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BoJack Horseman e Hank Moody: personaggi maledetti a confronto

Le serie tv della nostra epoca non si limitano più a raccontare semplicemente una storia. Raccontano dei personaggi: le loro vicende, la loro evoluzione, ma soprattutto il loro animo. È così che gli anni 2000 ci hanno regalato personaggi seriali iconici, destinati a restare nell’immaginario collettivo per molto tempo. Senza ombra di dubbio tra essi possiamo includere Hank Moody, protagonista di Californication, e BoJack Horseman, protagonista dell’omonima serie tv. La prima è andata in onda tra il 2007 e il 2014 su Showtime, mentre la seconda è in corso dal 2014 su Netflix. BoJack giunge quindi al grande pubblico nell’anno in cui Californication lo saluta per sempre.

Analizzando i due personaggi, è facile pensare a BoJack Horseman come al degno erede di Hank Moody. Il cavallo antropomorfo più famoso della tv ha portato avanti la parabola dell’infelicità dell’essere umano.

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I parallelismi tra i due personaggi sono innumerevoli. La vita dissoluta, la tendenza al vizio, il tormento interiore. Fiumi di alcol, droga e sesso occasionale pervadono la vita di entrambi come una sorta di religione. Sono i loro compagni di viaggio preferiti e al contempo i peggiori nemici delle loro relazioni umane. Entrambi finiscono per ripetere puntualmente gli stessi errori perché troppo sbronzi, troppo fatti o di carne troppo debole per resistere al fascino della sexy lady di turno. Insomma, due mine vaganti.

Ma una condotta sopra le righe è solo la punta di quell’immenso iceberg che è il mondo interiore di Hank Moody e BoJack Horseman.

Bojack Horseman

Tuttavia – nonostante comportamenti simili – i rispettivi background e fini perseguiti risultano spesso diversi nei due personaggi. Hank vuole recuperare la propria creatività, la fiducia di Karen – musa e amore di una vita – e il ruolo di padre presente per sua figlia Becca. BoJack Horseman invece desidera tornare sulla cresta dell’onda, recuperare la fama avuta negli anni ’90, ed essere una persona migliore, pur non sapendo esattamente come. Hank cerca un’ispirazione che non arriva. BoJack vive nel ricordo dei tempi che furono. Il primo crede nel vero e unico amore. Il secondo pensa più che altro che bisognerebbe “accontentarsi”:

“se trovi qualcuno che riesce a sopportarti almeno un po’ dovresti affondarci dentro le unghie e tenertelo ben stretto […] altrimenti un giorno ti guarderai attorno e realizzerai che tutti ti amano, ma non piaci a nessuno”.

Hank Moody è uno scrittore newyorkese trasferitosi nell’odiata Los Angeles per seguire la trasposizione cinematografica del suo romanzo nichilista God Hates Us All. È un artista.

Genio e sregolatezza? Hank non è un genio, forse, ma sicuramente gli appartiene il tormento interiore tipico della maggior parte degli artisti. Quel soffio creativo – che è anche il loro male di vivere – è un’arma a doppio taglio: va tenuto in vita a tutti i costi per mantenere acceso il fuoco dell’ispirazione.

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Tuttavia è anche la fonte principale della loro irrequietezza emotiva. Hank odia l’apatia che lo assale quando il blocco dello scrittore imperversa. Lo combatte con tutte le sue forze nonostante quel soffio sembri la causa di tutti i suoi mali. Ma è proprio quando giunge al culmine della sofferenza che partorisce il suo capolavoro. Mi ricorda ciò che disse una volta un caro amico “essere artista non è un dono, è una condanna”. Da purista della letteratura, odia Hollywood che vuole trasformare il suo romanzo in una melensa commedia romantica.

Il suo personaggio è chiaramente ispirato a Bukowski, scrittore parecchio sopra le righe. Hank ne riprende molte caratteristiche: una vita di eccessi, avventure sessuali di poca importanza, l’avversione per le apparenze e la mondanità. Una mondanità che tuttavia Hank sfrutta a suo vantaggio, tra le mille luci di Los Angeles: il dolce e amaro che offre “Hell-A”.

BoJack Horseman in quell’ambiente – invece – ci sguazza. Ne riconosce falsità e ipocrisia, ma accetta che sia così e ci danza dentro.

