il possibile affinché sia un’esperienza bellissima per entrambi. C’è il desiderio di dargli piacere, ma soprattutto la cura, la delicatezza del metterlo a proprio agio.
Dopo le Olimpiadi, llya sparisce. Circa un anno dopo, i due si ritrovano a Las Vegas per la cerimonia di premiazione della Major League. Non si sentono e non si scrivono più, nonostante i numerosi tentativi di Shane di mantenere il rapporto a distanza. Ilya si comporta in maniera disinvolta, arrogante e sicura di sé. Ancora una volta stuzzica Shane, filtra con lui in bagno e lo invita esplicitamente nella penthouse dove alloggia. Shane, dal canto suo, non ha nessuno amor proprio, troppo coinvolto emotivamente, prima ancora che fisicamente, e accetta di andare da lui dopo il party. L’erotismo è alle stelle, il gioco di seduzione culmina in un’altra nottata di sesso indimenticabile.
E poi? Cosa succede quando rimangono solo due ragazzi nudi, esposti e incapaci di guardarsi negli occhi? Quando si rendono conto che la vera intimità è quella di mettere a nudo i propri sentimenti e non i propri corpi?
Più tardi a letto, Shane cerca di parlare con Ilya, chiedendogli della Russia e consigliandogli di Ilya, visibilmente colpito e affondato, spiega che deve andare perché la Russia è ancora la sua casa. Il gelo cala sulla scena e Shane se ne va in fretta. Opposto alla prima volta che sono andati a letto insieme, Shane e Ilya non si salutano nemmeno. Non c’è traccia di tenerezza o attenzione e Shane lascia la stanza da solo, dirigendosi mogio all’ascensore. Solo dopo essere entrato nell’ascensore è tentato di mandare un messaggio a Ilya per chiedergli perché non si sono baciati. Scrive un messaggio e poi lo cancella, ne scrive un altro che cancella di nuovo. Shane fa ufficialmente parte della squadra dei sottoni. Squadra in cui abbiamo militato tutti almeno una volta nella vita.

“We didn’t even kiss”
In Russia, Ilya diventa una persona che Shane non conosce. Le aspettative del padre, del suo paese e dei suoi familiari gravano su di lui, accentuando lati caratteriali che si ripercuotono poi nel rapporto con Shane. Così quando quest’ultimo gli suggerisce di non tornare in Russia quell’estate, perché si preoccupa genuinamente della sua incolumità, Ilya alza il muro. La Russia è casa sua, non tornare sarebbe impensabile. I due si lasciano così, senza un saluto o un bacio. Come se la relazione potesse essere ridotta alla definizione di “friends with benefits”, ammesso che si usi ancora questa definizione. La verità, però, è che Ilya e Shane non sono amici. E non sono nemmeno fuckbuddies.
Heated Rivalry è la storia di due ragazzi, terribilmente soli per motivi diversi, che in qualche modo riescono a riconoscersi l’uno nell’altro e a trovarsi.
Il racconto, così come è costruito attraverso gli anni, rende il tutto molto più veritiero, rispetto alle regole standard delle rom-com. In cui, di solito, i due si incontrano e si innamorano nell’arco di pochissimo tempo. Salvo menzioni d’onore come un intramontabile “When Harry Met Sally” e il suo erede “People We Meet on Vacation”. Se da un lato, Shane e Ilya stanno costruendo la loro carriera, una vittoria dopo l’altra, dall’altro stanno scoprendo lati di sé nel confronto reciproco. Con tutta l’incomprensione del caso, che rom-com sarebbe altrimenti?
Il primo episodio di Heated Rivalry (qui la nostra recensione) ci ha introdotti al mondo e ai suoi protagonisti. In “Rookies”, è la passione ad accendere l’animo di Shane e Ilya. Un’attrazione erotica indiscutibile che ci fa arrossire e ci cattura. In “Olympians”, le maschere iniziano a cadere. Hudson Williams e Connor Storrie sono due interpreti molto talentuosi, non solo per la chimica tra i loro personaggi, ma anche e soprattutto per i piccoli gesti con cui arricchiscono la performance donando tridimensionalità a Shane e Ilya. Dal sorriso accennato del primo quando vede la vittoria del rivale in tv, agli sguardi del secondo nel leggere un messaggio sul cellulare. Il secondo episodio di Heated Rivalry passa dal tanto sesso e poco affetto al tanto sesso e tanto affetto. Una distribuzione equa che ci soddisfa e che ci ricorda sopra ogni altra cosa come questo show sia, indubbiamente e prima di tutto, una storia d’amore.






