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Unabomber – La Recensione: il film su Ted Kaczynski convince, ma lascia una domanda senza risposta

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La storia di Ted Kaczynski torna sullo schermo con Unabomber, il nuovo film diretto da Janus Metz e disponibile su Netflix dal 25 settembre 2026. Al centro della storia c’è l’uomo destinato a diventare uno dei criminali più noti d’America, raccontato però attraverso due momenti molto diversi della sua vita: gli anni della giovinezza e il lungo inseguimento dell’FBI che porterà alla sua cattura. (in questo documentario puoi approfondire la sua storia)

Da una parte troviamo il giovane Kaczynski, brillante matematico approdato ad Harvard e coinvolto negli esperimenti dello psicologo Henry Murray. Dall’altra c’è l’indagine dell’agente Joanne Miller, determinata a ricostruire la pista che conduce all’autore di una serie di attentati rimasti per anni senza un colpevole.vIl film prova così a mettere in comunicazione il ragazzo e il criminale, il talento e l’isolamento, il passato e ciò che sarebbe arrivato dopo. È proprio questa trasformazione il vero cuore del racconto e, allo stesso tempo, l’aspetto in cui il film mostra le sue principali fragilità.

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Unabomber, un thriller che funziona, ma lascia Kaczynski sullo sfondo

Partiamo da un dato positivo: Unabomber si guarda bene. Il ritmo non si inceppa, la confezione è quella di una produzione importante e la parte investigativa riesce a creare una certa tensione. Non ci si annoia, e già questo non è poco. Il problema arriva quando ci si accorge che il film sembra molto più a suo agio quando deve raccontare una caccia che quando deve raccontare una persona. Le indagini dell’FBI occupano progressivamente spazio, tra piste da seguire, sospetti e nuovi elementi da mettere insieme. È il terreno classico del thriller investigativo e il film lo percorre con sicurezza. Ma ogni volta che torniamo a Kaczynski viene spontaneo chiedersi: non era proprio lui la parte più interessante?

Il personaggio avrebbe avuto materiale a sufficienza per reggere da solo il film. Geniale, isolato, contraddittorio e profondamente disturbante, Kaczynski non è interessante soltanto per ciò che ha fatto, ma soprattutto per il percorso che lo ha portato a diventare quello che conosciamo. Ed è proprio quel percorso che rimane in parte nell’ombra. (10 serie tv tratte da storie vere che puoi recuperare in un weekend)

Cosa è successo a Kaczynski? Il salto temporale in Unabomber

Il problema più evidente arriva nel passaggio tra il giovane Kaczynski e l’uomo adulto diventato Unabomber. Il film ci mostra il ragazzo, il suo talento, l’ambiente di Harvard e il rapporto con Henry Murray. Poi, quasi improvvisamente, ci ritroviamo davanti all’adulto ricercato dall’FBI. In mezzo manca qualcosa. Non necessariamente una ricostruzione dettagliata di ogni anno, ma almeno qualche elemento in più che permetta allo spettatore di capire davvero la trasformazione. Come si passa da quel ragazzo brillante e isolato all’uomo che per quasi due decenni costruisce e invia ordigni?

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Il film lascia molti passaggi alla nostra immaginazione. Per chi conosce già la storia, questo può essere un limite relativo: alcuni vuoti vengono riempiti automaticamente grazie a ciò che si sa del caso. Per chi invece si avvicina a Kaczynski per la prima volta, il salto rischia di risultare ancora più evidente. Anche il continuo alternarsi tra passato e presente non sempre aiuta. L’intenzione è quella di creare un legame tra ciò che Kaczynski era e ciò che sarebbe diventato, ma non tutte le connessioni hanno il peso emotivo che potrebbero avere. È un peccato, perché il vero film era forse lì: raccontare la trasformazione, non soltanto la caccia. (10 eccellenti Miniserie Netflix tratte da storie vere)

Jacob Tremblay, Russell Crowe e Shailene Woodley: un cast che aveva ancora qualcosa da dire

Rassel Crowe in unabomber su Netflix

Sul fronte del cast, il progetto parte con nomi importanti. Jacob Tremblay interpreta il giovane Kaczynski, Russell Crowe veste i panni del professor Henry Murray e Shailene Woodley è l’agente FBI Joanne Miller. Nel cast figurano inoltre Alexander Ludwig, Marc Menchaca e Annabelle Wallis. Tremblay, in particolare, sceglie di non trasformare Kaczynski in una caricatura del “mostro”. Ed è probabilmente la direzione più interessante possibile. Rendere umano un personaggio così controverso non significa giustificarlo: significa provare a capire chi ci fosse prima del criminale.

Ed è proprio questa sfumatura a rendere alcune delle scene più interessanti del film. Il problema è che il copione non sempre permette agli interpreti di andare abbastanza a fondo. Il cast c’è, le idee pure, ma manca quel tempo narrativo necessario per trasformare le intuizioni in un vero approfondimento psicologico. Anche la regia di Janus Metz mantiene un tono controllato, senza cercare facili spettacolarizzazioni. Una scelta coerente con il tentativo di raccontare il caso da una prospettiva più umana.

Unabomber su Netflix: da vedere oppure no?

Unabomber la storia dietro un caso di cronaca americano

Alla fine, Unabomber è un film che intrattiene più di quanto riesca a scavare. E forse è proprio questa la definizione che gli calza meglio. Se cercate un thriller ispirato a un caso di cronaca, con un cast importante e una storia capace di tenere viva l’attenzione, il film ha diversi elementi interessanti. Se invece vi aspettate un ritratto psicologico approfondito di Ted Kaczynski, potreste arrivare ai titoli di coda con la sensazione che manchi ancora qualcosa.

Il potenziale c’era tutto: il rapporto con Murray, gli anni di isolamento, la trasformazione del giovane matematico e la lunga caccia dell’FBI. Ma il film sembra non trovare mai il coraggio di scegliere fino in fondo quale storia raccontare. E così resta una domanda sospesa: come è diventato Unabomber? È probabilmente la domanda più interessante che il film riesce a far nascere. Peccato che, quando arrivano i titoli di coda, la risposta non sia ancora davvero arrivata. (7 agghiaccianti film tratti da storie vere che mi hanno segnata a vita)