Al contrario di Hank, lui quella vita l’ha disperatamente desiderata e cercata fino a diventare una celebrità. E una volta ottenuto tutto ciò, ne resta schiacciato. L’ascesa, le luci, la discesa. Nel mezzo il ricatto morale dell’ambiente: mors tua, vita mea. Come accade quando sacrifica l’amicizia con Herb per restare a galla. Da qui la sua avversione per Hollywoo, che non è di natura filosofica come nel caso di Hank per Hollywood, ma più di natura pratica.

BoJack è consapevole di aver fatto un patto col diavolo che gli ha spalancato le porte di quel tritacarne che è Hollywoo, in cui l’apparenza conta più di tutto il resto. Qui SEMBRARE una brava persona conta molto più che esserlo realmente. È così che Los Angeles, la “città a cui tutti possono appartenere” avvelena le anime più volubili impregnandole di meschinità. BoJack stesso ne è vittima e co-artefice al tempo stesso: benché ossessionato dalla deriva verso cui il suo spirito procede, continua a sguazzare in quel tritacarne chiedendosi se lo renda davvero felice.

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E quando sembra aver trovato una risposta, le sue certezze svaniscono tra le mille insicurezze che lo attanagliano. “Sono un brav’uomo o non c’è più speranza per me?”

Abbiamo quindi a confronto due personaggi che vivono a Los Angeles, più o meno per scelta, e amano e odiano Hollywood per ragioni diverse. Uno è un artista, puro e maledetto. L’altro un bravo attore che a 50 anni si chiede se lo sia mai stato davvero. Quest’ultimo è segnato da un’infanzia infelice e dall’anaffettività di due genitori che considerano la sua nascita come ciò che ha spezzato i loro sogni. L’altro si è creato di suo pugno un’esistenza burrascosa inseguendo il brivido che dà vita alla sua ispirazione. Cosa hanno davvero in comune? Perché diversi trascorsi, percorsi, sogni e ambizioni hanno portato uno scrittore newyorkese di successo e una ex stella di Hollywoo(d) a somigliarsi tanto nel presente?

Hank Moody e BoJack Horseman sono fondamentalmente vittime di se stessi e della loro natura. Quella natura che ognuno di noi si ostina a combattere o – al contrario – a sbandierare ai quattro venti per giustificare limiti e difetti. L’indole, purtroppo autodistruttiva, di Hank e BoJack è il comune denominatore delle loro vite.

 

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Un’indole che assume tuttavia un più ampio spettro di caratteristiche: nichilismo, iperrealismo, infelicità cronica. Puntualmente naufragano entrambi nella totale incapacità di afferrare ciò che desiderano, o che (credono) li renderebbe felici. I tentativi ci sono, ma la loro tendenza a distruggere i potenziali buoni risultati è più forte della loro buona volontà. Ogni volta che sono sulla buona strada avviano contestualmente (o in dirittura d’arrivo) un’opera di autosabotaggio che finisce inesorabilmente per demolire ciò che di buono avevano messo su fino ad allora. Quando intorno ci sono solo macerie, si adoperano per ricostruire, ma quando il mosaico è di nuovo intatto… la storia si ripete, in un ciclo perenne. Un fenomeno quasi automatico e forse irreversibile.

Bojack Horseman

Prosperano nel caos. Un caos fatto di sofferenza involontariamente inflitta a se stessi e agli altri. Prosperano fino a quando quel caos stesso non li schiaccia.

E a quel punto non restano che i palliativi per tamponare le ferite autoinferte. L’alcool per annebbiarsi, le droghe per inebriarsi, sesso senza senso per sentirsi amati per almeno 15 minuti. Ma Hank e BoJack sanno che, quando l’effetto scompare, tutto ciò che resta sono domande, vuoto interiore e buoni propositi. Una ruota che gira in questo senso all’infinito. Hank incassa e passa oltre, pronto ad aver a che fare col prossimo guaio. BoJack invece continua a farsi schiacciare dalla ruota annegando nella propria disperazione, senza impegnarsi davvero per cambiare le cose.

californication

Le storie di Hank e BoJack potrebbero farci rabbia. Potremmo semplificarle con razionalità e definirli due narcisisti pieni di egoismo e insofferenza cronica che feriscono senza ragione chi dicono di amare. Due persone che hanno tutto: bellezza, soldi, successo, talento. Eppure restano perennemente insoddisfatte. Allora perché empatizziamo con loro? Perché sono due dei personaggi più amati delle serie tv? Solo perché lo spettatore è più intrigato dalla storia maledetta che dal buon samaritano? No. Ci sentiamo loro vicini perché Hank e BoJack si comportano da umani.

