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È arrivato il momento di dedicare il giusto tributo a quel fenomeno di Walton Goggins

Walton Goggins in Fallout

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Ci sono attori che entrano in una serie o in un film e interpretano un personaggio. Poi ce ne sono altri che entrano in scena e cambiano la temperatura di quello che stiamo guardando. Walton Goggins appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Non importa quanto grande sia il ruolo, quanto spazio abbia nella sceneggiatura o persino quanto sia importante il progetto nel quale è coinvolto. Quando compare lui, qualcosa succede.

Una scena apparentemente ordinaria acquista un’altra consistenza, un dialogo diventa più imprevedibile, un personaggio secondario sembra improvvisamente avere una storia che vorremmo conoscere. Per anni questa capacità è rimasta quasi un segreto per il grande pubblico. Walton Goggins era l’attore che riconoscevi senza ricordarti subito il nome, quello che compariva in una serie e faceva scattare il classico “ma questo dove l’ho già visto?”. Poi sono arrivate interpretazioni sempre più impossibili da ignorare e, infine, Fallout (Prime Video).

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Ma pensare che il fenomeno Goggins sia nato con The Ghoul sarebbe un errore enorme. Fallout è soltanto la punta di un iceberg costruito in decenni di carriera, attraverso personaggi diversissimi tra loro e una disponibilità quasi irragionevole a sporcarsi le mani con ruoli scomodi, eccentrici, grotteschi, violenti o semplicemente difficili. È anche per questo che siamo arrivati al momento giusto per dedicargli il tributo che merita. Perché Walton Goggins non è più soltanto uno dei grandi character actor americani. È diventato uno degli interpreti più riconoscibili della televisione contemporanea. E la cosa più interessante è che questa consacrazione non sembra aver cancellato ciò che lo ha reso speciale. Al contrario, sembra averlo portato al punto esatto della carriera in cui può finalmente raccogliere tutto quello che ha seminato.

La sua carriera inizia alla fine degli anni ’80

Da questo momento in poi, l’attore procede per anni attraverso ruoli televisivi e cinematografici spesso lontani dai riflettori. È The Shield (ecco la spiegazione del finale), però, a rappresentare una svolta fondamentale. Shane Vendrell è un personaggio moralmente compromesso, aggressivo, imprevedibile e progressivamente sempre più complesso. Goggins non lo interpreta cercando di renderlo semplicemente cattivo. Gli dà qualcosa di molto più interessante: una dimensione umana che rende ancora più difficile giudicarlo in maniera lineare. È una caratteristica che tornerà continuamente nella sua carriera. Goggins sembra avere un talento particolare per i personaggi che sulla carta potrebbero essere facilmente ridotti a una funzione narrativa. Il criminale, il fanatico, il violento, il buffone, il perdente, il narcisista, il bastardo di turno. Lui prende queste definizioni e le apre dall’interno, cercando sempre quella contraddizione che può trasformare una figura apparentemente semplice in una persona.

Con Shane Vendrell si vede già una delle sue qualità più importanti: Goggins non ha paura di rendere sgradevoli i propri personaggi. Non cerca continuamente l’approvazione dello spettatore. Anzi, sembra quasi divertirsi nel costringerci a restare davanti a persone che potremmo facilmente decidere di odiare. Il risultato è un’interpretazione ruvida, fisica e nervosa, che contribuisce a fare di Shane uno dei personaggi più memorabili della serie. Se The Shield gli permette di farsi notare, Justified gli consente di dimostrare fino a che punto può arrivare. Boyd Crowder avrebbe potuto essere un semplice antagonista di Raylan Givens. Un criminale, un estremista, un uomo pericoloso destinato a rappresentare uno degli ostacoli del protagonista. E invece Walton Goggins trasforma Boyd in una delle presenze più magnetiche dell’intera serie.

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Walton Goggins
Credits: Prime Video

Chi è davvero il Boyd interpretato da Walton Goggins?

Ebbene, non è soltanto il modo in cui parla o la sua capacità di passare dalla calma alla minaccia nel giro di una frase. Si tratta, piuttosto, del fatto che Boyd sembra sempre avere una seconda versione di sé nascosta dietro quella che stiamo osservando. Il personaggio era inizialmente destinato a morire già nel pilot, ma la risposta estremamente positiva al lavoro di Goggins portò alla sua permanenza nella serie e alla sua trasformazione in uno dei protagonisti principali. A questo proposito, possiamo affermare che Goggins è particolarmente bravo a fare sembrare indispensabili personaggi che, almeno nelle intenzioni iniziali, potrebbero non esserlo. La sua presenza tende a espandersi. Non necessariamente perché abbia più battute degli altri, ma perché riesce a dare alla scena una densità che prima non aveva. Boyd Crowder diventa contraddizione ambulante. Un uomo capace di ragionamenti sofisticati e di comportamenti terribili, di ferocia e vulnerabilità.

