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The Boys Distopia – Patriota e i Sei

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Distopia è la rubrica in cui ci immaginiamo i futuri distopici delle serie tv, provando a proiettare le storie tanti anni dopo la loro conclusione televisiva. The Boys non è ancora giunto al termine, ma prendendo spunto dalla piega assunta dallo sviluppo di Patriota (che abbiamo eletto miglior personaggio della serie) nell’ultima stagione rilasciata da Amazon abbiamo costruito uno scenario in cui il meno eroico degli eroi si è posto a capo della Vought e ha conquistato un potere che va ben oltre il perimetro dell’azienda.

“Oggi è in programma il servizio fotografico per Entertainment Weekly, la visita alla Lincoln Elementary School e—”

“Le candidate per la Selezione?” John pone la domanda contemplando la parte del suo riflesso che non è intercettata dalla figura della truccatrice intenta a incipriargli diligentemente il viso. Ashley se ne sta rigida e impettita al lato della sedia, abbastanza in disparte affinché lo specchio non catturi anche la sua immagine. “Sono al completo?”

L’aura di paura che Ashley irradia si infrange contro i nervi di John come un’ondata di scariche elettriche. Se sposta lo sguardo abbastanza da allargare i bordi della sua visuale, può scorgere con la coda dell’occhio il tremolio di cui sono preda le dita smaltate strette attorno alla cartella su cui è appuntata la lista degli impegni di giornata.

“Lo sono.”

Quando si è posto a capo della Vought, John si è ripromesso di soppiantarla con un’altra assistente, una che non lo istighi a sfoderare il suo sguardo laser con il solo atto di respirare. Che non ne abbia avuto il tempo è una spiegazione ben poco convincente, a sei anni di distanza da quel giorno, ma è quella che John da a se stesso ogni volta che si domanda perché non si sia sbarazzato di quella donna svenevole e patetica.

D’altronde, che sia inverosimilmente impegnato è un dato di fatto: partecipa a tutti i tavoli diplomatici in cui è coinvolta la nazione e ha un’agenda fittissima di uscite pubbliche e impegni mondani, senza contare le giornate di celebrazione di cui il calendario è disseminato. Il Patriota Day si tiene ogni 4 Luglio. John ha scelto una data in grado di trasmettere l’importanza della ricorrenza e ha depennato il Giorno dell’Indipendenza per evitare una concomitanza che avrebbe rischiato di distogliere l’attenzione da sé. Il Presidente ha avanzato qualche protesta, ma poi ha saggiamente ritenuto che restare tutto intero fosse prioritario e ha formalizzato la modifica.

Inoltre, John ha già la Selezione di cui occuparsi; non può dedicarsi anche alla scelta del personale dell’azienda.

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“E sono idonee?

Stan avrebbe potuto farsene carico, se fosse stato ancora vivo, ma il ruolo che ricopriva era troppo ingombrante per convivere con le mire di John. Inoltre, serviva un atto che potesse fungere da monito; chiunque abbia intenzione di provare a rimuoverlo dal posto di comando che si è assegnato, chiunque abbia in mente di minare in qualche modo il regno di Patriota, deve sapere che va incontro a un destino fatto di arti mutilati e carne bruciata.

“Credo— credo di sì.”

“Lo credi o lo sai?”

Questa volta la durezza che si impossessa del tono di John porta la truccatrice ad esitare. Il pennello brandito fino a poco prima si arresta in un attimo di totale sospensione, come se fosse in attesa di un’autorizzazione per riprendere a muoversi. Ashley fa appello a tutta la fermezza di cui è capace per suonare convincente e interrompere la stasi carica di elettricità in cui sono piombati. “Lo so” risponde, e anche se sa che non è vero, John decide di concederle un atto di clemenza evitando di obiettare.

“Va bene così.”

John si alza in piedi senza attendere che la truccatrice si ritragga e lo lasci libero di andare. Quando raggiunge la hall dell’edificio trova i fotografi assiepati attorno alla statua d’oro massiccio con le sue fattezze che ha fatto erigere personalmente, la prima delle tante disseminate per tutto il paese negli ultimi sei anni.

Queen Maeve, Starlight, A-Train, Abisso e Black Noir sono stipati in un angolo, come una schiera di riserve posta a bordocampo. Se Ashley è un promemoria di quella verità che John trova ogni modo per eludere, Maeve ne rappresenta una personificazione brutale ed esasperata; ma John è talmente abituato all’avversione che nutre nei suoi confronti da non doversi nemmeno sforzare per ignorarla. L’amore, c’entra sempre l’amore. Maeve ha commesso l’errore di attribuire troppa importanza a quello di un’unica persona e ora non può rassegnarsi al fatto di averlo perduto.

Francamente, peggio per lei.

John è il soggetto di tutti gli scatti, il protagonista indiscusso della scena. Il servizio fotografico non è sui Sette, ma su Patriota e i Sei, il nuovo nome che la squadra ha adottato per sua esplicita volontà. Da quando il New York Times ha erroneamente riportato la vecchia denominazione in prima pagina e il direttore è finito con il busto staccato dal resto del corpo articoli, pubblicità e servizi televisivi si premurano di fare attenzione alle parole e tener conto della rettifica.

Dopo una sola, singola foto di gruppo, John pianta tutti in tronco per quello che è il suo secondo appuntamento di giornata. Si tratta di una visita da effettuare presso una scuola elementare, la stessa frequentata da Tracey. La sua piccola e dolce Tracey. È la prima dei figli che John ha avuto da quando ha inaugurato la pratica della Selezione. Sapeva che il problema con Ryan stava nel fatto che Becca ha fatto sì che crescesse lontano da lui, totalmente privato della sua influenza. Il distacco gli ha impedito di creare un legame, di costruire un rapporto analogo a quello che si instaura tra genitori e figli che condividono lo stesso tetto.

