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Perchè Bridgerton ci fa così arrabbiare?

Bridgerton è una delle serie tv più viste su Netflix dell’ultimo anno. Dal momento della sua uscita, però, si sono succedute numerose polemiche riguardanti i temi, gli attori, la trama e così via. Questo perchè quando un prodotto diventa così famoso in così poco tempo sono molte le persone che cercano di trovare in questo successo una falla, un problema, un difetto.

Ciò che crea tanto astio nei confronti di Bridgerton, però, non riguarda soltanto i gusti del fruitore medio di serie tv: se è vero che molte serie famose degli ultimi anni hanno incontrato forti critiche dal pubblico riguardanti caratteristiche qualitative (un esempio in questo senso è La Casa de Papel), qui i difetti e le storture non sono giustificabili soltanto con il tanto amato trash che una serie del genere si porta inevitabilmente appresso. I motivi per arrabbiarsi ci sono e vanno presi molto sul serio.

Le premesse di Bridgerton, in primo luogo, sono tanto assurde quanto intriganti: per spiegare i toni della serie basta illustrarlo come una specie di Gossip Girl ambientato nell’Inghilterra elegante della Regina Charlotte dove, udite udite, non sono tutti nobili snob e bianchi.

Non ci si poteva aspettare altro da una showrunner di successo come Shonda Rhimes: dopo aver conquistato un pubblico fedele con serie come Gray’s Anatomy e Le Regole del Delitto Perfetto, ha deciso di iniziare a sperimentare con i generi e i periodi per adattarli al mondo contemporaneo, molto più multietnico di ciò che viene solitamente rappresentato sul piccolo e grande schermo. Questa scelta però non viene gestita benissimo sin dalle prime puntate: nonostante uno dei protagonisti assoluti della prima stagione, il tenebroso duca di Hastings, sia nero, l’inclusività dimostrata nella serie tende a cancellare le diversità in modo fin troppo conveniente e poco realistico.

Sebbene gli sceneggiatori avessero confermato, nei mesi precedenti all’uscita della stagione, che i problemi di razza e di classe sarebbero stati tra i temi principali della serie, nella realtà il tutto viene nascosto sotto il tappeto dando molto per scontato e affidandosi puramente alla buona fede dello spettatore. Alcune frasi sparpagliate nellgli episodi implicano un passato in cui questa eguaglianza non fosse così scontata, ma niente permette al pubblico di conoscere questo risvolto tanto importante all’interno della trama. Quando si parla di rappresentazione non basta soltanto scegliere attori diversi tra di loro: è altrettanto importante spiegare le loro storie e i loro problemi invece di glissare sul tutto fingendo che questo passato sia migliore del nostro presente.

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Un altro grande problema della serie – e, considerando la serie di Harmony scritti da Julia Quinn, anche dei romanzi da cui Bridgerton è tratto – riguarda il tema del consenso.

La serie, stagione dopo stagione, pare porsi sempre lo stesso obiettivo ovvero quello di smascherare gli scandali e i segreti dell’alta borghesia londinese mentre giovani donne cercano il partito perfetto e un matrimonio da sogno. Nelle puntate uscite lo scorso Dicembre 2020 è Daphne Bridgerton a debuttare in società con il favore della Regina. Per una serie molto fortuita di scelte e casualità decide di stringere un patto con lo scapolo d’oro più ambito della città per trovare un buon marito. Volontà vuole che al cuor non si comanda e i due, inevitabilmente, decidono di sposarsi.

Dopo il momento di felicità, però, arrivano i problemi per la coppia: tra un amplesso e l’altro i due sposini scoprono di avere bisogni e volontà diametralmente opposti per quanto riguarda la costruzione di una famiglia. Daphne vuole avere molteplici figli e portare avanti una nucleo numeroso e caotico come il suo, mentre Simon ha promesso a se stesso – e soprattutto al proprio padre assente e perfido – che con lui sarebbe finita la linea degli Hastings. Questa complessità invece d’essere affrontata con un piglio costruttivo, viene risolta in modo errato (e potenzialmente dannoso).

Daphne decide, durante l’ennesima scena esplicita tra i due (scene sempre molto trash), di prendere il controllo del rapporto e concludere a proprio modo non ascoltando le ripetute richieste di fermarsi del suo amato. Questo vuol dire forzare la propria volontà su quella dell’altro senza effettivamente avere il consenso per farlo: un grave atto che rappresenta in piena regola una molestia.

Non è sempre facile identificare questo tipo di prevaricaizoni quando a compierle è un personaggio femminile: oltre a essere poco rappresentato nel mondo della finzione, questo gesto in Bridgerton non viene affrontato con la dovuta delicatezza, ma viene trattato come l’ennesima – e semplice da risolvere – incomprensione di coppia.

Questi tratti dimostrano non solo una scrittura a dir poco dozzinale, ma portano con sè discussioni molto complesse riguardanti il tema del consenso e dell’abuso.

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Queste sono solo alcune delle motivazioni che portano molte persone a mal sopportare Bridgerton: sono sicuramente quelle più oggettive e fattuali. Lo show – che ha in sè tutte le caratteristiche necessarie per permettere ai propri spettatori di godersi del puro intrattenimento – porta con sè problemi grossolani che, quando vengono riconosciuti all’interno della narraizone, vengono risolti in modo semplicistico e controproducente.

Non sta certo a serie come Bridgerton spiegare argomenti delicati quali il razzismo, il classismo e le dinamiche di potere, ma per godere dell’attenzione che viene data ai suddetti temi bisogna impegnarsi in una scrittura più attenta di quella vista nella prima stagione.

La leggerezza di una serie tv – che è sacrosanta e, quando è ben organizzata, fondamentale per la sua riuscita – non deve essere confusa con la mancanza di profondità o di studio da parte di chi crea questi prodotti: sta unicamente alla fruizione risultare divertente e scherzosa. Il rischio altrimenti è quello di trasformare la propria serie in una parodia di se stessò, un guscio apparentemente bellissimo, ma vuoto.

Bridgerton, nonostante questi gravi difetti e le reazioni infervorate di tantissimi spettatori, rimane un successo per Shondaland ed è già stato confermato per le successive 3 stagioni. Vi è dunque la possibilità di ascoltare i riscontri dei propri fan (e non solo) per provare a far meglio nel prossimo capitolo. Dimostrare così che le opinioni del proprio pubblico valgono tanto quanto la voglia di trasportarli in un mondo più regale, più bello e da sogno.

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Scritto da Emanuela Pileggi

Studio per poter capire i libri che leggo, le serie TV che guardo, il mondo in cui vivo. Seria ad intermittenza, curiosa di natura, sogno un giorno di diventare grande.

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