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Che dire. Doctor Who è una delle opere più longeve e influenti della televisione mondiale, un vero fenomeno che ha attraversato decenni e generazioni dal suo debutto nel 1963 fino a oggi, disponibile su Disney+. La serie racconta le avventure del Dottore, un enigmatico viaggiatore del tempo appartenente alla razza dei Signori del Tempo, proveniente dal pianeta Gallifrey. Con il suo TARDIS, la navicella spaziale che dall’esterno appare come una cabina telefonica della polizia ma che all’interno è immensamente più vasta, il Dottore si sposta tra epoche diverse e mondi lontani, intervenendo per difendere popoli e civiltà da minacce di ogni genere.
Ciò che rende unica la serie è anche la capacità del suo protagonista di rigenerarsi: quando si trova vicino alla morte, il suo corpo muta e gli permette di rinascere con un nuovo volto e una nuova personalità. Questa invenzione narrativa non solo ha garantito longevità alla storia, ma ha arricchito il personaggio di una complessità rara, trasformando il Dottore in una figura sempre riconoscibile eppure costantemente diversa.
Il cuore di Doctor Who non è solo l’esplorazione dello spazio-tempo
Di fatto, il fulcro dello show è anche il continuo confronto con figure avverse che mettono alla prova l’ingegno, il coraggio e i principi morali del Dottore. Questi antagonisti assumono forme molto varie, dal mostro apparentemente inarrestabile alla presenza più sottile e inquietante, fino al nemico che rispecchia le ombre interiori del protagonista stesso. La loro funzione va oltre la minaccia narrativa. Questi incarnano paure collettive, dilemmi etici e incubi culturali che rendono le avventure del Dottore sempre attuali e profondamente legate al nostro presente.
Proprio per questo i villain (ecco la classifica dei più iconici di sempre) hanno un ruolo fondamentale: non sono mai semplici ostacoli da superare, ma forze che obbligano il Dottore, e con lui gli spettatori, a riflettere su cosa significhi davvero essere umani. Nel tempo, grazie a questi avversari, la serie è riuscita a fondere intrattenimento, critica sociale e suggestioni filosofiche, consolidando il suo status di cult senza tempo. Pertanto, concediamoci questa ricca classifica degli avversari più efferati, ripercorrendo, così, anche i momenti più salienti della storia.
20) Yeti: i mostri silenziosi delle montagne e delle città

Nati come automi controllati dal Grande Intelletto, gli Yeti funzionano come maschere horror dietro cui agisce una mente strategica che preferisce corrompere infrastrutture e istituzioni piuttosto che scatenare un assalto frontale. Dalle brume himalayane ai tunnel della metropolitana di Londra, il loro passaggio trasforma luoghi quotidiani in scenari gotici, dove la paura si insinua soprattutto perché la minaccia non è mai solo fisica.
Il Grande Intelletto usa gli Yeti come pedine per misurare la resilienza umana e l’astuzia del Dottore, scegliendo contesti affollati e familiari per moltiplicare l’ansia. La loro efficacia narrativa sta nel contrasto fra l’apparenza “rozzo-mostruosa” e l’intelligenza remota che li orchestra, un dispositivo che anticipa molte invasioni “per procura” viste poi nella serie moderna.
19) Chief Clown: il sorriso che in Doctor Who nasconde l’orrore

Il Chief Clown (qui un focus sul vero Pennywise di It) incarna la versione più disturbante del circo come luogo di magia perversa, in cui la spettacolarità è solo facciata per un culto predatorio. È un antagonista che non ha bisogno della scala cosmica per essere letale: basta la sua presenza a deformare il tono dell’avventura, insinuando la sensazione che la risata sia un cappio.
Dietro il trucco c’è la logica del controllo psicologico, l’uso del gioco come prigione e dell’intrattenimento come strumento di sottomissione. La sua minaccia è tanto più efficace perché agisce sul piano del rito collettivo: il pubblico, l’arena, la performance. L’episodio lo usa per parlare di sfruttamento e dipendenza dallo spettacolo, mostrando come il Dottore debba smontare un meccanismo culturale, non solo sconfiggere un capo.






