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La straordinaria storia del Napoleone di Kubrick, il film più ambizioso di sempre che non ha mai visto la luce

Napoleon, il miglior film di sempre... tra quelli non realizzati
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“Il ritmo lento di Barry Lyndon, la cura dei dettagli di 2001: Odissea nello spazio, i campi di battaglia di Spartacus”. In poche parole, “il film più iconico di Kubrick”. Così Adrienne Groen, co-curatrice di un’imponente mostra al Design Museum di Londra che fu dedicata nel 2019 al celebre cineasta, riassunse in poche parole il motivo per cui si decise di non inserire nella prima sezione uno dei suoi film più rappresentativi, preferendo raccontare l’incredibile saga di uno dei tanti film che non videro mai la luce. Anzi no, andiamo oltre: il film dei film, “the best movie never made”. “Il miglior film mai realizzato”. Letteralmente, mai. Questo è il titolo dell’articolo della BBC dal quale abbiamo estrapolato la citazione d’apertura, e rende bene l’idea di cosa sia stato Napoleon.

La balena bianca di Stanley Kubrick, per certi versi. Napoleon, infatti, è un’ossessione che monopolizzò alcuni anni della sua vita, tra la fine degli anni Sessanta e i primi dei Settanta.

Tra 2001: Odissea nello spazio, quello che molti critici sostengono sia “the best movie ever made”, e Arancia Meccanica, un altro titolo che ha lasciato un’impronta profonda nella storia del cinema.


Non è sacrilego, d’altronde, considerarlo il miglior regista della storia della settima arte, sempre che queste definizioni abbiano davvero un senso. E lo è stato perché non si accontentava mai, proprio mai. Perché il talento cristallino di un genio visionario incontrava la ricerca maniacale, il lavoro di dettaglio che sconfinava in terreni mai più attraversati dal mondo del cinema. Terreni inediti, pressoché inaccessibili per i comuni mortali.

Si arriva, così, a riosservare la filmografia di Stanley Kubrick e notare subito un dettaglio che dice tanto di lui e della sua incredibile unicità: realizzò “solo” tredici film nella bellezza di quarantasei anni. Uno ogni tre anni e mezzo circa. Pochi, rispetto a tanti altri. Soprattutto a contemporanei ben più prolifici di lui. Con due dettagli ben più rilevanti: difficile non definire come “capolavoro” ognuno di essi, con rare discussioni per una manciata sparuta di titoli. Soprattutto, l’elenco dei film sui quali aveva lavorato e non uscirono mai è altrettanto corposo. E altrettanto suggestivo, se non di più. Il segno di un genio che aveva un controllo assurdo sulle sue opere, curate con un gusto artigianale che sarebbe stato insostenibile per chiunque altro.

Il termine “maniacale” trova qui una nuova declinazione, senza rendere l’idea fino in fondo.

Da questo nasce Stanley Kubrick. E da questo nasce Napoleon, leggenda del cinema col gusto amaro dell’incompiuta.

Perché sì, era tutto pronto: non restava altro che girarlo. Poi, però, il destino ci negò una gioia tanto grande. Una parte di questa storia sarebbe poi riemersa, grazie un impiegato qualunque, in una remota miniera di sale del Kansas, ma ci arriveremo tra un po’.

La storia del Napoleon di Stanley Kubrick

Stanley Kubrick
Credits: Photofest

“Abbiamo allestito la sezione iniziale perché è una splendida illustrazione del suo processo creativo, sostiene ancora Adrienne Groen nell’articolo citato in precedenza. “Si possono osservare i suoi metodi e la quantità di materiale che ha raccolto prima ancora di iniziare”. Già, il materiale. E che materiale, sia per le straordinarie trovate tecniche che per il lavoro di ricerca preliminare. Secondo quanto emerso, Kubrick raccolse e analizzò negli anni qualcosa come cinquecento biografie di Napoleone Bonaparte, mise insieme migliaia di fotografie di location europee, catalogò decine di migliaia di schede storiche e preparò mappe dettagliate delle battaglie, studiando con una cura incredibile ogni dettaglio della sua vita. Non solo il pensiero, le battaglie e i passaggi cruciali della sua vita, incluso ovviamente il rapporto con la moglie Giuseppina, ma anche la quotidianità del corso e ogni aspetto derivante dalla cornice storica dell’epoca.

