Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su Dawson’s Creek.
Nella prima stagione di Dawson’s Creek, Dawson è un adolescente che vive guardando il mondo attraverso la sua videocamera VHS, con i poster di Steven Spielberg attaccati alle pareti della sua cameretta. E fermamente convinto del fatto che i film del suo regista preferito contengano le risposte a tutti i problemi della vita. Forse perché la sua vita è stata relativamente facile. O perché, da sempre, è un sognatore. Probabilmente, entrambe le motivazioni sono valide e, anzi, sono legate l’una all’altra. Non dovendo preoccuparsi troppo delle incombenze della vita, Dawson ha avuto tempo per sognare grandi cose. E essendo un idealista è per natura insofferente alla nuda realtà. E ti diranno parole rosse come il sangue, nere come la notte. Ma non è vero, ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte.
Questa malcelata insofferenza per il mondo reale trova il suo bilanciamento nella passione sfrenata per il cinema. Che viene continuamente presa in giro, non tanto di per sé, ma per il fatto che il ragazzo sembra vivere proprio in un mondo di fantasia. Tanto che molti personaggi nel corso della serie, incluse le donne della sua vita Joey e Jen, lo accusano più volte di essere addirittura incapace di adattarsi al mondo reale.
Io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero. E naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo.
Sempre con la testa tra le nuvole, spesso il protagonista di Dawson’s Creek non si accorge di ciò che gli accade davanti agli occhi. Finendo per apparire quasi ingenuo, vulnerabile.
Un esempio lampante è l’amore di Joey nei suoi confronti, ignorato in favore della passione idealizzante per Jen. Dawson non nasconde mai il suo disprezzo verso la realtà, lo ammette senza riserve. Così come ammette che per lui i film sono una forma di escapismo, una via di fuga dai problemi quotidiani. Il suo primo progetto, un monster movie a basso costo filmato a Capeside e ispirato a Lo Squalo di Spielberg è puro intrattenimento, eppure ottiene un riconoscimento. Il punto è che non sempre si può fuggire dalla realtà, soprattutto quando la realtà inizia a bussare insistentemente alla tua porta.
Chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che vedi dentro.
Dalla realizzazione del suo primo film è passato già un po’ di tempo e le cose per Dawson sono cambiate. L’amore idealizzato per Jen si è frantumato poco dopo essere diventato realtà, mentre la storia con Joey è crollata sotto il peso delle aspettative della ragazza. Inoltre, il ragazzo affronta anche il tradimento della madre, che ha portato quest’ultima lontano dalla famiglia. Dawson tenta di girare un film su un triangolo amoroso adolescenziale, chiaramente ispirato alla propria vita. La realizzazione, però, è complicata, e Dawson cerca disperatamente di fare nuove esperienze per arricchire il copione. Accade così che realtà e cinema si influenzano a vicenda in un modo inaspettato, mentre il film non è più un modo di fuggire dalla realtà, ma un tentativo di comprenderla, quasi di controllarla. Eppure, questo primo tentativo non va a buon fine: il film viene stroncato dalla nuova professoressa di cinema.
Stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela vinta neanche un momento.
E così, mentre la sua vita privata va in frantumi e la ragazza che ama inizia ad innamorarsi del suo migliore amico, lui si trova ad affrontare una vera e propria crisi creativa.
Non solo il suo terzo grande progetto è un fiasco, ma viene messo a dura prova dalle tensioni che affliggono lui e i suoi amici dietro la telecamera. Il cinema non può controllare la realtà, ormai è evidente. Mentre grazie al confronto con Nikki, un’aspirante regista come lui, Dawson si rende conto che la sua passione per il cinema è diventata totalizzante e di aver bisogno di nuovi stimoli. Il sogno viene così accantonato per lasciare spazio a altro e i poster di Spielberg vengono staccati dalle pareti.
Finché nella quarta stagione di Dawson’s Creek non incontra qualcuno che riaccende in lui la curiosità e la voglia di mettersi dietro la videocamera. Per un caso fortuito, il ragazzo incontra Arthur Brooks, uomo anziano e ormai in fin di vita a causa di una malattia, che in gioventù aspirava a diventare regista. Tormentato dal fatto che la sua ragazza si fosse innamorata del suo migliore amico proprio sul set di un suo film, Arthur Brooks aveva però deciso di abbandonare per sempre il cinema. Affascinato da questa figura, Dawson decide di realizzare un toccante documentario su di lui. Probabilmente cedendo alle vecchie abitudini e credendo di poter trovare delle risposte ai propri problemi in un’opera filmica.
