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Chiami il mio agente!, subito: perché i francesi scrivono le comedy col solito genio

Chiami il mio agente! è un prodotto francese che, alla sua uscita in patria, ha goduto di un successo di critica e pubblico straordinari. In Francia la serie è stata seguita da un elevatissimo numero di spettatori ed è stata salutata dagli esperti come “un prodotto innovativo, al passo coi tempi, paragonabile ai grandi successi americani del genere dramedy“.
Trasmessa su France 2, la più importante rete televisiva generalista francese pubblica, tra il 2015 e il 2020 con il titolo originale di Dix pour cent (Dieci percento, la percentuale che riscuote un agente per ogni ingaggio procurato al suo assistito) la serie è composta da ventiquattro episodi distribuiti su quattro stagioni.
Chiami il mio agente! (Call my agent!, il titolo internazionale dell’opera) è basata su un’idea di Dominique Besnehard (1954), attore, produttore e regista francese ma soprattutto agente, tra il 1986 e il 2007 presso la Artmedia, considerata tra le più importanti e influenti agenzie artistiche d’Europa. Besnehard, nel corso dei suoi vent’anni, ha curato gli interessi di attori e attrici del calibro di Isabella Adjani, Sophie Marceau, Eva Green, Charles Aznavour, Stefano Accorsi, Christophe Lambert e, davvero, tanti, tanti altri.

Nel corso della mia carriera di agente ho avuto modo di poter conoscere un numero incredibilmente importante di celebrità. Alcune eccentriche, altre più normali. Ho asciugato lacrime, ricucito cuori spezzati, gioito e imprecato con loro. Questa forte, profonda e intima condivisione mi ha fatto pensare che sarebbe stata divertente e interessante da raccontare al pubblico che, solitamente, vede le star del cinema e della televisione come Dei inarrivabili arroccati su un Olimpo immaginario“, spiega Besnehard in una intervista.
La serie, infatti, racconta proprio la storia di un gruppo di agenti di una immaginaria agenzia parigina che giornalmente hanno a che fare con celebri artisti. Gli agenti, alle prese con gravi difficoltà economiche, si destreggiano abilmente in situazioni delicate, alcune spassose altre drammatiche, cercando di conciliare la loro vita privata e i bisogni dei loro rappresentati in un mondo altamente competitivo e popolato da squali pronti a sbranare chiunque abbia un minimo cedimento.

Chiami il mio agente!

Lo sviluppo dell’idea di Besnehard, inizialmente prevista per Canal+, fu molto lungo, costoso e laborioso. Diversi furono gli autori chiamati a svolgere il soggetto ma nessuno riuscì a soddisfare la produzione che nel frattempo era passata a France 2. Infine, la palla finì a Fanny Herrero la quale si circondò di un nuovo gruppo di sceneggiatori e riuscì, ripartendo da zero e ricostruendo personaggi e situazioni totalmente nuovi, a creare un prodotto che ottenne, finalmente, l’approvazione della rete.
Conoscevo già Besnehard. Lavorare con lui è stato molto piacevole e piuttosto semplice. Una volta compreso il senso che voleva dare alla serie, che fosse cioè una commedia ma non troppo leggera, i primi sei episodi sono stati scritti molto rapidamente“, racconta la showrunner, già conosciuta per Kaboul Kitchen e Fais pas ci, fais pas ça.
Con Fanny c’è stata immediata intesa. È riuscita a dare vita alla mia idea in maniera sorprendente, migliorandola e arricchendola notevolmente. Il risultato del suo indiscusso talento è agli occhi di tutti. Sono ammirato per come ha saputo dare vita ai miei pensieri“, chiude Besnehard,

Le difficoltà, però, non sono ancora finite. L’idea originale della serie è quella di utilizzare attori famosi del cinema francese che interpretino se stessi e al tempo stesso siano una sorta di parodia esasperando i cliché sugli artisti cinematografici. Un’idea che non tutti hanno saputo accettare: “per la prima stagione abbiamo contattato un numero molto alto tra attori e attrici. Parecchi, però, hanno rifiutato di interpretare la caricatura di loro stessi creandoci non poche difficoltà e obbligandoci a dover riscrivere molte scene. Dopo il successo della prima stagione, però, le cose sono cambiate“, dice Fanny Herrero.
Giocare con la propria immagine pubblica è un ostacolo che non tutti sono in grado di superare ed è tipica degli attori europei. Quelli americani hanno molta più autoironia“, chiosa Besnehard.