Sono entrambi quanto di più lontano dalla perfezione si possa immaginare, ed è esattamente ciò che li rende così simili a noi. Hank ha avviato un percorso che Bojack sta concludendo: un percorso attraverso l’incapacità di capire che cosa desideriamo davvero dalla vita. Un viaggio in cui la domanda che ci attanaglia perpetuamente è: “Sono felice?”

Hank e BoJack Horseman ci fanno arrabbiare nella loro incapacità di prendersi ciò che dicono di desiderare – anche se è lì, a portata di mano – perché in essi rivediamo noi stessi.
In varie forme e sfumature questi due personaggi hanno abbracciato moltissime delle umane debolezze che sentiamo appartenerci. Quante volte osservandoli avete pensato: “Diamine, sono io”. Hank ha cercato l’avventura, trovato realizzazione nella scrittura, combattuto la sua tendenza autodistruttiva creando la vita con l’amore per Karen: Becca. Diventano loro due l’origine e la fine delle emozioni che lo ispirano. La vita di BoJack invece è stata devastata dall’odio di sua madre, una donna spezzata a sua volta alla radice, e quell’odio ha nutrito e avvelenato al contempo la sua vita. Gli ha fatto spiccare il volo e lo ha bloccato in egual misura.

bojack horseman

Amore, odio, famiglia e solitudine sono i sentimenti attorno a cui ruotano le vite di questi due protagonisti. Li ispirano e li esaltano tanto quanto li limitano e li spengono.

Queste due serie tv ci raccontano la realtà della vita attraverso l’inspiegabile tendenza autodistruttiva dell’uomo. Ci presentano una vita fatta di errori e pentimento, di buoni propositi che a volte restano solo tali e altre volte diventano ulteriori errori. Di buone azioni, certo, di sensibilità, incapace tuttavia di proteggerci da noi stessi. Di difficili rapporti familiari e di altri in complessa costruzione. Infine di promesse, a volte mantenute, ma più spesso infrante. Una vita reale fatta di sostitutivi dell’amore che non riusciranno mai a colmare il vuoto che abbiamo dentro, ma a cui non rinunceremo lo stesso perché siamo esseri umani e ci piace mentire a noi stessi.

Al centro di queste storie vediamo Hank Moody e BoJack Horseman che ci ricordano quanto imperfetto sia l’uomo. Quanto imperfetti siamo noi. E quanto ci ferisce tutto ciò!

Bojack Horseman

Gli sceneggiatori usano molti rimedi per mettere una certa distanza tra il pubblico e i personaggi delle serie tv. Hank è uno scrittore di successo, un esempio che molti di noi sentono distante anni luce dalla propria vita. BoJack è un cavallo antropomorfo, e questo sottolinea il carattere fittizio della narrazione. Eppure i due personaggi sono così potenti nel raccontare l’interminabile serie di errori che tutti abbiamo commesso nella vita, che quando li osserviamo non possiamo fare a meno di sentirci tutti un po’ Hank e un po’ BoJack. E se non vi è mai successo, allora siete persone molto fortunate.
L’umana imperfezione disegnata attraverso le loro vite, ci racconta una parabola che spesso non ha lieto fine. Tuttavia non è certo priva di messaggi positivi. Come questi:

“Kelsey, in questo mondo terrificante, tutto ciò che ci resta sono le connessioni che creiamo.” (BoJack Horseman)

“Qualunque cosa tu faccia, non essere solo un altro mattone nel muro.” (Hank Moody)

Leggi anche: Bojack Horseman – A quanto ammonta realmente il patrimonio di Bojack?

Written by Cinzia Bevilacqua

Ad una realtà di numeri ne preferisco una fatta di lettere. Tuttavia sopravvivo con la prima, ma vivo della seconda.

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