K-pop Demon Hunters incontra i demoni in un’esplosione di colori, musica e ironia. Il risultato? Un film che non puoi guardare stando immobile.
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C’è chi, su Netflix, apre la piattaforma per cercare il nuovo drama romantico e chi… finisce intrappolato in un film animato dove le idol K-pop combattono demoni con coreografie da stadio. La trama potrebbe essere in effetti riassunta così, ma è sicuramente molto di più. Sulla carta sembrerebbe il prossimo prodotto flop della piattaforma e invece basta vedere i primi 20 minuti del film per capire come invece sia un nuovo gioiello di spicco.
K-Pop Demon Hunters non è un titolo messo lì a caso: qui la musica è più affilata di una katana e l’eyeliner resiste persino all’inferno.
Se pensi che il K-pop sia solo cuoricini e passi sincronizzati preparati a vederlo mischiato con folklore coreano, armi magiche e gag che potrebbero tranquillamente essere un meme su TikTok. E in effetti sul social è stato possibile vedere un vero e proprio amore incondizionato verso le idol animate: una sorta di Hatsune Miku 2.0.
Le Huntr/x (Rumi, Mira e Zoey) di giorno sono superstar del K-pop, di notte diventano cacciatrici di demoni. Non è una metafora: ballano, cantano e poi PUUUFFFF….tirano fuori spade magiche per salvare il mondo. Eppure, i mostri non sono solo demoni, ma concetti astratti come paure, insicurezze e senso di inadeguatezza.
La minaccia questa volta è doppia: la boyband Saja Boys che, a quanto pare, ha venduto l’anima (letteralmente) per diventare la concorrenza più letale e un antagonista supremo, Gwi-Ma, che vuole distruggere il sigillo magico Honmoon.
Ah, piccolo dettaglio: Rumi è una mezza demone. Ed è proprio su questo che gira forse l’intera opera, mostrare come anche nel bene più assoluto, ci sarà sempre del male. Ma tutta la storia serve e ci porta a riflettere su come chiunque di noi nasconda dentro di sé un demone che bisogna semplicemente saper accettare.
Se un videoclip delle Blackpink e un anime shonen si fossero innamorati in una discoteca il figlio sarebbe K-Pop Demon Hunters. E noi che abbiamo amato il film non possiamo che adottare volentieri questo bambino. Colori saturi, neon a pioggia, transizioni che sembrano uscite da un AMV su YouTube del 2009 (in senso buono) e combattimenti coreografati come se fossero performance di un award show. E infatti le Huntrix hanno vinto non solo sullo schermo, ma anche nel mondo reale, con milioni di streaming: sia su Netflix che Spotify.
Le registe Maggie Kang e Chris Appelhans hanno chiaramente detto facciamo tutto e Netflix ha risposto ‘sì, ecco i soldi’. E possiamo ben dire che la fiducia sia stata ben riposta!
La soundtrack? È una bomba. Brani originali che ti si stampano in testa e beat che ti fanno venire voglia di imparare la coreografia anche se non sai neanche fare la Macarena. Perché K-Pop Demon Hunters non è solo film, ma musica allo stato puro, in grado di sanare l’universo e anche forse i nostri cuori. I pezzi delle Huntr/x sono emotivi e potenti; quelli dei Saja Boys… beh, sono perfetti se vuoi sentirti manipolato da un demone fashion con i glitter. Una versione ultraterrena di uno scontro fra le Blackpink e i BTS: e noi nel mezzo non sapendo quale maglietta del merch indossare.
Dopo il film metà del pubblico è corso su Spotify, l’altra metà su TikTok per rifare i balletti.
Tra una canzone e un colpo di spada però, K-Pop Demon Hunters parla di accettazione. Rumi deve convivere con la sua parte demoniaca, imparare a non nascondersi e a usare ciò che la rende diversa come punto di forza. Ma è davvero questo il modo di affrontare i nostri mostri interiori? Rumi ci permette di capire che i difetti non vanno nascosti, ma abbracciati: perché anche un demone può avere un’anima.
C’è anche una bella riflessione su amicizia, pressione culturale/sociale e… su come sopravvivere quando il tuo lavoro è combattere demoni che ballano meglio di te. Anche quando il gioco si fa duro e i tranelli sono dietro nel backstage, bisogna vestirsi d’oro e cantare a testa alta.
Sostanzialmente: K-pop Demon Hunters sa benissimo di essere sopra le righe. Ci sono gag, battute che prendono in giro i cliché delle boyband e momenti talmente assurdi che ti ritrovi a ridere mentre una scena dovrebbe essere drammatica.
