ATTENZIONE! La recensione contiene SPOILER del quarto episodio della seconda stagione di Fallout.
“La fine del mondo è un prodotto. E a chi di noi riuscirà a sfruttare questa cosa si prospetta un futuro radioso.“
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Dubbi morali, dilemmi etici e la legge del più forte sono alla base delle dinamiche di Fallout. Un mondo inospitale, cruento e duro dove solo chi si fa meno scrupoli degli altri può sperare di salvarsi la pelle. E anche chi cerca di fare del bene sembra proprio che, prima o poi, sia costretto a ricredersi. Lo scorso episodio (qui trovate la nostra recensione) ci ha dato alcune importanti lezioni non solo su cosa voglia dire vivere nelle Wastelands, ma anche sui gruppi rivali che le abitano: dalla Legione alla Fratellanza, passando per quel che resta della NFC.
Lucy, il Ghoul e Maximus si ritrovano, volenti o nolenti, ad avere a che fare con loro fornendoci lo spunto perfetto per approfondire un pochino la lore di Fallout. Espedienti narrativi distinti portano, infatti, i tre personaggi a farci da testimoni inconsapevoli delle dinamiche interne a questi gruppi e delle rivalità che li hanno messi uno contro l’altro.
The Alaskan Front
Apprezzatissimo l’omaggio in apertura al DLC Operation: Anchorage, di Fallout 3. A differenza di altri DLC che aggiungono nuove zone o espandono la storia del protagonista nel Wasteland, questo si concentra su un unico, grande evento storico del mondo di Fallout: la battaglia di Anchorage tra Stati Uniti e Cina. La simulazione ricrea la battaglia di Anchorage, un conflitto pre-Grande Guerra combattuto tra gli Stati Uniti e l’esercito cinese nell’inverno del 2076-2077, nel contesto della Guerra Sino-Americana, avvenuta prima che il mondo esplodesse in un poco elegante fungo atomico Questa battaglia è menzionata anche fuori dal DLC nel resto della serie Fallout, ma non è mostrata realmente nel mondo di gioco come zona esplorabile apparendo solo dentro la simulazione.
Nel flashback a cui assistiamo a inizio episodio (disponibile sul catalogo Prime Video) vediamo Cooper combattere in prima linea nel conflitto. Corazzato con una T-45, una delle prime power armor impiegate su larga scala, Cooper riscontra alcune difficoltà tecniche proprio a causa di un’armatura che è ancora troppo rozza e ingombrante. Accerchiato da un manipolo di soldati cinesi, l’uomo riesce a salvarsi solo grazie all’ intervento di una bestia simil draconica che massacra gli avversari e lo risparmia. Incredibilmente. Un flashback che si ricollega direttamente a quello visto nella terza puntata e che trova un senso ancora maggiore durante gli ultimi dieci minuti di questa.
Cooper non ha idea di cosa sia quella mostruosa creatura mutante. I giocatori di Fallout, d’altro canto, la conoscono bene con il nome di Deathclaw.
Nel mondo di Fallout, i Deathclaws sono creature mutanti, tra le più letali e temute dell’intera serie. Nascono prima della Grande Guerra come esperimenti militari degli Stati Uniti. Derivano da camaleonti di Jackson geneticamente modificati per ottenere un’arma biologica resistente, veloce e letale. Dopo la Grande Guerra si sono diffusi nelle wasteland, diventando uno dei predatori apicali dell’universo videoludico. In titoli come Fallout 2 e New Vegas vengono mostrati anche Deathclaw socialmente organizzati, con cultura e linguaggio, ampliandone il valore narrativo oltre il semplice ruolo di mostro.
La Fratellanza
“The future is here”
Nel presente, ritroviamo Maximus esattamente dove lo avevamo lasciato. Dopo aver ucciso Xander e salvato i bambini ghoul, il soldato cerca di convincere Thaddeus a prendere posizione e opporsi alla Fratellanza. Nascosto dentro l’armatura, il ghoul e Maximus fanno ritorno alla base. Quest’ultimo, convinto di dover fare qualcosa per cambiare le cose, è deciso a uccidere Quintus e prevenire così futuri conflitti e altra crudeltà. Ma il confronto con il mentore si conclude con un nulla di fatto. Non solo Maximus è ben consapevole di non aver ancora preso posizione nel conflitto né tantomeno nella storia, ma viene persino ripudiato da Quintus una volta scoperto che ha risparmiato dei bambini ghoul. Definendoli “abomini” Quintus si trincera dietro il mantra dell’Ordine, sua ragione di vita. Per una serie di fortunate coincidenze, Max riesce a scappare insieme a Thaddeus, portandosi dietro il reattore e lasciando la base della Fratellanza nel caos.
