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Gen V è tornata, finalmente. La seconda stagione dello spin-off di The Boys è pronta a riprendere da dove quest’ultima ci aveva lasciato. Perché, come abbiamo potuto constatare dai risvolti finali della penultima stagione di The Boys, più che uno spin-off, Gen V è un’espansione vera e propria. L’espansione di uno degli universi narrativi più interessanti e anticonformisti del panorama seriale moderno. La prima stagione ha voluto soprattutto convincere i fan della serie madre che anche Gen V potesse stupire e vivere di vita propria, l’avvio di questa seconda stagione – di cui sono stati rilasciati i primi tre episodi – promette un nuovo status. Gen V è ora una serie molto più matura e consapevole, e per quanto le apparizioni dei Super protagonisti di The Boys continueranno a esserci per forza di cose, Marie e gli altri, ora, sanno camminare sulle proprie gambe.
Gen V, tanto per cominciare, ha dovuto fronteggiare una perdita non da poco, quella del compianto Chance Perdomo
La serie si apre con una dedica a Chance Perdomo, interprete di Andre Anderson nella prima stagione, uno dei protagonisti della serie. Gli autori non si sono limitati dedicare la stagione al giovanissimo attore scomparso prematuramente in seguito a un incidente stradale. La trama, infatti, parte proprio da lì. Dalla misteriosa morte di Andre, detenuto insieme a Marie, Emma e Jordan Li in una struttura della Vought. Nelle prime puntate gli stessi personaggi si trovano a ricordare Andre, in un tributo nel tributo al collega scomparso, facendo convergere esigenze narrative a momenti di alta emotività per i membri del cast. Il vuoto lasciato da Chance Perdomo è certamente arduo da colmare, ma una resa così autentica e sofferta è sicuramente quanto di più apprezzabile si potesse fare. Dalla misteriosa località della Vought Internaitonal, Emma e Jordan vengono subito ricondotti alla Godolkin per il nuovo anno, mentre Marie risulta scomparsa.
Questo inizio risulta un po’ frettoloso nel complesso, quasi a sminuire quanto successo prima nel finale di stagione. Ma la realtà è che Gen V, così come The Boys, ci ha abituato a continui cambi di fronte e colpi di scena, a un ritmo frenetico che si sposa alla grande con la componente splatter e cruenta che ha reso celebre la saga. I protagonisti, in ogni caso, fanno rientro alla God University per un semplice motivo. La Vought, come è sempre stato nella gestione delle emergenze internazionali, ha deciso di nascondere tutta la polvere sotto al tappeto. E dunque, i tre “traditori” sono pronti a essere riaccolti. Perché la colpa di tutto, ora, appartiene a un’unica persona, un nemico comune molto più prezzolato: Starlight. L’ex eroina d’America, dopo i risvolti della penultima stagione di The Boys, si è trasformata nel più semplice dei capri espiatori.
Gen V, così come The Boys, mette in scena una versione sempre più cruenta della nostra società
Che la politica fosse uno dei macrotemi più potenti, narrativamente parlando, dell’universo The Boys, non è di certo una novità. Ma uno degli aspetti più interessanti di questa seconda stagione di Gen V riguarda proprio questa evoluzione. Il campus della Godolkin sembra essere invaso da soldatini fatti su misura, studenti inconsapevoli di essere carne da macello. Emma, Marie e Jordan vengono reintegrati per esigenze politiche, ma è la Vought stessa a sottovalutarli. Nel sempre più violento caos mediatico che invade l’America, la God U rappresenta una miniatura del mondo reale. Ma nel sottobosco degli oppositori, si nascondono alcuni “Starlighter” che non hanno smesso di credere nella lotta per i diritti civili. È Emma a guidare questa sottotrama: uno dei personaggi il cui arco narrativo ci aveva colpito di più della prima stagione di Gen V. Nello specifico, in questa seconda stagione è più evidente la divisione tra studenti di prima fascia e studenti di seconda, relegati allo studio delle arti sceniche.
La God U, in quanto autentica culla della Vought, non butta via niente. Chi non dispone di poteri sufficientemente impressionanti da sognare un destino al fianco dei Sette, viene subito reinventato. Se non sei abbastanza forte per agire realmente, puoi sempre farlo per finta. Film, web show, programmi televisivi: la Vought controlla tutto e lo fa grazie alla propria principale fonte di linfa vitale, la Godolkin. Nel mentre, se appare sempre più evidente che Marie è destinata a compiere grandi cose, è Jordan Li a doversi (presumibilmente) fare interamente carico di ciò che poteva essere, in parte, destinato ad Andre. Questi diventa ben presto una pedina ambita dalla stessa Vought in quanto Super bi-gender: un oggetto da utilizzare per fingere di stare anche dalla parte dei più deboli. Ma la terza puntata si chiude con una coraggiosa prova di forza di Jordan, che messo di fronte a un microfono sputa un’altra volta in faccia al sistema rappresentato dalla Vought.
Ciò che mancava nella prima stagione era un villain credibile, capace di sovrastare la mancanza dello starpower dei Sette
Il male è l’essenza di The Boys. Patriota è sinceramente uno dei più interessanti e complessi villain della storia recente della serialità. Ciò di cui Gen V aveva bisogno per potersi reggere da sé senza l’ausilio delle comparsate dei Super (per quanto queste siano fondamentali ai fini della trama) era proprio un villain come si deve. In questa nuova stagione l’arduo compito viene affidato al nuovo rettore della Godolkin, Cipher. Un Super misterioso che, finora, nasconde sapientemente i suoi poteri. Un uomo ancora pieno di segreti ma che ha dimostrato fin dalle prime battute della serie di essere all’altezza di un compito così complesso. Chipher sarà sicuramente uno degli aghi della bilancia di questa seconda stagione di Gen V, anche perché per forza di cose la trama dovrà ricollegarsi al gran finale di The Boys, atteso per il 2026. Ma a dirla tutta, in questo momento, i più grandi nemici dei protagonisti sembrano essere loro stessi.
Marie, nelle prime tre puntate della seconda stagione, è intenzionata ad approfondire le proprie origini. Conoscere sé stessa per capire fin dove può spingersi sarà sicuramente la chiave del suo percorso narrativo. Ma non per forza riavvicinarsi alla sua parte più “umana”, rappresentata da quel che resta della sua famiglia, può essere una scelta vincente. Chi invece sembra aver perso maggiormente considerazione sono Cate e Sam, che in questo avvio di stagione ci sono sembrate due pecorelle smarrite. I due sono distanti anni luce dai lupi apparsi a sorpresa nel finale della scorsa stagione di The Boys, rievocando nei fan di Gen V il celebre meme di DiCaprio in poltrona. Ad ogni modo, l’avvio di stagione promette decisamente bene, e ci racconta una serie che ha trovato la propria consapevolezza e che, finalmente, ha la forza per contare unicamente su sé stessa.