Deyan Sudjic, co-curatore della mostra, mise in evidenza, in particolare, la creazione di un archivio preziosissimo sulla figura di Napoleone, racchiuso in un armadietto di legno pieno di schede.

“È una Wikipedia analogica”, dice. “Scegliete un giorno qualsiasi della vita di Napoleone, aprite il cassetto corrispondente, sfogliate fino alla scheda e troverete informazioni su tutto”, continua, “da cosa mangiasse a colazione a cosa indossasse Giuseppina a cena”. Tra le altre cose, Kubrick raccolse informazioni dettagliate persino sulla tipologia di terreno che affrontò a Waterloo, sede della storica sconfitta che arrestò la sua ascesa. Niente era lasciato al caso, proprio niente. Persino la forma di un chiodo in un ferro di cavallo.

Per realizzare un’impresa del genere, Kubrick si avvalse della collaborazione di tante persone, coinvolte nell’impresa con il compito di setacciare l’Europa alla caccia di ogni potenziale traccia su Napoleone. Niente era superfluo, tutto era necessario: ogni aspetto era potenzialmente indispensabile. Fu inoltre coadiuvato da storici di prim’ordine del calibro di Felix Markham, diventando a sua volta un esperto della figura di Napoleone: non è eccessivo sostenere che il regista, in quegli anni, divenne uno degli studiosi non accademici più importanti del mondo sull’argomento.

Potremmo raccontare molti altri aneddoti a riguardo, ma dovremmo aver reso sufficientemente l’idea. Così come dovremmo aver restituito in minima parte la passione viscerale che Kubrick aveva riposto nel progetto. Per Napoleon, certo, ma non solo: “La pre-produzione e il montaggio erano una gioia per Kubrick, le riprese stesse una necessità”, disse Jan Harlan, cognato e storico collaboratore del regista.

A questo punto, però, una domanda è d’obbligo: perché Kubrick si mise in testa di realizzare un film su Napoleone?

Perché farlo con questa cura, cercando oltretutto di ricostruire l’intera sua biografia e non un passaggio specifico? Insomma, perché si spese fino a questo punto per realizzare un’opera tanto complessa? La risposta breve è legata al fatto che sia stata proprio questa sua straordinaria meticolosità a farne il cineasta immortale che ancora oggi è un riferimento assoluto per generazioni di autori. Quella più lunga, invece, è incentrata sulla volontà di dedicare uno dei migliori film di tutti i tempi a un personaggio storico che ebbe un impatto clamoroso sulle vite di milioni di persone, con riflessi che si avvertono ancora a distanza di secoli. Per lui, Napoleone era il personaggio perfetto per raccontare l’ambizione umana, il potere e la caduta, dando così vita al film storico definitivo. Non solo un film su Napoleone, ma un ritratto magistrale della vita tra il XVIII e il XIX secolo.

Pareva essere un passaggio doveroso, visto che non riteneva all’altezza i tentativi precedenti di portare al cinema la sua biografia.

Lo standard perseguito era pressoché irraggiungibile: era il volo pindarico di un genio che si issa su cime impraticabili per chiunque non voglia affrontare un percorso del genere. Kubrick era consapevole di poter ancora eguagliare i livelli di 2001: Odissea nello spazio, spingendosi persino oltre. Ci credette davvero, e fece letteralmente di tutto per avviare un progetto di tale portata. E no, non parliamo solo della fase preliminare e delle ricerche: Kubrick aveva già le idee chiare su ogni aspetto. Per il ruolo del protagonista, per esempio, aveva pensato inizialmente a Marlon Brando, salvo poi orientarsi con decisione su Jack Nicholson, attore con cui avrebbe poi realizzato Shining; Giuseppina, invece, avrebbe potuto trovare in Audrey Hepburn l’interprete ideale.

