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Fosca Innocenti – La Recensione “dell’attesissimo” finale di stagione

Lo ammettiamo, ci siamo divertiti un mondo a recensire questa ultima fatica seriale di casa Mediaset. L’ultima puntata della prima stagione di Fosca Innocenti conferma purtroppo i nostri timori iniziali: si tratta di un’altra serie terribile, di cui il mondo delle fiction non aveva bisogno. Fiction però non significa bassa qualità. Lo dimostrano sia le innumerevoli produzioni Rai, sempre più ricche e variegate, sia i prodotti distribuiti dalla stessa emittente di Fosca, come Sissi che può essere il vero crocevia della serialità Mediaset. L’ultimo crime sempre meno crime del palinsesto di Canale 5, fatta eccezione per l’incantevole Arezzo, invece non ha nulla che può essere salvato dai gironi danteschi, quelli dove vengono puniti i pigri. Perché è la pigrizia il peccato più grave di cui Fosca Innocenti si è macchiata. Una storia spacciata per un crime moderno le cui tinte gialle sono diventate presto rosa smorto. Una vicenda thriller, che per natura dovrebbe essere avvincente, che invece è permeata da una lentezza narrativa ingiustificata; una trama banale e piena di cliché e una recitazione che infastidisce più di quanto la forfora infastidisca il povero Sansone (il cavallo di Fosca). La leggerezza dovrebbe essere il segno distintivo della fiction. Un genere narrativo volutamente lezioso e monello, dominato da amori impossibili, dinamiche melodrammatiche, triangoli e colpi di scena travolgenti, sebbene irrealistici. Ecco, Fosca Innocenti non ha nulla di tutto questo. Solamente una trama annacquata con un finale prevedibile e stucchevole, come quello andato in onda questa sera su Canale 5 e in streaming su Mediaset Extra. Sebbene la vicequestore di Arezzo e il suo fiuto abbiano attirato milioni di spettatori, il calo progressivo dimostra che qualcosa non ha funzionato. La prima puntata è stata seguita da quasi 4 milioni di spettatori. Poi la seconda ne ha conquistato 3.523.000 mentre la terza è scesa a 3.198.000. Come sarà andata la quarta? Intanto tracciamo il bilancio finale.

Foschina, cosa sarà della tua “amicizia” con Cosimo?

Francesco Arca e Vanessa Incontrada

La serie prodotta da RTI in collaborazione con Banijay Studios Italy e Toscana Film Commission con Vanessa Incontrada e Francesco Arca ci ha attirato con la promessa di regalarci un poliziesco progressista, deciso e innovativo. Avrebbe voluto essere un giallo all’italiana, sboccato e ambientato in un distretto di polizia guidato in prevalenza da donne, ma è finito per trasformarsi in una soap opera sciapa in stile anni ’90. Un melò dove tutto suona già sentito, malgrado qualche timida nota di innovazione. L’unico arco narrativo che vale la pena seguire, infatti, è la relazione di amicizia/amore platonico tra Foschina e Cosimo. Una coppia di amici, nemmeno troppo affiatata, che si rincorre dalla prima puntata alla ricerca di non si sa bene cosa. Una relazione che si fonda su una gelosia immotivata e una quantità abnorme di vino.

Fosca Innocenti

Prima di capire se tra loro fioriranno le proverbiali rose, c’è un ultimo caso da risolvere. Oltre alla pronuncia inglese di Cosimo e alla forfora del cavallo. Questa volta ci troviamo all’interno della comunità parrocchiale. La vittima di omicidio è Don Rocco, un ex pugile poi diventato prete, ucciso a sangue freddo davanti alla sua chiesa. È Nasha, una giovane somala senza permesso di soggiorno, a rinvenire il cadavere, la quale viene investita accidentalmente subito dopo. Dopo un’annusata di aceto e odori vari non pervenuti (spoiler: aloe!), Fosca si mette sulle tracce dell’assassino. Manco a dirlo, la morte del parroco porta con sé un pericoloso segreto e una scia di misteri risolvibili. Tra gli indiziati spicca la restauratrice e mamma single Giovanna Vannucci, la trans Luna e Greta, una ex prostituta che “ama provocare” e che incontriamo mentre cerca di farsi una doccia con l’acqua santa, semi nuda, nella navata della chiesa. Insomma questa quarta puntata è un insieme forzato di personaggi caricaturali e dai tratti moderni solo in apparenza. Al funerale, celebrato dal viceparroco Don Paolo (Giulio Pampiglione), parteciperanno tutti, sotto lo sguardo vigile di Fosca.