Quando muore un uomo per la stessa vita, che sognavi tu. Sogna, ragazzo sogna. Non cambiare un verso della tua canzone, non lasciare un treno fermo alla stazione, non fermarti tu.
Contemporaneamente, Dawson fa domanda per la scuola di cinema e capisce che se non riesce a razionalizzare la sua passione per il cinema è perché quest’ultima è parte integrante della sua natura. Proprio quando il sogno ritrova forza, però, la vita reale torna a bussare alla sua porta.
Nella quinta stagione di Dawson’s Creek, il ragazzo entra infatti definitivamente nell’età adulta. Viene ammesso alla prestigiosa USC School of Cinematic Arts di Los Angeles, ma ben presto le sue ambizioni si scontrano con l’arroganza e la crudeltà del mondo di Hollywood. Il cinema è una cosa, il dietro le quinte è un altro, e il mondo non è clemente con i sognatori come Dawson. Che di impulso lascia la scuola per trasferirsi a Boston dove si trova l’altro suo pezzo di cuore, Joey e i suoi amici.
Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre. Perché hai già vinto, lo giuro, e non ti possono fare più niente.
Eppure, la realtà decide di colpire con una sorta di punizione divina: il padre di Dawson, Mitch, muore in un incidente d’auto proprio dopo una lite con il figlio. La morte di Mitch porta Dawson a smarrirsi e a peregrinare per un po’ tra Boston e Capeside, ma alla fine il ragazzo, ormai un giovane adulto, capisce che è a Los Angeles che il suo sogno deve essere realizzato. Ma che per farlo non deve più evadere dalla realtà, bensì affrontarla e accettarla, imparare dagli errori, crescere. E qui, passati cinque anni, arriviamo all’epilogo.
Sogna, ragazzo, sogna. Passeranno i giorni, passerà l’amore. Passeran le notti, finirà il dolore. Sarai sempre tu.
Il finale di Dawson’s Creek è duplice. Da un lato la serie si chiude con il brutale trionfo della realtà sulla fantasia: Dawson rimane solo, Joey è tra le braccia di Pacey, Jen muore prematuramente. Ma da un’altra prospettiva, la serie rappresenta anche il riscatto finale di Dawson, la realizzazione del suo sogno.
Come un moderno Marcel Proust, Dawson capisce che tutte le esperienze vissute, il dolore, la morte, l’amore perduto, possono essere riscattate e trovare il loro senso se trasformate in arte. Lo aveva già intuito nella seconda stagione, ma non era ancora pronto per riuscire a farlo. Solo alla fine della serie, nella chiusura di un cerchio, Dawson ritrova il suo tempo perduto grazie all’opera della sua vita. Un’opera, appunto, che parla di lui e della sua vita. E che gli vale la telefonata del suo idolo. Ma c’è di più.
Dawson ha rappresentato un’intera generazione, una generazione che viveva di sogni ad occhi aperti. Una generazione che forse si è dovuta scontrare con la realtà e che non sempre ha vinto. Ma Dawson ha vinto, anche se ha sofferto, perché è riuscito a trasformare il suo sogno in realtà. Ha sbagliato, ha fatto marcia indietro ed è ripartito, ha pianto, si è perso e si è disperato, ma non ha mai smesso di crederci. E lo ha fatto anche per tutti quei ragazzi e ragazze che invece non ci sono riusciti, che hanno visto le loro speranze infrangersi e le loro aspirazioni venire bollate come fantasie da ragazzini. Forse il percorso realizzato dal protagonista di Dawson’s Creek è quello di uno su un milione. Ma anche se il successo di Dawson non è stato la garanzia del nostro, almeno lui ci ha insegnato a sognare. Sempre.
Sogna, ragazzo, sogna. Ti ho lasciato un foglio sulla scrivania. Manca solo un verso a quella poesia. Puoi finirla tu.






