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10 tra i film biopic più emozionati degli ultimi 50 anni di cinema

5) L’ultimo imperatore

Una delle scene più iconiche della storia del cinema
Credits: Columbia Tristar

L’ultimo imperatore (1987) è uno di quei film capace di immergere lo spettatore in un altro mondo. Facendogli vivere l’ascesa e la caduta di un’epoca intera. Diretto da Bernardo Bertolucci, il film racconta la vita incredibile di Pu Yi, l’ultimo imperatore della Cina, dall’infanzia vissuta nel lusso assoluto della Città Proibita fino alla sua trasformazione in un uomo comune nella Cina comunista.

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Una delle cose che colpiscono subito è la maestosità visiva del film. Bertolucci ha avuto il permesso, per la prima volta nella storia del cinema, di girare all’interno della Città Proibita, e il risultato è spettacolare. Ogni inquadratura è una vera e propria opera d’arte, con scenografie grandiose, costumi sfarzosi e una fotografia straordinaria curata da Vittorio Storaro. I colori con i quali gioca rappresentano i diversi periodi della vita di Pu Yi. L’infanzia è dominata da tonalità calde e dorate, simbolo di un mondo antico e intoccabile, mentre man mano che la sua vita si complica, i colori diventano più freddi, con una predominanza di grigi e verdi che evocano la durezza del regime comunista e la perdita di identità del protagonista.


Ad accompagnare una regia immersiva che alterna momenti intimi e delicati a scene di grande impatto visivo, c’è una colonna sonora composta da Ryuichi Sakamoto, David Byrne e Cong Su. Le musiche mescolano sonorità tradizionali cinesi con influenze occidentali, creando un’atmosfera sospesa tra due mondi, proprio come la vita di Pu Yi, diviso tra l’essere un simbolo del passato e un uomo costretto ad adattarsi al futuro.

Il protagonista è interpretato da John Lone, capace di rendere alla perfezione la complessità di Pu Yi: un uomo cresciuto credendosi divino, ma che si ritrova sempre più impotente di fronte agli eventi storici. Anche il cast di supporto è eccellente, con Peter O’Toole nei panni del precettore britannico Reginald Johnston, che rappresenta uno dei pochi punti di riferimento nella vita del protagonista.

Il film fu un trionfo assoluto, vincendo 9 Oscar, tra cui Miglior film, Miglior regia, Migliore cceneggiatura non originale e Migliore fotografia. È uno dei pochi film nella storia ad aver vinto tutti gli Oscar per cui era candidato, segno della qualità eccezionale di ogni aspetto della produzione. Anche la critica lo accolse con entusiasmo, lodandone la bellezza visiva e la profondità emotiva.

Perché è un film da vedere? Perché è un viaggio epico nella vita di un uomo che ha vissuto tra due epoche e due mondi agli antipodi. È un film che parla del potere, dell’identità e della capacità di adattarsi ai cambiamenti della storia. E lo fa con in maniera visivamente grandiosa, con una regia raffinata e una colonna sonora quasi ipnotica.

6) Toro Scatenato

Jack LaMotta piuttosto malconcio in un film da vedere
Credits: United Artists

Toro scatenato (Raging Bull, 1980) è uno di quei film da vedere che ti colpiscono allo stomaco, letteralmente. Diretto da Martin Scorsese, è molto più di un semplice biopic sportivo. È un viaggio nella mente tormentata di Jake LaMotta, il pugile italo-americano famoso tanto per la sua aggressività sul ring e la sua autodistruttività nella vita privata.

Una delle prime cose che cattura l’attenzione è la fotografia in bianco e nero, curata magistralmente da Michael Chapman. Questa scelta non è solo stilistica, ma anche narrativa. Dà al film un’aria senza tempo, enfatizza la crudezza della storia e richiama i vecchi filmati d’archivio della boxe. Ogni fotogramma sembra studiato per sembrare un’opera d’arte. Con giochi di luci e ombre che esaltano il contrasto tra la gloria del ring e il buio interiore del protagonista. Le scene di combattimento, in particolare, sono tra le più intense mai girate. Scorsese le trasforma in veri e propri momenti di psicodramma, con ralenti ipnotici, angolazioni estreme e suoni distorti che amplificano la sensazione di violenza e isolamento.

La regia di Scorsese è pura potenza visiva e narrativa. Non si tratta di un classico film di pugilato con l’arco narrativo dell’eroe che trionfa. Toro scatenato è il ritratto di un uomo che, nonostante il talento, è il peggior nemico di sé stesso. LaMotta è ossessionato dalla gelosia, dal controllo, dalla sua insicurezza, e tutto ciò lo porta a distruggere ogni rapporto significativo della sua vita.

E qui entra in gioco Robert De Niro, che offre una delle performance più straordinarie della storia del cinema. La sua trasformazione fisica è leggendaria! Per interpretare il LaMotta giovane e atletico, si è allenato come un vero pugile. Mentre per rappresentare la sua decadenza negli anni successivi, ha preso 27 kg, rendendo il suo corpo pesante e trasandato. Ma oltre alla metamorfosi fisica, è l’interpretazione psicologica a lasciare senza fiato. De Niro riesce a rendere LaMotta affascinante e repellente allo stesso tempo, un uomo brutale ma tragicamente umano. La sua performance gli valse l’Oscar come Miglior attore protagonista, riconoscimento più che meritato.

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