È un po’ come se Scott Pilgrim avesse fatto un Erasmus a Seoul e fosse tornato con più glitter e più arti marziali. Perché la forza del film è quella di arrivare all’eccesso e non cadere mai nel banale o nel trash. E anche quando qualche momento sembra esserlo, la pellicola ne fa il suo punto forte e distintivo.
K-pop Demon Hunters è un film che si muove a ritmo di musica, combattimenti e segreti. Ma come in ogni buona storia, ciò che davvero ci resta nel cuore non sono solo le coreografie spettacolari o i colpi di scena, bensì loro: le protagoniste. Tre ragazze, un gruppo idol, un legame che va oltre il palcoscenico. Ognuna con un carattere preciso, un passato che pesa e un ruolo fondamentale nel gruppo. Ecco chi sono, una per una, le ragazze pronte a salvare il mondo… ballando.
Rumi: Leader del gruppo e cuore emotivo della storia. A prima vista è la classica idol K-pop perfetta: sicura sul palco, carismatica e con una voce che può fermare un demone in corsa. Ma sappiamo bene come anche le facciate più splendenti possano nascondere una sofferenza più grande di un palcoscenico. Dietro la facciata scintillante nasconde un segreto che rischia di distruggere tutto: è una mezza demone. Questa doppia natura la rende vulnerabile e allo stesso tempo incredibilmente potente. Rumi è la prova che puoi essere un’eroina anche se non ti senti sempre tale. Ci mostra come sia normale sentirsi sbagliati, fuori posto e spesso non in grado di salvare il mondo. Rumi e il film ci permettono di comprendere come questo vada bene e soprattutto che nelle battaglie non siamo mai veramente soli.
Mira: La mente strategica del trio. Mira è la meno appariscente sul palco, ma quando si tratta di pianificare una battaglia contro i mostri non ce n’è per nessuno. Forse fra le due amiche è quella della quale Rumi ha più paura che possa scoprire il suo segreto. Nonostante la sua durezza e cieca convinzione di dover distruggere i demoni, potrebbe mai farlo con la migliore amica? Vedendo il rapporto fra le tre comprendiamo subito la risposta. È quella che mantiene la calma mentre tutti urlano, con una battuta pronta anche nei momenti peggiori. Il suo stile di combattimento è preciso e veloce, quasi coreografico.
Zoey: L’ ottimista. Energica, imprevedibile e con un umorismo che rompe la tensione nei momenti più duri. Zoey è quella che parte a testa bassa contro un demone e poi si ricorda a metà che doveva aspettare il segnale. Lei, così come tutte le altre, nasconde però delle fragilità che tende a celare anche a sé stessa. In fondo non serve essere una mezza demone per sentirsi fuori posto e sbagliata: questo lo abbiamo capito bene. Nonostante ciò, è leale fino all’osso e mette sempre il bene del gruppo davanti a tutto.
I Saja Boys: Gli antagonisti più glitterati della storia. Boyband di successo, bellissimi e perfettamente sincronizzati… peccato siano letteralmente emissari dell’inferno. Hanno la capacità di ipnotizzare il pubblico e sfruttarlo per indebolire il sigillo che separa il nostro mondo dal regno dei demoni. Un mix letale di fascino e pericolo. Vorremmo odiarli, ma il leader Gin-hu è così affascinante da dimenticarci completamente che si tratta del cattivo (o forse no).
Giunti a questo punto mi sembra giusto informarvi che Netflix non ha ancora annunciato un sequel ufficiale di K-pop Demon Hunters ma, tra i numeri stratosferici e il merchandising già in vendita online è difficile immaginare che lascino il palco vuoto. Già si parla di una serie spin-off sulle origini di Gwi-Ma (perché si sa i villain rubano sempre la scena) e di un videogioco rhythm-based dove combatti demoni seguendo il beat. Insomma, quello che è chiaro è che le Huntrix nonostante abbiano appena mosso i primi passi sul palco, si preparino già a un tour mondiale.
Insomma: K-Pop Demon Hunters è un concentrato di pop, mito e ironia. Non sarà un film perfetto ma è impossibile non divertirsi: ti trascina, ti fa ridere, ti fa canticchiare e per due ore ti convince che anche tu potresti combattere un demone con un passo di danza ben assestato. E forse in fondo, le Huntrix, hanno sanato anche l’Honmoon del nostro di mondo con le loro parole e canzoni.