Pertanto, Goggins non cerca mai di rendere Boyd rassicurante. Fa qualcosa di più complicato rendendolo comprensibile, ma senza giustificarlo. Significa permettere allo spettatore di capire perché continua a guardarlo, anche quando le sue azioni diventano sempre più difficili da accettare. A questo punto sarebbe facile sostenere che Walton Goggins abbia trovato la propria formula: uomini eccentrici, spesso meridionali, moralmente discutibili, dotati di un certo gusto per il caos. Ma sarebbe una lettura troppo superficiale. Perché Goggins ha costruito una carriera proprio sfuggendo alla possibilità di essere incasellato. L’industria avrebbe potuto trasformarlo nel cattivo televisivo per eccellenza, ma lui ha continuato a cambiare registro. Quentin Tarantino (le serie preferite di Tarantino) se ne accorge e lo porta dentro Django Unchained e The Hateful Eight. Nel primo interpreta Billy Crash, personaggio odioso e violento; nel secondo veste i panni di Chris Mannix, un uomo completamente diverso ma altrettanto imprevedibile.

La versatilità dell’attore

Il volto che in una produzione può diventare inquietante, in un’altra può diventare immediatamente comico. La voce che può trasformarsi in una minaccia può diventare anche uno degli strumenti principali della comicità. Poi arriva Vice Principals e succede qualcosa di apparentemente assurdo. Lo stesso attore che aveva interpretato personaggi capaci di terrorizzare il pubblico diventa Lee Russell, un uomo patetico, meschino, ridicolo e irresistibilmente divertente. È una delle sue interpretazioni più importanti proprio perché dimostra quanto Goggins sappia essere comico senza perdere la precisione drammatica. Lee Russell non è semplicemente una macchietta. È un uomo disperatamente desideroso di essere amato e considerato importante. Goggins prende questa fame e la trasforma in qualcosa di grottesco (i personaggi più grotteschi delle serie). Il risultato è un personaggio che può far ridere in una scena e mettere a disagio in quella successiva.

Ed è qui che comprendiamo definitivamente uno dei suoi segreti: Walton Goggins non interpreta la stranezza. Interpreta persone convinte di essere perfettamente normali. E se esiste poi un personaggio capace di spiegare perché Goggins meriti un tributo, probabilmente è Baby Billy Freeman. The Righteous Gemstones gli offre una possibilità completamente diversa. Non deve più essere il criminale tormentato o il villain carismatico. Deve essere un predicatore televisivo, un uomo vanitoso, opportunista, infantile e disperatamente affamato di attenzione. E Goggins lo trasforma in qualcosa di magnificamente assurdo. Baby Billy avrebbe potuto diventare facilmente una caricatura, uno dei tanti personaggi sopra le righe che funzionano perché sono rumorosi. Invece possiede una malinconia che emerge continuamente sotto la superficie della commedia. Dietro gli occhiali, i capelli, le camicie sgargianti e l’ego smisurato c’è un uomo terrorizzato dall’idea di essere dimenticato.

La comicità di Walton Goggins aka Baby Billy

Goggins non interpreta Baby Billy come se fosse consapevole di essere divertente. Lo interpreta con assoluta serietà. Ed è quest’ultima a renderlo ancora più esilarante. Anche The White Lotus rappresenta un passaggio fondamentale. Rick Hatchett non ha bisogno della stessa fisicità caricaturale di Baby Billy né della minaccia di Boyd Crowder. Qui Goggins lavora molto più sulla sottrazione. Il suo Rick è un uomo attraversato dal rancore, dalla diffidenza e da un dolore che sembra precedere l’inizio della storia. Non ha bisogno di spiegare tutto immediatamente. È sufficiente guardarlo per capire che qualcosa non torna. E proprio questa capacità di suggerire invece di spiegare è una delle ragioni per cui Goggins funziona così bene nei ruoli più drammatici. Sa essere rumoroso, ma sa anche essere silenzioso. Può occupare una stanza con un monologo assurdo oppure rimanere fermo, guardare qualcuno e lasciare che sia lo spettatore a riempire il vuoto.

