7) Generale Hux di Romnhall Gleeson
Il Generale Hux, interpretato da Domhnall Gleeson nella trilogia sequel di Star Wars, è uno dei casi più emblematici di cattiva scrittura trasformata in qualcosa di interessante grazie a un grande interprete. Sul piano narrativo, Hux è concepito come antagonista dell’Ultimo Ordine, ambizioso e spietato, ma la sceneggiatura spesso lo riduce a un cliché di villain caricaturale. Tra ordini urlati, monologhi enfatici e scontri verbali con Kylo Ren che, più che intimidire, sembrano inseriti per suscitare tensione superficiale o momenti comici involontari. Il risultato è un personaggio che, sulla carta, appare piatto e poco credibile, incapace di generare la minaccia profonda che invece la saga richiederebbe. Domhnall Gleeson, però, riesce a imprimere al Generale Hux una personalità distinta. Nonostante i dialoghi a tratti ridicoli e i comportamenti sopra le righe. L’attore riesce a trasmettere comunque la giusta arroganza, e un nervosismo sotterraneo che rende Hux molto più interessante di quanto la scrittura suggerisca.
Il suo volto teso, le microespressioni di rabbia repressa e il ritmo controllato della recitazione trasformano momenti altrimenti grotteschi in sequenze con un certo fascino. In più, Gleeson riesce a conferire al personaggio una sottile ironia involontaria. La sua serietà e il suo impegno tragico di fronte a situazioni spesso esagerate creano un contrasto che intriga il pubblico. Il che va a rendere Hux un villain “da guardare”, nonostante la trama lo tratti come una comparsa funzionale agli eventi principali. Alla fine, il Generale Hux è un’altra dimostrazione di come un attore talentuoso possa elevare personaggio del cinema scritto male. Gleeson prende un villain caricaturale e lo trasforma in una presenza scenica memorabile. Il personaggio rimane imperfetto, ma l’interpretazione gli regala un’energia che il copione non prevedeva, confermandolo come esempio perfetto di grande attore su cattiva scrittura.