Jack Nicholson, protagonista virtuale di Napoleon
Credits: Warner Bros.

Il progetto era mastodontico, ma razionale: avrebbe richiesto un budget pazzesco, ma non impossibile. Pur volendo coinvolgere nelle riprese decine di migliaia di comparse, parte delle quali provenienti direttamente dall’esercito romeno (sì, avete letto bene) per restituire maggiore autenticità nelle scene delle battaglie, ogni aspetto preliminare era stato studiato in modo tale da poter ottenere una luce verde. Kubrick, al di là delle apparenze, non era affatto un sognatore irrealistico: preparava ogni progetto con un pragmatismo quasi ingegneristico. “Non era poi così difficile come sembrava a prima vista”, disse ancora Harlan. Stiamo parlando, d’altronde, di un autore che pochi anni prima aveva affrontato la realizzazione di uno dei film più complessi mai concepiti dalla mente umana.

Ma allora perché il progetto fu bocciato? Chi si mise di mezzo tra il sogno di Kubrick e il duro ritorno alla realtà?

Il regista aveva già un accordo di pre-produzione con la MGM, ma si creò una contingenza infelice. Ovvero: il budget ingente previsto spaventò la casa di produzione, anche perché il Napoleon di Kubrick sarebbe arrivato a ridosso del flop di un altro film kolossal sulla figura del corso: Waterloo, titolo italo-sovietico firmato da Sergej Fëdorovič Bondarčuk. Oltretutto, la MGM era reduce da un cambio di proprietà, e i nuovi responsabili pare non fossero pienamente convinti dal piano. Il progetto fu così fermato sul più bello, quando tutto sembrava pronto per l’impresa.

Kubrick, dal canto suo, non si fermò lì: il suo film successivo fu Arancia Meccanica e pochi anni dopo, nel 1975, uscì Barry Lyndon. Non sarà Napoleon, ma ha comunque dato vita a uno dei migliori film storici di sempre. Un film in cui sono presenti alcune intuizioni tecniche elaborate per il film irrealizzato (soprattutto sull’avveniristico utilizzo delle luci naturali), così come elementi del mastodontico progetto Napoleon si ritroveranno poi nelle opere successive del cineasta.

E Napoleon che fine fece?

Visto che questa storia, raccontata in un bel libro del 2011, presenta tratti che meriterebbero a loro volta uno straordinario film, la sceneggiatura consegnata alla MGM fu ritrovata nel 1994, per puro caso, da un impiegato della United Artists presso una miniera di sale nel Kansas: era sorta, infatti, dalle macerie di un edificio che era stato utilizzato come archivio dalla casa di produzione.

Kubrick, a quanto pare, non rinunciò a lungo all’idea di mettere in piedi l’opera: il sogno era sempre rimasto presente nella sua mente, ma morì nel 1999 senza riuscire a dargli vita. Ci regalò altri momenti straordinari che hanno impreziosito la storia del cinema come pochissimi altri, ma il suo capolavoro definitivo rimase chiuso in un cassetto. Napoleone, dal canto suo, troverà spazio in altri progetti, non ultimo il film del 2023 di Ridley Scott, ma niente esclude che un giorno, chissà quando e chissà perché, qualcuno potrebbe possa decidere di raccogliere la sua ingombrante eredità. Riprendere in mano Napoleon, magari in un formato che potrebbe adattarsi perfettamente alla mole di materiale da mettere in scena: una miniserie, quindi, da sette puntate. Con le risorse tecnologiche attuali, finalmente all’altezza delle visioni del regista. Perché no, un progetto HBO. Guidato da Steven Spielberg, magari con Cary Fukunaga alla regia.

Siamo stati troppo specifici, vero? Beh, il motivo è presto detto: si parla del progetto dal 2013, e nel 2023 fu annunciato ufficiosamente da Spielberg. A distanza di tre anni non abbiamo avuto ulteriori aggiornamenti, ma non sarà certo un problema: stiamo attendendo il miglior film di sempre da cinquantacinque anni, e la pazienza non manca. Questo e altro, per Napoleon.

Antonio Casu