ATTENZIONE! La recensione contiene SPOILER del settimo episodio della seconda stagione di Fallout.
“La fine del mondo è un prodotto. E a chi di noi riuscirà a sfruttare questa cosa si prospetta un futuro radioso.“
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Il mondo di Fallout è un orologio che batte sempre la stessa ora. A un episodio dalla fine, la seconda stagione della serie tv (disponibile sul catalogo Prime Video) ha dimostrato chiaramente due verità incontrovertibili: nulla accade per caso e presto o tardi qualcuno verrà a chiedere il conto. La maggior parte dei personaggi agisce inconsapevole dei fili che li muovono, alla pari di marionette che recitano una parte scritta da qualcun altro. Chi lavora dietro le quinte non ha alcun interesse per la loro libertà, i loro sentimenti o individualità. Sono, per utilizzare sempre la metafora dell’orologio, semplici ingranaggi sacrificabili. All’interno di questo meccanismo sempre uguale, pre e post apocalisse atomica, Lucy, il Ghoul e Maximus rappresentano incognite imprevedibili.
Il settimo episodio di Fallout 2, intitolato non a caso “The Handoff”, intreccia ancora una volta passato e presente.
Il “passaggio di consegne” che fa da titolo all’episodio si riferisce tanto all’odissea della Fusione Fredda quanto a quelle alternanze di potere e controllo che permeano la narrazione. La struttura narrativa alterna così linee temporali, flashback sul passato pre-apocalittico e gli avvenimenti nel presente nel Wasteland, portando in scena rivelazioni brutalmente importanti e ponendo le basi per il finale di stagione.
Un lungo flashback rivela un pezzo fondamentale del passato di Steph, una delle sovrintendenti più dure del Vault 32. Steph non è nata nel Vault, ma molto prima delle bombe come civile canadese. Viene deportata in un campo di internamento dagli americani e assiste alla morte della madre, che le lascia una frase che la segnerà per sempre. Questo trauma la plasmerà in quella che è oggi: una leader spietata, capace di mentire, tradire e fare ciò che serve per sopravvivere. Nel presente, queste rivelazioni emergono durante la cerimonia di matrimonio in cui Chet svela l’identità di Steph, generando caos e turbando i rapporti dentro il Vault.
“Do not think of them as human beings. Think of them as americans”
Nel mondo di Fallout, il Canada è una colonia di fatto degli Stati Uniti, un territorio occupato, sfruttato e infine sacrificato.
La sua situazione chiarisce meglio di qualunque altro elemento quanto il mondo pre-guerra fosse già autoritario, violento e moralmente collassato. L’annessione del Canada avviene nel 2072, nel pieno della crisi energetica globale e della Guerra Sino-Americana. Il Canada controlla rotte fondamentali per il trasporto di petrolio e risorse dall’Alaska verso il resto del continente. Quando la Cina invade l’Alaska, mantenere quelle linee aperte diventa vitale. Il Canada, formalmente sovrano, è visto come un ostacolo logistico e politico.
Il Canada, quindi, non è semplicemente “coinvolto” nella guerra. È consumato dalla macchina bellica americana. Le sue risorse vengono drenate per sostenere lo sforzo militare in Alaska e contro la Cina. La sua popolazione vive sotto legge marziale. Il dissenso viene trattato come terrorismo. In questo contesto, la distinzione tra difesa e repressione scompare. Dal punto di vista tematico, il Canada serve a mostrare cosa sono diventati gli Stati Uniti prima della guerra. Non una democrazia in difficoltà, ma un impero in fase terminale, disposto a occupare un alleato storico, a reprimere civili e a normalizzare la violenza politica pur di mantenere il proprio stile di vita e la propria supremazia. La Cina è il nemico esterno. Il Canada dimostra che il problema è anche interno.

Lucy
Nel Vault di New Vegas, Lucy sperimenta i traguardi del padre. Il chip resetta la memoria del suo ospite, azzerando ogni impulso e trasformandolo in una piccola ape operaia dedita al benessere della comunità. Un modo come un altro di mettere la parola fine alla guerra, le suggerisce Hank, seppur con risvolti morali discutibili che infatti non convincono del tutto Lucy. Tra una lezione di guida e l’altra del golf cart, la nostra protagonista rimane decisa a chiudere la baracca e a distruggere il mainframe. Eppure una volta messa davanti al vero bivio è facile cedere alla seducente manipolazione del padre che le promette un futuro di pace e speranza. Un futuro in cui la Legione può essere definitivamente annientata e tantissime vite salvate.
Perfect is the enemy of good, Lucy.
