Attenzione: evita la lettura se non vuoi imbatterti in spoiler di Haunted Hotel
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È indubbio che Netflix stia, sempre di più, puntando su serie tv animate per adulti. Oltretutto, soprattutto nell’ultimo periodo, le suddette serie animate sono di una qualità cui non eravamo più tanto abituati. L’acquisizione di Rick and Morty (acquisizione più che vincente), la fortunatissima BoJack Horseman e, da pochissimo, la nuova geniale Long Story Short (la nostra recensione), rende il catalogo di Netflix molto più accessibile ad un tipo specifico di pubblico. Quello amante della buona animazione di qualità, soprattutto se per adulti. Un tipo di animazione che vada a trattare temi complessi ma che non dimentichi mai quella parte di leggerezza necessaria.
È il caso, ancora più recente, di Haunted Hotel, uscito sulla piattaforma il 19 settembre 2025. Da uno dei creatori di Rick e Morty, Matt Roller, la nuovissima serie animata promette di spaventare senza smettere di farci ridere.
Roller, infatti, fa un lavoro preciso sulla decostruzione del genere horror, senza snaturarlo. Esaltandone, anzi, gli espedienti più narrativamente interessanti, riportandoli però in una sfera di leggerezza che non li sminuisce mai. Haunted Hotel è la storia di un hotel infestato, una storia che alla base può sembrare già sentita ma che è, in realtà, prontissima a stupire.

Haunted Hotel è un horror a tutti gli effetti, ne ha le principali caratteristiche: mostri, demoni, possessioni e apocalissi. Prima di tutto, su cinque protagonisti uno è un demone nel corpo di un bambino e un altro è un fantasma. Gli altri tre sono una madre e i suoi due figli, a destrutturare l’idillio di una famiglia felice che si lascia infestare dai fantasmi. Katherine e i suoi figli invece convivono più o meno pacificamente con tutti gli spettri che infestano l’Undervale Hotel e che, dato che sono morti lì, non possono andare da nessun’altra parte. Nathan, il fratello di Katherine, è un fantasma e ha qualche irrisolto con la sua stessa morte. Ma non per questo si preclude il diritto di mettere bocca sulla gestione dell’hotel, una volta di sua proprietà e ora passato nelle mani della sorella. Esther e Ben sono i figli di Katherine e, mentre la prima adora gli spiriti e fa di tutto per diventare una professionista nel campo, il secondo è più timido e più insicuro. Sarà proprio lui l’espediente perfetto per molte delle avventure che i personaggi vivranno.
E infine c’è Abbadon, un demone intrappolato nel corpo di un bambino. Un personaggio assolutamente geniale.
Solo dalla penna di Matt Roller (che ben conosciamo per delle trovate geniali, soprattutto in Rick and Morty) poteva nascere un personaggio come quello di Abbadon. Quest’ultimo è praticamente il fulcro di tutto, anche se non ce ne accorgiamo subito. Cinico, spietato, nostalgico di un’era in cui era l’inferno la sua dimora. Ma in fondo anche in grado di mettersi in gioco; la puntata in cui deve imparare ad usare il computer è una delle più esilaranti. Haunted Hotel, infatti, riesce nell’impresa quasi impossibile di unire una trama completamente horror ad una narrazione comica e brillantemente tagliente. Haunted Hotel inserisce vari stereotipi legati al genere horror, come le sette demoniache o gli zombie oppure ancora i serial killer, alla varietà di espedienti comici che creano dinamicità.
Questa decostruzione di un genere, legandolo a un altro che dovrebbe essere completamente agli opposti, è qualcosa di innovativo e sorprendente che solo una mente come quella che ha partorito Rick e Morty poteva creare.

