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Punto di non ritorno

Quello definitivo, il momento inevitabile che è sempre stato in procinto di arrivare fin dagli inizi di questa ultima stagione di Better Call Saul, anche se in realtà questo pensiero aveva già messo radici in ognuno di noi. Non possiamo fare a meno di focalizzarci sull’ennesima dimostrazione che questa serie ha preso la piega definitiva, quella più impensabile un tempo ma anche la più probabile, ormai. E citando la nostra recensione vogliamo nuovamente utilizzare la sua metafora fondante. Un’accetta. Oggetto che divide in due i nostri pensieri e le aspettative su ciò che sta per succedere in Better Call Saul. Perché Axe and Grind può rappresentare un taglio netto su ciò che abbiamo sperato fino ad ora, ma funge anche da spartiacque tra una prima fase di costruzione, più in salita, e quella che sarà una libera discesa che porterà al finale della serie. L’esempio calzante del taglio netto che Vince Gilligan ha deciso di dare a questa stagione, è Kim, sempre lei. Si perché la puntata, oltre che disegnare una evidente linea di demarcazione tra quello che lei è stata un tempo e ciò che sarà, o che già ha cominciato ad essere, dati i numerosi segnali passati, ci consegna una serie di interessanti indizi su quella che potrebbe essere la sua fine, ovvero il più grande interrogativo che qualsiasi fan di Better Call Saul si sia posto.

E dunque c’è un motivo se si parla così tanto di lei, c’è un motivo se questa pare essere sempre di più la stagione di Kim Wexler.

Better Call Saul

In realtà non è così tanto semplice e scontato focalizzarsi sul “cosa abbiamo pensato accadesse a Kim fino ad ora”, questo perché non ci siamo nemmeno resi conti di come sia arrivata fino a qua. Una trasformazione silenziosa, nascosta, ma al contempo vertiginosa. L’integro avvocato dei più deboli, il più giusto e fermo; di quel che ci si poteva aspettare dall’evoluzione del suo personaggio, ormai non resta la minima traccia. Kim Wexler ha messo la freccia (quasi letteralmente) e ha preso definitivamente il largo su quella che è la strada che la porterà ad un’uscita di scena prematura, negativa o positiva che sia. Axe and Grind comincia con il volto di un putto innocente e gentile, quello della bambina Kim, che cerca di imitare la sua unica figura di riferimento, di compiacerla o soltanto di trovare con essa una complicità, rubando in un negozio, niente di imperdonabile per una bambina. E si conclude con quell’accenno di sorriso che significa che la trasformazione è ormai completa, o quasi. Di certo non è rimasto più niente di quella creatura sperduta, che ci pareva sentirsi inadeguata quando rimproverava la madre per aver bevuto, ma che dopo l’ultima puntata di Better Call Saul, ci grida forte e chiaro che non dev’essere stato semplice attuare questo percorso. E’ inevitabile che si venga a creare un qualcosa di oscuro in chi soffre, in chi ha sofferto come Kim, lei sta soltanto rivendicando le sue radici, in fondo. Le radici di chi ha sempre lottato per la giustizia di qualcun altro, ma che ha finalmente capito di dover lottare per la sua, di giustizia (per quanto sia un concetto contrastante con le sue azioni), mettendo da parte qualunque rimasuglio di moralità, qualora servisse.

Più che sul fatidico libretto nero, che appare nel pilot di quest’ultima stagione di Better Call Saul, quando viene sgomberato l’appartamento di Saul Goodman, ci si potrebbe, o meglio si dovrebbe, concentrare sul bigliettino da visita più famoso dell’universo Breaking Bad (dopo quelli di Saul, che sicuramente sono molto più popolari), ovvero quello del venditore di aspirapolvere. Partendo dal fatto che si tratta della prima volta che lo stesso Jimmy familiarizza con questo importante oggetto chiave della narrazione, è presumibile che in questa stessa stagione assisteremo ad un momento in cui il protagonista scoprirà la reale identità del venditore di aspirapolvere, essendo questo un personaggio fatto emergere da Saul stesso in quel di Breaking Bad. E ciò che appare probabile è che potrebbe essere proprio Kim a beneficiare dei poteri di quel biglietto da visita. Un dettaglio così forte non può passare inosservato, ovviamente. Resterebbe da capire, in caso, se la Wexler deciderà di utilizzarlo per cause di forza maggiore, o se la metamorfosi in atto la porterà realmente, come alcuni temono sempre più, a tradire la sua stessa anima, l’uomo che l’ha resa libera, colui che le ha aperto gli occhi sulle reali priorità della sua stessa esistenza. E se così fosse la trasformazione di Kim è ben lontana dal compiersi definitivamente, perché se ad inizio episodio la vediamo misurarsi con l’unico punto di riferimento della sua vita da bambina, cimentandosi in una insana per quanto innocente imitazione, potrebbe benissimo fare lo stesso ora, con Jimmy. Arrivando così al punto di non ritorno, quello in cui Kim Wexler si rende conto di aver appreso tutto ciò che c’era da apprendere dal suo maestro, dalla attuale colonna portante della sua vita, e di essere in grado di proseguire da sola, o meglio, di voler proseguire in solitudine.

Better Call Saul

Le anime dei personaggi di Better Call Saul sono corrotte fino al midollo, ognuna di esse presenta delle sfaccettature diverse di una società allo sfascio, in un universo in cui chiunque è disposto a tutto pur di arrivare al proprio scopo, con un obiettivo comune, il Dio denaro. Non ci sorprende che la stessa angelica anima di Kim si sia fatta corrompere in circostanze tali, non ci sorprende pensare che la reale antagonista possa essere sempre stata sotto il nostro naso, ma dopo Axe e Grind, in un certo senso, ci sentiamo di biasimarla meno, perché quella innocente creatura non ha potuto scegliere di nascere in un universo di corruzione ed immoralità, è tanto meno ha potuto correggere in corsa la sua condizione. A prescindere dal come andranno le cose alla fine, dovremmo fermarci a riflettere sul perché la moglie di Jimmy sia arrivata a questo punto, e contestualizzando in questi termini ci renderemmo conto che Kim ha sempre lottato sia contro le ingiustizie degli altri, sia contro i suoi demoni interiori e più profondi, lottando con le unghie e con i denti affinché questi non prendessero il sopravvento su di lei, ma finendo per farla sentire libera, almeno per una volta.

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