L’idillio familiare non dura però poi molto. Hank è l’architetto di una tecnologia che usa chip cerebrali per cancellare traumi, impiantare idee e rendere i sopravvissuti del Wasteland docili, obbedienti “buoni cittadini”.
La sua retorica è inquietante. In nome della pace e della stabilità, giustifica la manipolazione mentale di masse umane. Lucy, di fronte alla portata morale di ciò che Hank sta facendo, lo ammanetta a un forno e corre verso il mainframe centrale per distruggere l’intero sistema di controllo mentale. Quando Lucy apre il vault che custodisce il sistema — credendo di trovare solo macchine e server — scopre qualcosa di orribile e profondamente inquietante: una testa umana staccata dal corpo, collegata da cavi al mainframe. E’ la testa di una figura reale del passato, la deputata Diane Welch.
La sua testa, mantenuta in vita e utilizzata come core del sistema di controllo mentale, implica che la Vault-Tec ha attraversato decenni di esperimenti umani crudeli e deliberati. Lucy non è più un’eroina ingenua che crede nella bontà innata delle persone. Il settimo episodio di Fallout 2 chiarisce che comprende perfettamente l’attrattiva della soluzione di suo padre. Un mondo senza dolore, senza guerre, senza distruzione è una promessa potentissima. Il suo rifiuto allora ci appare molto più forte perché non nasce dall’idealismo, ma da una convinzione più dura: vivere significa anche poter sbagliare.
Lucy diventa la bussola morale della serie proprio perché difende ciò che è imperfetto, instabile, spesso insopportabile.

Maximus e il Ghoul
In superficie, Maximus e il Ghoul sono costretti a collaborare per irrompere nel Vault. Grazie alla mediazione di Thaddeus e al rispetto che nutrono per Lucy, seppur per ragioni diverse, i due mettono da parte le divergenze. In un deposito abbandonato della NCR, il trio non trova solo diversi fucili d’assalto, ma anche una vecchia armatura che calza a pennello sul nostro cavaliere. Per Maximus si presenta finalmente l’occasione di diventare l’eroe che ha sempre desiderato essere. Lo stemma dell’orso a due teste campeggia fiero, allontanandolo una volta per tutte dalla crudeltà e dal fanatismo della Fratellanza (che abbiamo avuto di esplorare nel quarto episodio). In quella fratellanza, Maximus aveva riversato tutti i suoi sogni e le sue speranze di ragazzino rimasto orfano in cerca di un mondo migliore. Adesso ha davvero l’occasione di lottare per quello in cui crede.
Una sottotrama enorme riguarda Mr. Robert House, il carismatico e spietato magnate proprietario del Lucky 38 (famigerato personaggio del gioco Fallout: New Vegas). Alla fine dell’episodio, grazie al dispositivo di fusione fredda riattivato nel presente, la sua forma digitale ricompare sullo schermo, con un messaggio e un sorriso che prepara il terreno per il gran finale.
Nel settimo episodio della seconda stagione, Fallout smette definitivamente di giocare con l’estetica del post-apocalittico e affonda le mani in qualcosa di molto più scomodo: la tentazione del controllo totale come risposta al fallimento dell’umanità.
Il cuore del settimo episodio di Fallout 2 è una domanda antica quanto la civiltà: meglio un mondo libero e imperfetto o un mondo pacifico, ma imposto? Hank MacLean incarna una delle figure più inquietanti della fantascienza contemporanea. suo progetto non nasce dall’odio, ma dalla diagnosi di un fallimento storico. L’umanità si è autodistrutta. Ha avuto libertà, autonomia, possibilità di scelta, e ha scelto il peggio. Guerre, sopraffazione, annientamento nucleare.
Da questa constatazione nasce la sua soluzione: correggere l’essere umano, come si corregge un errore di sistema. Non eliminare la violenza con la forza, ma prevenire il conflitto agendo sulle coscienze. Modificare i ricordi, attenuare il dolore, riorientare il comportamento verso ciò che è socialmente utile. Una pace ottenuta tramite l’addomesticamento. Il futuro poggia letteralmente su una coscienza mutilata, immobilizzata, privata di corpo e autonomia. La deputata Welch diventa il motore di un sistema che nega la possibilità di scegliere, esattamente ciò che lei rappresentava. È una metafora brutale e lucidissima. La stabilità collettiva è costruita sulla negazione della dignità umana.
È impossibile non leggere questo episodio come una riflessione sul presente. Algoritmi che modellano il comportamento, sistemi che promettono sicurezza in cambio di controllo, tecnologie che “ottimizzano” le persone. Fallout prende queste dinamiche e le porta all’estremo, mostrando il mondo aggiustato e chiede se vogliamo davvero viverci.