Haunted Hotel ci ricorda Rick and Morty sotto alcuni aspetti, soprattutto il taglio ironico che i personaggi portano avanti. Ma se ne distacca completamente, rendendoci partecipi di un riferimento ma non di un omaggio. In poche parole, intuiamo che la mente potrebbe essere la stessa ma non importa. Perché Haunted Hotel è perfetto nel suo essere unico.
A partire dalla costruzione della scenografia animata: l’Undervale Hotel è pieno di stanze che non vediamo mai, di segreti che si disvelano a poco a poco. È pieno di personaggi secondari, fantasmi che appaiono solo quando servono alla trama e altri ricorrenti. Sembra un luogo senza tempo ma soprattutto senza uno spazio definito. Lo stesso hotel di Haunted Hotel è un espediente narrativo che richiama una suspence horror, un luogo non luogo che ci fa perdere la coordinate e l’orientamento. E poi, in mezzo a questo deserto di indicazioni, una stanza prende vita e si innamora della protagonista. A spiazzare un pubblico incredulo ma anche a sorprenderlo con delle risate genuine e fuori contesto.
È il modus operandi di Haunted Hotel: laddove la serietà di genere diventa troppo affermata, la risata può decostruire qualsiasi cosa.
E il bello è che riesce in tutto questo, senza perdere mai né in credibilità né tantomeno in chiarezza narrativa. Horror e comicità, in Haunted Hotel, sono due multiversi che si incontrano e che trovano spazio in ognuno dei protagonisti, ognuno col suo modo. Abbadon ne è l’esempio supremo, portato allo stremo. Esagerato dalla parte del genere horror ma anche dalla parte della cifra comica.
Ma anche in Nathan convivono due universi, la nostalgia della fisicità umana e la spensieratezza del fantasma che esce indenne da qualsiasi situazione. Poi c’è Esther, la piccola di casa che fa di tutto per non esserlo, che gioca col mondo delle ombre e che stringe legami ultraterreni per non dover ragionare su quelli reali. Katherine e Ben, da questo punto di vista, sono molto più umani degli altri ma sono allo stesso modo legati ad un mondo altro che li attrae ma che non dà loro la stessa sicurezza. Haunted Hotel è un horror, a costo di ripeterci. Ma è anche molto una serie animata per adulti; i temi del suicidio, dell’insicurezza e della morte stessa sono trattati con sarcasmo, ma si sentono in maniera preponderante.
La commistione di generi non pesa su una narrazione che sa portare avanti più istanze, nello stesso momento. In Haunted Hotel, una cosa non esclude l’altra.

Ogni spunto narrativo convive perfettamente con il suo opposto, così come gli umani convivono con i morti. Lo scopo è quello di rivalutare tutto quello che conoscevamo sull’horror ma anche sui film dal mood familiare. I Freeling non sono una famiglia come le altre, e soprattutto non vogliono esserlo.
Haunted Hotel gioca molto con l’apparenza e con la normalità. Il punto è sovvertire qualunque stereotipo ma anche qualsiasi costrutto sociale se non di genere cinematografico. Non esistono le famiglie felici nella spensieratezza, esistono le famiglie felici nella complessità. Vita e morte, per Haunted Hotel, sono sovrapponibili nella misura in cui si è consapevoli della propria identità. L’apocalisse potrà anche arrivare ma ci sarà un Abbadon qualunque ad abbatterne le regole. Matt Roller sa come giocare con livelli diversi di realtà, sa bene come portare all’esasperazione delle istanze creative.
Haunted Hotel si muove agilmente tra inquietudine e leggerezza, tra una possessione spiritica e una festa scolastica delle medie. Non ha paura di destreggiarsi tra ostacoli diversi, prima una stanza impossessata e poi una zia petulante e odiosa. E nel mezzo, tra una battuta e uno spavento, Haunted Hotel racconta temi attuali, rimette in discussione cifre cinematografiche e reinventa un linguaggio trasversale.
Insomma, degna erede di Rick and Morty ma anche unica e indipendente. Haunted Hotel arriva in sordina per stupire tutti, gli amanti dell’horror ma anche dell’animazione per adulti (proprio come Rick and Morty). Un prodotto di genere in grado di ridefinire il genere stesso. Ancora una volta (come spesso è accaduto negli ultimi anni) è l’animazione a portare una ventata di aria fresca nel panorama delle serie tv.