Una dignitosa sepoltura

S’intitola così l’ultima puntata della prima stagione di Fosca Innocenti, un titolo macabro che forse allude più alla tormentata storia d’amore tra i due protagonisti che al caso. Ormai tutta la nostra attenzione è solo per i due “amici“. Cosimo, che intanto fa i bagagli, sta per lasciare Arezzo alla volta di New York e non fa che chiedere a Foschina di andare via con lui. Lei però non si fida. Poi, una situazione alla Pulp Fiction, con tanto di citazione di thurmaniana memoria, “c**o che botta” , fa accadere finalmente qualcosa: Fosca e Cosimo litigano.

La vicequestore Innocenti e Cosimo dell’enoteca dunque continuano a dominare la scena con il solito balletto inconcludente. Le ispettrici Giulia De Falco (Desirée Noferini) e Rosa Lulli (Cecilia Dazzi) e l’agente Pino Ricci (Francesco Leone) sono rimasti ancora un volta in disparte, come figure di carta pesta ritagliate male. Ed è un peccato perché avrebbero avuto tanto da raccontare. Così come il babbo di Fosca, di cui non sappiamo niente, o la PM Perego, della quale sappiamo solo che ha cambiato profumo perché vuole cambiare uomo. La forfora di Sansone ha avuto decisamente più spazio. Perfino Bice, la “tata parlante” di Fosca che fu la tata di Casa Vianello, appare per brevi e fugaci attimi, solo quando deve ricordare alla vicequestore che quella tra lei e Cosimo non è un’amicizia. E, infatti, subito dopo il secondo omicidio della puntata arriva quasi un bacio appassionato. Ma non c’è tempo. La scena del crimine va annusata al più presto e anche questa volta c’è di mezzo l‘odore di aceto.

Un’altra occasione sprecata.

Fosca Innocenti

Fosca è un personaggio carico di responsabilità. Vive in campagna con il suo cavallo Sansone, e con la cagnetta Alice, e solo lì si sente libera.

Così l’ha descritta l’attrice e conduttrice che la interpreta, Vanessa Incontrada. Fosca voleva essere un personaggio dirompente nella tv generalista. Ci viene presentata come una donna in carriera e indipendente che vuole affermarsi senza dipendere da nessuno. La serie pullula di messaggi progressisti, come l’omosessualità dell’ispettrice, l’omotransfobia, le donne al comando, il bullismo, la droga e l’ipocrisia sociale. Purtroppo però tutti questi spunti interessanti vengono banalizzati e affrontati con superficialità. Annacquati da una scrittura inconcludente e una recitazione claudicante. Non bastano i dirty talk per portare la serie nel futuro. I crimini restano sullo sfondo, schiacciati da un’improbabile trama amorosa. L’amicizia con Cosimo, che avrebbe potuto essere uno stimolo narrativo innovativo, prende il sopravvento trasformando il giallo in una soap opera insipida. Infatti c’è più chimica tra Sansone e Alice che tra i due co-protagonisti. Neanche la vicenda amorosa è avvincente come dovrebbe e manca di quel pathos che sa appassionare gli amanti della fiction.

[SPOILER] Il caso viene risolto – non era nessuno degli indiziati – e l’indomani Fosca corre da Cosimo. Ma lui è rimasto in Italia, per lei. Un bacio, un ti amo sussurrato e Arezzo ci saluta dall’alto della sua magnificenza. Purtroppo Fosca Innocenti si conferma una fiction scadente, arrivata con 20 anni di ritardo senza niente di originale da dire. Un’avventura seriale partita da ottimi presupporti che è riuscita a sprecare un’altra occasione per portare qualità e innovazione nel palinsesto Mediaset.

Questo però non è un addio: a giugno 2022 inizieranno le riprese della seconda stagione di Fosca Innocenti, il giallo per niente giallo di Mediaset.

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