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Bette and Joan: cosa è vero e cosa no in Feud

Ryan Murphy ci ha abituati troppo bene. Ogni sua creazione è un successo e raccoglie una fetta di pubblico sempre diverso e sempre maggiore. Eppure, la notizia dell’arrivo sugli schermi della Serie antologica “Feud” mi ha colto di sorpresa e, soprattutto, mi ha fatto dubitare di lui, della sua idea. Sì, ho creduto che Ryan Murphy, stavolta, potesse “toppare”. Quella a toppare, invece, ovviamente, sono stata io. La prima stagione di “Feud” è una bomba, un gioiello, un qualcosa che sarebbe opportuno far vedere ai ragazzi nelle scuole perchè regala uno spaccato di una realtà giudicata dorata per troppi anni, il mondo di Hollywood.

Per pagare pegno e farmi perdonare quella leggerezza ho deciso di portarvi nel mondo di “Feud: Bette and Joan” e di dirvi quanto c’è di vero in questa Serie Tv. L’idea di Murphy è quella di dedicare ogni stagione di questa Serie a una faida famosa e la prima racconta quella tra Bette Davis e Joan Crawford, due miti assoluti del cinema hollywoodiano interpretati rispettivamente da Susan Sarandon e Jessica Lange.

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Nate entrambe nel primo decennio del ‘900, Bette e Joan erano molto diverse: la prima forte, autoironica e talentuosa all’ennesima potenza; la seconda, invece, bellissima, ambiziosa e molto intensa. Le loro differenze hanno permesso ad entrambe di “regnare” ad Hollywood per decenni ma, allo stesso tempo, le hanno tenute lontane, così lontane da metterle al centro di una faida per la quale, ancora oggi, sono ricordate. La Serie Tv si incentra sul racconto della lavorazione del film che le ha viste protagoniste e che ha risollevato le loro carriere, ormai sul viale del tramonto, “What ever happened to Baby Jane?”.

Chi guarda la Serie con occhio inesperto (senza sapere nulla della storia delle due donne) potrebbe pensare che la forte rivalità rappresentata sia frutto di un’esasperazione degli eventi ma non ci sarebbe nulla di più sbagliato: la Davis e la Crawford si odiavano veramente. Questo influenzò non solo la loro vita privata, ma anche, e soprattutto, quella professionale. Ma da dove nasce tutto questo odio? Semplice, e anche banale: furono entrambe innamorate dello stesso uomo, tale Franchot Tone. Inizialmente in coppia con la Davis, Tone cedette all’insistente corteggiamento della Crawford famosa, a quei tempi, per la sua poca voglia di nascondere le relazioni amorose. I pettegolezzi dell’epoca ci raccontano di una Crawford che, pur sapendo del legame esistente tra la Davis e Tone, invitò l’attore a casa accogliendolo senza veli. I due convolarono a nozze poco dopo, alimentando la fiamma dell’odio tra le due donne.

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Ryan Murphy, però, sceglie deliberatamente di eliminare il gossip amoroso dalla Serie, rimarcando, così, le differenze caratteriali e interpretative delle attrici che, dopo più di vent’anni da quel matrimonio, si fanno ancora la guerra. Bette Davis e Joan Crawford continuarono, nel corso della vita, a sfiorarsi e scontrarsi quando erano sotto contratto con due case di produzione diverse ma anche, e soprattutto, quando firmarono entrambe con la Warner Bros. Addirittura portarono all’esasperazione Jack Warner (uno straordinario Stanley Tucci), capo della casa di produzione omonima che giurò, in più occasioni, che non avrebbe più lavorato con entrambe (giuramento mai mantenuto!).

Joan Crawford doveva dimostrare di essere anche brava e non solo bellissima. Bette Davis doveva dimostrare di poter far parte di Hollywood anche se, a quei tempi, la bellezza, che non era sua caratteristica primaria, era fondamentale. Entrambe riuscirono a scolpire il proprio nome nella pietra del Cinema di allora ma, quando i riflettori iniziarono a illuminare le attrici più giovani, abbandonandole, affrontarono la disfatta in maniera decisamente diversa.

Da questo momento in poi inizia il racconto di Murphy.

La Crawford, sommersa di debiti, si rifugia nell’alcool mentre la Davis continua a “combattere” nei teatri, accettando anche minuscole particine pur di poter recitare ancora. Nella Serie si racconta di come sia stata la Crawford a scegliere la sceneggiatura del film “What ever happened to Baby Jane?” (cercando tra centinaia di romanzi aiutata dalla fedele governante Mamacita) e a proporla prima al regista Robert Aldrich (Alfred Molina) e in seguito anche alla rivale Bette Davis.

In realtà non andò esattamente così: fu Aldrich a scegliere di proporre quel film alla Warner Bros pensando di poter così dimostrare (anche lui) il suo valore come regista e di non essere confinato nell’elenco dei registi di serie B. Una verità raccontata nella Serie è, però, che fu la Crawford a chiedere alla rivale di partecipare al film. Addirittura le propose la parte della protagonista, Baby Jane appunto. Questa scelta fu per Joan Crawford l’equivalente di una “zappa sui piedi”: le sfaccettature del personaggio principale sono il vero senso del film, molto più che la storia stessa, e Bette Davis fu DIVINA.

Tutti i litigi e i dispetti che videro le due donne protagoniste durante la lavorazione del film, non solo sono reali ma sono stati ampiamente edulcorati da Murphy. Il regista ha deciso di inserire numerosi momenti di vicinanza tra le due dive, momenti in cui le attrici si confessano e si rendono conto che anche loro,come Blanche e Jane, sarebbero potute essere amiche.