“Order. Cruel and necessary to rebuild civilization”.

Il Vault
Diamo adesso una sbirciata al Vault 33 e alle nuove dinamiche al suo interno. Reg è felice del suo successo ottenuto dal suo piccolo club di sostegno, senza rendersi conto del disagio attorno a lui. Perfetto esemplare del Vault, Reg ha vissuto da pascià senza conoscere fame, sete, violenza e disagi. Le Wasteland sono un mito che, esistendo oltre i confini del bunker, non ha posto nei suoi pensieri. Eppure, la realtà si sta pian piano infiltrando nella finta utopia del Vault portando a una sempre maggiore scarsezza di risorse, in primis l’acqua. E si sa che quando iniziano a essere imposte restrizioni e limitazioni, i malumori non tardano ad arrivare.
Ordine e controllo. Due aspetti che sembrano sgretolarsi all’interno dei Vault, sempre più frammentati internamente tra l’interesse del singolo e quello della comunità. Anche Norman ha il suo bel da fare con gli scongelati abitanti del Vault 31, nessuno dei quali è preparato alla vita nel nuovo mondo e neppure molto propenso a prendere ordini.
New Vegas
Lucy si risveglia dal suo sonnellino di bellezza nell’accampamento dei Ranger, trasportata lì ancora incosciente e ferita da Cooper. Accomunati da ideali simili, Lucy ritrova nei Ranger una fievole speranza che il mondo possa ancora cambiare. Non è tutto oro quello che luccica però e la ragazza lo sa ormai molto bene. Sarà per la frequentazione forzata con il Ghoul o per via delle Wasteland, ma Lucy McLean non è più la ragazza ingenua e naive che è uscita per la prima volta dal bunker nella prima stagione di Fallout. Continua ad avere fede e a possedere una stoica etica certo, ma è sempre più consapevole delle crepe nel sistema. Da un lato si sente immotivatamente in colpa per ciò che è accaduto a Shady Sands. Dall’altro non si esime dall’evidenziare le “matching jackets” che metaforicamente accomunano i Rangers agli abitanti del Vault.
Cambiano le bandiere, ma non l’ideologia superba :la nostra parte è quella giusta. Con quella frase, Lucy prende le distanze dal proprio passato e da qualsiasi altra fazione. Forse scegliendo inconsciamente per se stessa la stessa strada da lupo solitario del Ghoul.
Insieme raggiungono finalmente New Vegas, facendosi strada a suon di fucilate sui ghoul simil Elvis Presley. Se Cooper vorrebbe optare per un approccio più discreto passando per Freeside, e attirando meno attenzione possibile, è Lucy, invece, a dimostrarsi più spavalda e avventata. Complice forse la dipendenza crescente da Buffout? Il Ghoul ha un ottimo motivo per voler prendere la strada, un motivo fatto di artigli, denti aguzzi e scaglie durissime. Su questo terrificante incontro e un’occhiata fugace al casinò Lucky 38 si chiude dunque il quarto episodio di Fallout 2.

Un episodio che ha l’aspetto di un giro di boa. Ogni personaggio, infatti, sta finalmente cambiando le regole di un mondo rimasto per troppo tempo immobile. Le fazioni spadroneggiando nelle Wastelands in nome dell’ordine e delle regole non hanno fatto altro che portare caos e distruzione. Anche stavolta, nel prologo per l’esattezza, Fallout dimostra che chi pensa di essere sempre nel giusto, in realtà ha torto marcio. I Deathclaws sono l’esperimento fallito della hybris americana. La pace ricercata dalla Fratellanza è uno stendardo sporco di sangue di ghoul innocenti. Anche la NFC in fondo è solo il male minore di un mondo al collasso.
Ogni fazione, pur partendo con le migliori intenzioni, si è chiusa in se stessa, tagliando ogni possibilità di dialogo e apertura per poter davvero ricostruire da zero dopo l’apocalisse. Il quarto episodio di Fallout 2 segna così una cesura netta con un inizio di stagione partito molto in sordina, ma che promette adesso fuochi d’artificio e tantissima azione.







