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La vita alla Hank Moody di David Duchovny

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Ci sono attori che sembrano essere nati per interpretare un determinato ruolo (come abbiamo visto qui). Attori sui quali vengono cuciti ruoli pensati apposta per loro. E poi c’è David Duchovny, che sembra aver recitato per sette anni il film della sua vita. La star di Californication è nota infatti per aver in comune col personaggio di Hank Moody più di una caratteristica. Il delicato rapporto col sesso potrebbe sembrare la più evidente, considerata la “riabilitazione” intrapresa dall’attore nel 2008 e dichiarata pubblicamente. Ma non è tutto qui.

La spiccata sensibilità artistica (e tutto ciò che ne consegue) definisce Hank Moody tanto quanto fa con David Duchovny. È così che Californication finisce per raccontare una storia estremamente simile a quella del suo protagonista.

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Proprio come Hank Moody anche David nasce e cresce a New York. Una brillante intelligenza e un profondo interesse per le arti (maturato molto probabilmente in famiglia) sono di fatto alla base dei suoi studi. Una laurea in letteratura inglese conseguita presso la prestigiosa Princeton. Un master a Yale. Un dottorato di ricerca – rimasto tuttavia incompiuto – in filosofia come allievo del famoso critico letterario Harold Bloom. Duchovny non ha mai nascosto l’ardente passione per la lettura che lo ha portato a scrivere due libri. Proprio come il protagonista di Californication, seppur meno nichilista. Hank Moody coltiva inoltre una grandissima passione per la musica rock, e Duchovny è conosciuto per essere anche autore di due album di musica soul.

Insomma, un artista a tutto tondo.

L’attore di X-Files e Californication ha da poco lasciato la sua impronta a forma di stella sulla Walk of Fame. Magari su questo Hank Moody avrebbe avuto qualcosa da ridire.

Californication
Ma a parte questo Duchovny vive di arte, passioni e trasgressioni, esattamente come l’iconico personaggio di Californication. E come lui non si è risparmiato l’occasione di vivere una vita sopra le righe. Non tutti sanno che una volta le riprese di X-Files dovettero spostarsi da Vancouver a Los Angeles perché il suo protagonista mal sopportava la lontananza dalla futura moglie Téa Leoni. Capriccio da star o gesta di un uomo febbricitante d’amore che sia, Duchovny non ha mai avuto un buon rapporto con la stabilità che la gente, molto spesso, cerca di ottenere. I ruoli che lo hanno reso celebre al grande pubblico ne sono la prova. Chi nel 1992 avrebbe accettato di recitare nei panni di un agente dell’FBI transessuale come lui fece sotto la direzione di David Lynch? Un ruolo che sollevò non poca “ironia” all’epoca. Ma Duchovny, sordo a qualsiasi polemica, lo ha interpretato divinamente sia nel ‘91 che nei tempi meno severi del 2017, anno che ha visto il ritorno dell’agente Denise Bryson nel revival di Twin Peaks.

Una vita vissuta nella libertà di sperimentare ed essere se stesso senza vergogna quella di David Duchovny. Capace come pochi di mettere a nudo se stesso e i suoi pensieri.

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Schiavo proprio come Hank di demoni interiori che gli hanno dato non pochi problemi, primo tra tutti la fine di un matrimonio. Un’ardente passione quella per Téa che tuttavia, proprio come quella di Hank per Karen, non è riuscita ad arginare il torrente emotivo di David. Un “ribelle bohèmien”, come lo definisce il Guardian in un articolo del 2016, che delinea tuttavia un’anima complessa e sfaccettata. Molti lo vedono come un trasgressivo sex addicted che a cinquant’anni suonati conclude una relazione dopo l’altra con donne poco più grandi di sua figlia. Ma si tratta, a detta del suo amico Garry Shandling, di un uomo sensibile e vulnerabile.

Come il protagonista di Californication sguazza nello star system cercando di mantenere tuttavia i suoi principi.

Per questa ragione ha ribadito pubblicamente di non ritenere giusto che la Anderson venisse pagata meno di lui per tornare nel ruolo di Dana Scully in X-Files. E sulla base degli stessi principi ha definito “osceno” vestire i panni di Fox Mulder allo stesso modo di 25 anni fa, ponendo l’accento sull’evidente evoluzione anagrafica che caratterizza tanto il personaggio quanto se stesso.
Le parole di Duchovny e di chi lo conosce da molto ci fanno pensare a un uomo che non si risolve del tutto a cinema, capricci da star e sesso sfrenato. La sua natura non si ferma alla trasgressione con cui si presenta in jeans, sneakers e t-shirt a interviste e conferenze stampa. È qualcosa di più complesso ciò che rende l’attore protagonista di Californication una figura tanto affascinante quanto controversa. Una struttura interiore che ha a che fare con la curiosità, con la sperimentazione, con un arsenale di interessi da coltivare. Un uomo che ha affrontato il suo fuoco interiore e le luci della ribalta con la stessa morale che ha reso immortale il suo personaggio:

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“I rimpianti sono per le femminucce. Le c*****e si fanno. Assumiti le tue responsabilità e vai avanti.”

Leggi anche: Californication:  non è il solito sesso (ma molto di più)

Written by Cinzia Bevilacqua

Ad una realtà di numeri ne preferisco una fatta di lettere. Tuttavia sopravvivo con la prima, ma vivo della seconda.

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