5. “Non voglio andare” (Stagione 4, speciale “The End of Time”)
Il Decimo Dottore ha vissuto mille avventure, amato e perso, combattuto e salvato. Ma quando arriva il momento della rigenerazione, lui dice la frase più umana e semplice: “Non voglio andare.” Non c’è eroismo, solo paura. È un momento che va oltre la fantascienza. È un addio reale, straziante. La camera indugia sul volto di David Tennant, sulla sua vulnerabilità.
Pensare che siano innumerevoli le volte che ha dovuto viverlo, eppure lui cede al suo lato più umano. Non riesce a capacitarsi di tutto questo, non può e non vuole lasciarsi tutto alle spalle. Sappiamo che i ricordi restano, ma in fondo ogni Dottore è diverso dall’altro. Non cambia solo l’aspetto, ma anche il carattere, il modo di essere e di fare. Sì, certo, il Time Lord resta sempre lui, ma un po’ cambia. E, arrivati a quel punto, vediamo la sua fragilità e il suo desiderio di rimanere ciò che è diventato. Un passaggio di testimone doloroso, che ha traumatizzato chiunque abbia amato il Decimo Dottore. In quella frase c’è tutta la malinconia di Doctor Who, tutta la sua potenza emotiva.
La rigenerazione non è una morte: ma sembra esserlo. E per questo, ci fa piangere ogni volta. Non è un addio, direbbero in molti, ma sembra quasi sempre esserlo.
6. Il silenzio di Amy e Rory (Stagione 7, ep. 5 “The Angels Take Manhattan”)
Gli Angeli Piangenti tornano a colpire. Non sono i Dalek, ma a volte ci spaventano ancora di più. Perché, se una cosa l’abbiamo capita seguendo il Dottore è che il tempo è la cosa più importante che ci sia. Amy e Rory, una delle coppie più amate di Doctor Who, vengono messi davanti a una scelta impossibile. Dopo essere stati separati dal tempo, Rory propone un salto nel vuoto: morire per essere spedito nel passato e vivere con Amy. E Amy, senza esitazioni, lo segue. Si ritrovano tutti in un cimitero e tutto sembra essere andato per il meglio. Eppure uno degli Angeli Piangenti è lì e tocca Rory. Amy quindi capisce che esiste solo un modo per ricongiungersi con lui, seguirlo. Non esistono più viaggi nel tempo in grado di cambiare il suo destino, ma solo il tocco di un angelo.
Il Dottore cerca di fermarla. Le grida, la supplica…ma lei sceglie l’amore. L’unica cosa che riesce a lasciare è una dedica su una lapide e un ultimo messaggio nel diario di Melody: “Addio, mio Dottore.” e la consapevolezza che questo bellissimo libro che ci ha accompagnati durante l’episodio nient altro era che un romanzo dell’amata companion. Un requiem, una lettera d’addio pregna di affetto. È una scena silenziosa, senza musica, ma con un carico emotivo travolgente. L’assenza di suoni crea tutto quello che serve, perché in fondo questo vuoto rappresenta perfettamente ciò che i due hanno lasciato.
Un addio definitivo, doloroso, che lascia il Dottore (e noi) senza fiato. In quel momento, Doctor Who ci insegna che il tempo è crudele, e che le scelte d’amore, a volte, costano tutto. Una delle scene più intense e devastanti dell’era Moffat. Ma non potevamo aspettarci nient’altro se non questo, da uno degli sceneggiatori che ci ha fatti più piangere in questa serie moderna del Dottore.