John era sicuro che con un bambino sottoposto all’effetto della sua presenza tutto sarebbe stato diverso. Quel bambino avrebbe visto in lui un padre da rispettare, un modello a cui aderire, un eroe degno di ammirazione. Lo avrebbe amato incondizionatamente, come qualsiasi figlio fa con un genitore e come tutti i genitori fanno con i propri figli, come avrebbe dovuto essere con lui che ha dovuto accontentarsi di una coperta come surrogato di cure parentali.

È stato con Tracey e con sua madre – la vincitrice della prima Selezione – per un breve periodo di tempo prima di realizzare che la sua agenda non era compatibile con una vita familiare condotta in maniera convenzionale. Poco male: non è il primo padre costretto ad assentarsi per ragioni inerenti al lavoro e di certo non sarà l’ultimo. Le visite a Tracey sono diventate sempre più sporadiche, ma sono sempre state accompagnate da un costoso giocattolo. L’ultima volta che è stato da lei, che potrebbe risalire a uno come a due anni prima, John le ha portato in dono una meravigliosa bambola di pezza realizzata a mano.

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Malgrado i suoi incessanti sforzi, Tracey non ha imparato ad amarlo, e a lui non è rimasta altra scelta se non quella di effettuare un ulteriore tentativo. Poi ne ha fatto un altro, e poi un altro ancora, scegliendo le candidate tramite altrettanti processi di Selezione. Il compito di trovarle è stato assegnato ad Ashley, che ha avuto come unica direttiva da seguire quella di reclutare donne fertili e in buona salute. John tende a preferire candidate mature, perché gli ricordano Madelyn, anche se nessuna lo fa mai abbastanza. Nessuna riesce ad assecondare i suoi bisogni con la stessa, infallibile puntualità, e infatti nessuna è stata più di un’incubatrice addetta alla custodia di quel figlio perfetto che dopo sei anni non è ancora nato. In fondo è meglio così; significa che nessuna ha il potere di farlo soffrire come ha fatto Madelyn.

John atterra direttamente nel cortile della struttura. Nell’ingresso c’è il suo ritratto allineato a quello di Lincoln. Ce n’è uno uguale appeso alle pareti di ogni scuola, di ogni ufficio e di ogni edificio pubblico; ce n’è uno uguale stampato sulle pagine dei manuali di storia adottati dalle scuole di ogni ordine e grado, insieme a un’accurato resoconto delle sue gesta.

John entra nell’aula magna con un sorriso di plastica incollato alle labbra e una morsa di malessere a stringergli lo stomaco. In mezzo alla folla di alunni concentrata sugli spalti individua subito la piccola testa bionda che gli interessava trovare. Tracey ha con sé una bambola diversa da quella che le ha regalato.

Non lo degna nemmeno di uno sguardo.

John ha un ultimo impegno da estinguere, uno che non è riportato nella lista di Ashley ma a cui si dedica più volentieri di quanto non faccia con quelli ufficiali.

Dopo aver fatto sbattere Butcher e la sua squadra di pseudo-giustizieri in galera, John ha disposto che in ogni cella ci fosse uno schermo tenuto costantemente sintonizzato su Patriota Channel, la rete che si occupa di lui 24 ore su 24. Periodicamente si reca in visita presso il carcere in cui sono rinchiusi, per assicurarsi che il suo ordine continui ad essere eseguito e, soprattutto, per godersi lo spettacolo.

“Come procede il tuo show?”

Billy Butcher riesce ad essere ancora sprezzante, ma dietro la facciata di prepotenza che ostenta i segni della stanchezza sono più che visibili. I sei anni passati in prigione lo hanno cambiato in modi che vanno ben oltre il grigio depositato tra i suoi capelli e le rughe più marcate annidate attorno ai suoi occhi.

Butcher è logorato e sconfitto, una copia sbiadita dell’uomo che è stato un tempo.

John lo guarda dall’alto in basso attraverso le sbarre. Nel frattempo, le casse della televisione trasmettono un resoconto della sua giornata che riesce a farla apparire come un completo successo.

“Meglio del tuo, direi.”

Una voce erompe improvvisamente dal buio da cui è avvolta la cella adiacente a quella di Butcher. È una voce greve e ferma, una che John non si sarebbe mai aspettato di dover temere.

Hughie Campbell è un essere talmente insignificante da non meritare nemmeno la morte: ucciderlo darebbe la stessa soddisfazione che dà schiacciare una formica sotto la punta della propria scarpa. Se John ha condannato Butcher a quella sorte perché sapeva quale tortura avrebbe rappresentato per lui; con Campbell lo ha fatto per non doversi prendere il disturbo di eliminarlo.

“Hanno solamente paura.” È la voce di Hughie Campbell a parlare, ma è anche quella che dai recessi della sua coscienza lo avverte che è inutile cambiare assistente, perché una eventuale sostituta si comporterebbe esattamente come Ashley; che è inutile continuare a sfornare bambini, perché diventeranno tutti come Tracey, freddi, estranei e distanti; che è inutile bearsi dei bagni di folla a cui gli piace tanto sottoporsi, perché in fondo— “Nessuno ti amerà mai.”

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Scritto da Gabriella Cretella

Stando a Nietzsche, ho guardato dentro l'abisso delle serie tv abbastanza a lungo da permettere a lui di guardare dentro di me. In attesa di sapere cos'ha scoperto sul mio conto, parto io col dire ciò che ho visto al suo interno. Anzi: lo scrivo.

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