A girare il primo episodio è stato scelto Cédric Klapisch, già conosciuto per aver scritto e diretto L’appartamento spagnolo, primo capitolo di una trilogia romantica composta da Bambole russe e Rompicapo a New York. Alla regia, tra gli altri, si sono succeduti Antoine Garceau (dieci episodi), Marc Fitoussi (sei episodi), e Laurent Tirard, già conosciuto per il delizioso Il piccolo Nicolas e i suoi genitori, tratto dalla celebre serie di libri per bambini scritta da René Goscinny (autore dei fumetti Lucky Luke e Astérix) e illustrata da Sempé.
A interpretare i quattro protagonisti, agenti e soci sono stati scelti Camille Cottin (Hélène in Killing Eve), nel ruolo di Andréa; Thibault de Montalembert, nel ruolo di Mathias; Grégory Montel nei panni di Gabriel; e Liliane Rovère in quelli di Arlette.

Chiami il mio agente!

Ad arricchire le puntate di Chiami il mio agente! sono stati scritturati, come già detto, artisti internazionali molti dei quali sono stati rappresentati, in passato, proprio da Besnehard. Come Isabelle Adjani: “sono stata molto felice di poter lavorare in Chiami il mio agente!, è stato divertente e stimolante. Interpretare una me stessa vista attraverso gli occhi degli sceneggiatori è stato un po’ come guardarsi in uno specchio deformante. Ero io e al tempo stesso non lo ero. Mi sono interrogata molto su come potessi apparire agli occhi degli altri”.

La mescolanza tra realtà (le star interpretano se stesse) e finzione (le situazioni nelle quali sono coinvolte sono concepite affinché il personaggio sia autocaricaturale) è il punto chiave della serie e per svilupparla al meglio Fanny Herrero si è servita dell’aiuto Violaine Bellet, una tra le poche script doctoring in Europa. Principalmente sceneggiatrice, Violaine Bellet si è costruita una carriera sublimata proprio con Chiami il mio agente!: “sono una psynariste termine che ho coniato personalmente. Una sceneggiatrice (scénariste, in francese) che si occupa principalmente della psicologia (psychologie, in francese) dei personaggi in maniera che funga da traino nella storia. Il mio compito in Chiami il mio agente! è stato soprattutto quello di lavorare sulla psicologia delle star ingaggiate creando situazioni che portassero avanti la storia generale della serie“.

Chiami il mio agente!, infatti, non si limita semplicemente a raccontare storie divertenti ma indaga apertamente nel modo del lavoro e nelle sue dinamiche. Le riunioni dello staff dell’agenzia, la rivalità tra gli agenti e le varie agenzie concorrenti, la competitività che genera stress e frustrazione, le invidie e i rancori che creano scontri verbali, le simpatie e gli amori che danno origine alle preferenze sono tutti lati umani che vengono affrontati dai personaggi della serie. Personaggi creati in maniera talmente attenta al dettaglio da risultare oltremodo verosimili e umani nelle simpatie o antipatie che provocano nello spettatore.
Il tutto ambientato in una Parigi incredibilmente viva, coi suoi cafès e i suoi boulevards sempre trafficati, con le sue atmosfere moderne e classiche al tempo stesso, che non si limita a fare da sfondo ma è anch’essa protagonista.

Chiami il mio agente! è diventata mondialmente conosciuta dopo esser stata resa disponibile su Netflix. È piaciuta così tanto che ne sono stati creati diversi adattamenti (in Turchia, in India, in Canada e nel Regno Unito) mentre altri sono ancora in produzione (tra i quali quello italiano, per Sky, probabilmente in onda a fine 2022).
Apparentemente conclusa dopo la quarta stagione in realtà è in lavorazione un film per il cinema mentre si sta studiando una quinta stagione. Anche se queste ultime produzioni non vedranno Fanny Herrero come showrunner: “dopo sette anni di intenso lavoro ho deciso di dedicarmi ad altro (Drôle: Comici a Parigi, altro successo planetario)”.

Chiami il mio agente!, vincitrice di un International Emmy Award, è una serie che rappresenta molto bene il grande, incredibile lavoro che i francesi stanno portando avanti nel rinnovamento delle serie televisive. Esistono nuove correnti di pensiero tra i registi e gli sceneggiatori transalpini che traggono il meglio dalla propria e altrui cultura seriale, in particolare quella americana.
Certamente, sui prodotti francesi aleggiano ancora pesanti pregiudizi ma grazie alle piattaforme on demand, soprattutto le serie stanno cominciando a ritagliarsi fette di mercato sempre più grandi e creando seguaci in tutto il mondo. A Chiami il mio agente! e Drôle, entrambe della stessa sceneggiatrice, si aggiungano di diritto anche gioiellini come Altro che caffè e Au service de la France (quest’ultima davvero geniale). Ma non soltanto comedy: i francesi stanno esplorando un po’ tutti i generi ottenendo incredibili successi.

Forse, dopo la Nouvelle Vague cinematografica e la Nouvelle Cuisine culinaria è arrivato il momento di una Nouvelle Télévision offrente prodotti sempre più interessanti e originali, capaci di superare i preconcetti che soprattutto noi italiani abbiamo spesso verso i nostri cugini. Le premesse, ci sono tutte. E le conferme non tardano ad arrivare.

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