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Disney + fa mea culpa e segnala tutti i cartoni considerati razzisti sulla piattaforma: eccoli!

Disney +

Dopo lo scandalo di cui ‘Via col vento’ è stato protagonista, Disney + cambia strategia preferendo avvisare anticipatamente gli utenti rispetto ai suoi contenuti piuttosto che censurarli senza rilasciare alcuna dichiarazione.

I film, come le stesse serie tv, e in questo caso i cartoni animati sono figli del proprio tempo e per lo stesso motivo non è affatto raro storcere il naso di fronte a una produzione del passato, soprattutto se la si giudica con i consapevoli occhi del presente.

La censura in questo caso non è la risposta, e Disney + lo sa bene. Cosa fare dunque per prendere le distanze da alcune rappresentazioni cinematografiche e televisive colpevolmente razziste di cui decenni fa non si aveva la benché minima coscienza?

La nuova piattaforma streaming decide di assolvere questa problematica inserendo un’avvertenza prima dei suddetti cartoni incriminati:

“Questo programma include rappresentazioni negative e/o trattamenti sbagliati nei confronti di persone e culture. Questi stereotipi erano errati allora e lo sono oggi.

Piuttosto che rimuovere questo contenuto vogliamo riconoscere il suo impatto dannoso, imparare da esso e stimolare un dialogo per creare un futuro più inclusivo. La Disney si impegna a creare storie con temi stimolanti che riflettano la ricca diversità dell’esperienza umana in tutto il mondo”.

Disney +

Ma quali sono i cartoni animati che verranno preceduti da questa avvertenza? Ecco alcuni insospettabili titoli:

Primo su tutti gli Aristogatti, reo di aver rappresentato un gatto siamese con gli occhi a mandorla e gli incisivi sporgenti e di averlo insignito di accento al limite della stereotipizzazione dotandolo inoltre di bacchette alla mano come essential per suonare il pianoforte.

Segue Dumbo, che nel rappresentare i corvi fumatori di sigari dedica un omaggio ai ministrel show: gli spettacoli in cui attori bianchi si dipingevano il volto di nero con l’intento di ridicolizzare gli schiavi neri nelle piantagioni meridionali.

Alla lista si aggiunge poi Peter Pan dove di certo ricorderete bene i nativi indiani chiamati ‘pellerossa’ o ancor peggio ‘selvaggi’ dai piccoli avventori dell’Isola che non c’è.

Così come di certo non potete esservi scordati della danza sfrenata di Baloo nel Libro della giungla, arricchita da stereotipi razziali ai danni della cultura afroamericana di cui le scarse capacità linguistiche e il vestiario ‘tribale’ sono solo la punta dell’iceberg.

Figli del proprio tempo e per questo rappresentativi del loro tempo e non fortunatamente del nostro. Dopo tutto questo affanno a rimediare la domanda però sorge spontanea: l’abbraccio di Disney + al politicamente corretto è semplice questione di marketing o reale desiderio di fare ammenda?

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Written by Claudia Balmamori

Ho finito Netflix.

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