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Good Girls voleva sorprendere negandoci il lieto fine ma ha esagerato in senso opposto

Colpisci dove fa male“. Il proiettile che raggiunge Beth, seppur sfiorandole soltanto la spalla, riesce a raggiungere due punti nevralgici della protagonista e almeno tre filoni narrativi differenti. Nessuno di questi è il lieto fine che ci aspettavamo da questa serie. Good Girls arriva alla sua stagione finale proprio nel momento in cui comincia la storia vera, quella delle sue conseguenze.

Arrivata bruscamente al suo epilogo a causa dell‘improvvisa cancellazione (di cui vi abbiamo parlato qui), la quarta stagione di Good Girls dimostra tutti i limiti di una sceneggiatura rimasta intrappolata in sé stessa che non è riuscita a concedere alle sue protagoniste la giusta evoluzione. Beth (Christina Hendricks), Annie (Mae Whitman) e Ruby (Retta), ormai ai ferri corti con gli agenti federali e decise a mettere fine alla losca attività di riciclaggio di denaro che svolgono per il gangster Rio (Manny Montana), si ritrovano finalmente a collaborare con l’FBI, la cui autorità però non è sufficiente per incastrarlo e tenerlo in prigione, scavalcati dal nuovo personaggio di Nick (Ignacio Serricchio), consigliere comunale nonché fratello di Rio. A questo punto Beth decide di entrare in politica per smascherare dall’interno anche la corruzione di Nick, ponendo fine all’impero criminale retto dai due fratelli, e riesce incredibilmente (e fin troppo facilmente) a farlo proprio sul finale di stagione. Eletta consigliera comunale, consegna alla stampa tutte le prove degli illeciti del politico che l’ha proceduta, che decide però di vendicarsi seguendo il consiglio di suo fratello Rio: “colpisci dove fa male”. Assolda il killer Mick (Carlos Aviles) che si introduce a casa di Beth e le spara alla spalla, lasciando la pistola proprio accanto alla donna. La vera ferita a cui fa riferimento Nick, infatti, è tutta in quella pistola.

Good Girls

Per capire il finale di stagione e il gesto di Nick dobbiamo tornare indietro a due episodi in particolare: il primo è riconducibile alla stagione precedente, ed è il momento dell’omicidio di Lucy, la grafica che lavorava nella stessa copisteria di Beth a cui fu ordinato di disegnare gli stampi per i dollari falsi, uccisa dallo stesso Mick ma del cui corpo si era dovuta sbarazzare proprio Beth, lasciando le proprie impronte sia sul corpo della malcapitata ragazza che sulla pistola che l’ha uccisa. Il secondo episodio fondamentale è il primo della quarta stagione, in cui Annie, trovandosi in auto con Mick, gli dice che le impronte di Beth non dovrebbero essere su quell’arma, lasciando quindi intuire di averle sostituite con le sue.

La pistola che spara Beth e che viene lasciata proprio accanto a lei in modo da essere perfettamente visibile ai soccorsi e alla polizia, ha dunque come scopo quello di incastrare Annie, ferendo Beth indirettamente nel punto che più le fa male: colpendo la famiglia.

Altra questione importante che deriva dallo sparo è la prefigurazione dell’avvenire che Beth vede quando perde i sensi. Si ritrova infatti in un futuro ipotetico in Nevada, in cui svolge una vita così tranquilla da avere come unica attività non ordinaria le sue lezioni di yoga. Anche in questo contesto Beth si sente insoddisfatta della sua vita, e si ritrova nuovamente a rapinare un supermercato riprendendo le vecchie abitudini da cui era scappata. Nel momento in cui riprende i sensi e ritorna sul pavimento della sua cucina con la spalla insanguinata, la consapevolezza che ne deriva è che quella vita è impossibile da lasciare semplicemente perché non le va di farlo, ritrovandosi perfettamente appagata dal suo nuovo ruolo di potere. Se l’arresto della sorella rappresenta un ferita per il cuore, farle maturare la consapevolezza di essere tanto criminale quanto le persone che ha incastrato si rivela un colpo ancor più profondo per la perfezionista casalinga madre di quattro figli.

Good girls si chiude quindi proprio nel momento in cui, eventualmente, tutte le scelte delle sue protagoniste sarebbero arrivate a essere arbitrarie; Beth infatti riesce a diventare il capo di Rio, e non è più la paura a tenerla in quella vita criminale ma il desiderio di restarci, arrivandone al comando. La decisione di Annie di addossarsi colpe non proprie è la sua prima vera scelta autonoma e matura dopo aver trascorso la maggior parte della sua vita a intraprendere azioni impulsive le cui conseguenze erano sempre ricadute sugli altri. Anche Ruby si ritrova di fronte ad una scelta: quella di andare via con la famiglia o di restare con Beth, l’amica di una vita che per troppo tempo ha avuto un ruolo privilegiato nella sua vita. Quali saranno le conseguenze delle nuove vite che le protagoniste hanno scelto per il proprio futuro non è dato sapersi. L’arresto di Annie potrebbe portare Beth tanto a uscire da quel tipo di vita consegnando nuovamente Rio alla polizia, quanto a restarci per diventare potente al punto da riuscire a scarcerare sua sorella.

Good girls ci priva della conclusione, delle reazioni corrispondenti alle azioni, dell’evoluzione e della crescita totale delle sue protagoniste, rimaste negli stessi comportamenti per tutto l’arco narrativo delle quattro stagioni e soprattutto di un lieto fine, restituendoci in cambio una storia mozzata la cui amputazione, pur non essendo letale, ci colpisce dove fa male.

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