In un’epoca televisiva nella quale spesso gli interpreti devono rendere esplicito ogni sentimento, Goggins possiede ancora la capacità di lasciare qualcosa nell’ombra. E poi arriva Fallout. The Ghoul sembra quasi un personaggio progettato per Walton Goggins, ma in realtà è il contrario: è Walton Goggins ad aver accumulato negli anni gli strumenti necessari per renderlo credibile. Il personaggio richiede brutalità, sarcasmo, malinconia, ironia, fisicità e soprattutto una capacità particolare di comunicare dolore senza trasformarlo in melodramma. Ma c’è un ulteriore livello di difficoltà, in quanto Goggins interpreta anche Cooper Howard, l’uomo che esiste prima della trasformazione nel Ghoul. Il risultato è una doppia interpretazione nella quale passato e presente devono continuamente dialogare. Fallout gli permette di attraversare due versioni dello stesso individuo separate da due secoli, mantenendo però un filo emotivo riconoscibile.

Walton Goggins
Credits: HBO

Perché Fallout rappresenta una consacrazione?

In Fallout, The Ghoul è violento ma non è soltanto violento. È divertente ma non è soltanto una comic relief; è cinico ma non è privo di sentimenti; è un sopravvissuto ma porta dentro di sé qualcosa di molto più umano della semplice voglia di sopravvivere. Walton Goggins riesce a tenere insieme tutte queste contraddizioni senza renderle artificiali. Persino sotto un trucco prostetico estremamente pesante, il personaggio rimane riconoscibile. Il volto del Ghoul è deformato, ma l’attore riesce comunque a far percepire lo sguardo, la postura, i tempi comici e quella particolare energia che associamo ormai a lui. La vera difficoltà, però, non era soltanto fisica. Era trovare l’uomo dentro il mostro. Ed è probabilmente questo il motivo per cui The Ghoul funziona così bene: dietro la violenza, la battuta sarcastica e il corpo devastato dal tempo resta sempre la traccia di Cooper Howard (un focus sul personaggio).

È qui che Fallout smette di essere semplicemente il progetto che ha reso Walton Goggins una star per un pubblico più ampio e diventa invece la sintesi perfetta della sua carriera. The Ghoul possiede la ferocia di alcuni suoi personaggi più oscuri, l’ironia di quelli comici, l’ambiguità morale di Boyd Crowder e una vulnerabilità che ricorda le interpretazioni più drammatiche. La cosa più bella della carriera di Walton Goggins è che non sembra costruita per arrivare a questo momento. Non c’è stato un singolo ruolo capace di risolvere tutto. Ma c’è stato un accumulo continuo di esperienze, personaggi e occasioni. Goggins ha continuato per decenni a scegliere personaggi interessanti, anche quando non erano necessariamente quelli destinati a trasformare un attore in una star. È una carriera costruita più sulla persistenza che sulla scorciatoia. Non a caso, Fallout non ha creato Walton Goggins, ma ha semplicemente reso impossibile ignorarlo.

Il carisma di Goggins

Walton ha una presenza scenica particolare perché non è basata sulla perfezione. Non ha il classico volto da protagonista costruito per essere rassicurante. Non ha bisogno di essere bello nel senso tradizionale del termine. Il suo volto è espressivo, irregolare, capace di diventare minaccioso, buffo, malinconico o completamente assurdo nel giro di pochi secondi. E soprattutto ha una qualità che non si può insegnare facilmente: sembra sempre che nella sua testa stia succedendo qualcosa. Quando parla, ascoltiamo. Quando tace, continuiamo comunque a guardarlo. È per questo che spesso Goggins ruba la scena senza sembrare intenzionato a farlo. Non forza necessariamente l’attenzione. La ottiene. Ed è una qualità rarissima, soprattutto in un’epoca nella quale gli ensemble televisivi sono sempre più affollati e ogni interprete deve trovare un modo per rendere memorabile la propria presenza.

Ciò detto, la fase più interessante della sua carriera potrebbe essere proprio quella che stiamo vivendo adesso. Nel giro di pochi anni Goggins è passato da grande interprete di culto a presenza centrale in alcune delle serie più importanti della televisione contemporanea. E il futuro sembra ancora più interessante. Fallout è stata rinnovata per una terza stagione e Goggins tornerà nei panni di Cooper Howard/The Ghoul, mentre la sua agenda continua ad allargarsi con nuovi progetti cinematografici e televisivi. Ma la vera domanda non è nemmeno cosa farà Walton Goggins. È quanto ancora riuscirà a sorprenderci, visto che ormai può essere considerato una vera e propria garanzia narrativa. Un attore capace di trasformare una presenza in un evento e una battuta in una firma. Dunque, Fallout non è l’inizio della sua storia, ma il momento in cui finalmente si sono accorti tutti di quanto fosse straordinaria.