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Il film fu un grande successo di pubblico e critica e ricevette 5 candidature agli Oscar tra cui quello alla Migliore Attrice Protagonista, solo per Bette Davis. Questa fu una notizia che distrusse totalmente quel briciolo di sicurezza che Joan Crawford aveva acquisito grazie al successo del film: la Davis aveva già la statuetta in tasca e tutta Hollywood lo sapeva. Tutti sapevano che Bette Davis sarebbe stata la prima attrice a vincere 3 premi Oscar e Lucille (il vero nome della Crawford) non poteva permetterlo.

In “Feud”, probabilmente per non rischiare di offuscare il mito dell’attrice, Murphy descrive la Crawford come una donna sola e alcolizzata, plagiata da Hedda Hopper, una delle più famose giornaliste di gossip dell’epoca. Distrutta dalla mancata candidatura e senza le nuove importanti proposte che si aspettava dopo il successo del film, Joan Crawford si lascia convincere dalla Hopper e si lancia in una campagna diffamatoria nei confronti di Bette Davis, chiede di poter presentare il premio alla Miglior Regia e contatta le candidate al premio come Migliore Attrice convincendole a permetterle di ritirare il premio al posto loro.

In realtà, però, sebbene con l’aiuto dei giornali scandalistici, fu proprio la Crawford ad avere l’idea malsana di rovinare la Davis e, durante la 35esima edizione degli Academy Awards, fu sempre lei a sentirsi orgogliosa quando l’attrice vincitrice del premio fu Anne Bancroft e non Bette. Atteggiandosi come se la statuetta fosse sua, Joan Crawford viene ricordata, dagli addetti ai lavori, come la donna più fotografata dell’intera serata: “si sarebbe fatta fotografare anche con l’usciere pur di stare al centro dell’attenzione”, si diceva il giorno dopo.

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La seconda parte di “Feud” ci racconta cosa accadde quando “What ever happened to Baby Jane?” era ormai acqua passata. Due anni dopo la sua uscita, infatti, Robert Aldrich decise di realizzare una sorta di sequel del suo successo e scelse come sceneggiatura un altro romanzo di Henry Farrell: “Hush hush..sweet Charlotte” raccontava, in realtà, una storia molto diversa rispetto a quella di Baby Jane ma il regista scelse sempre le due dive come protagoniste per tentare di replicare il precedente risultato. Ryan Murphy, per questa parte di storia, si è dovuto affidare molto ai racconti dell’epoca. Infatti la versione ufficiale dell’accaduto è leggermente diversa da quella che si vocifera nei corridoi degli Studios.

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In “Feud” si racconta di una Joan Crawford sempre più gelosa, più esasperata, e di una Bette Davis che riesce, in qualche modo, a riprendere in mano la sua vita, nonostante l’umiliazione subita agli Oscar. Nella Serie, la Crawford, scontenta del ruolo di produttrice della Davis e invidiosa delle attenzioni che Aldrich le dedica, inventa un malanno respiratorio sperando di rimandare la produzione del film ottenendo, invece, il licenziamento e la quasi rovina economica e professionale. I rapporti ufficiali raccontano, invece, che la scelta di allontanare la Crawford dal film avvenne per divergenze artistiche: lei non approvava pienamente la sceneggiatura e non si dimostrava collaborativa nelle riprese.

La cosa più interessante di tutta la vicenda, però, è che l’attrice che sostituì Joan Crawford è l’unica che non ha apprezzato l’operato di Murphy. Sto parlando di Olivia de Havilland, interpretata in “Feud” da una sublime Catherine Zeta-Jones. L’attrice, prossima al traguardo dei 102 anni, è la più anziana vincitrice di un Oscar ancora in vita ed è una dei pochi ad aver vissuto tutti gli eventi raccontati nella Serie. La de Havilland, molto amica della Davis, ha dichiarato di non aver apprezzato come Ryan Murphy l’abbia dipinta, in particolare non ha gradito i commenti messi in bocca alla Zeta-Jones sulla sorella Joan Fontaine con la quale Olivia aveva pessimi rapporti. Inoltre l’attrice non ha mai chiaramente ammesso la reale esistenza della faida tra la Crawford e la Davis, forse per rispetto alla memoria della sua amica o forse per proteggere quel mondo hollywoodiano ormai scomparso.

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La fine di “Feud” è un colpo al cuore: la grande Joan Crawford che muore sola, in preda alle allucinazioni; la maestosa Bette Davis che, saputa la notizia, commenta: “Mi hanno insegnato che bisogna sempre dire bene dei morti. Joan Craword è morta..BENE!”.

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Quello che ci rimane, a parte le chiacchiere da bar, sono i film che queste due dive ci hanno lasciato (a proposito, se non l’avete già fatto, correte a vedere “Che fine ha fatto Baby Jane?”, è meraviglioso!), la loro eredità immensa che non potrà essere scalfita da nessun attrito, da nessuna faida. Alla fine, “Feud: Bette and Joan” è una storia di continuo riscatto in cui ogni personaggio sente il peso di se stesso e di ciò che era una volta e combatte contro lo spietato scorrere del tempo.

Leggi anche – Feud: perchè guardare la Serie antologica di Ryan Murphy

Written by Stefania Tomagra

Sono lunatica, permalosa e fin troppo intransigente. Studentessa universitaria di Fisica a tempo perso, divoratrice di Serie Tv a tempo pienissimo. Adoro le serie in costume e i legal/drama: mi innamoro alla follia di almeno un personaggio per serie.

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