È facile parlare oggi di Boris e del suo successo, no? Tutti la conoscono, quasi tutti l’hanno vista. Molti la citano costantemente, segnando la sua permanenza ormai definitiva nel linguaggio comune, molti altri lo fanno senza manco rendersene conto. Boris non è solo una serie tv. Non è solo una delle migliori serie tv italiane di tutti i tempi, nonché una delle comedy più brillanti che abbiano mai visto la luce nel nostro Paese: Boris è altro. E lo è da tempo. Da prima che diventasse lo straordinario fenomeno di massa che è oggi.
Boris è visionaria, in anticipo sui tempi,precursore geniale e lettore lucido di tempi sempre più accartocciati su se stessi. Parlare dell’Italia di diciassette anni fa, quando Boris andò in onda per la prima volta, non è poi così dissimile da quanto facciamo oggi: i temi sono più o meno gli stessi, le nostre virtù non sono mutate e i nostri vizi lo sono ancora meno.
Boris, allora, mostra ancora apparenti capacità divinatorie nel parlare a generazioni diverse e tempi distanti con la medesima efficacia, mostrando di essere venuta al mondo in un’epoca radicalmente sua. E, parallelamente, in un’epoca che sua non era affatto.
Non lo era ancora, almeno. In anticipo di alcuni anni, Boris si è ritrovata a inseguire il successo e la gloria mentre aveva tutto contro. Ogni singolo fattore, se messo sul tavolo, evidenzia le ampie probabilità che Boris aveva di fallire miseramente. Di essere solo una brillante parentesi, un esperimento non riuscito che non avrebbe dovuto avere né un seguito né un richiamo mediatico all’altezza della sua qualità. Tutti, con una sola eccezione: la fiducia ottenuta nel 2007 dalla Fox italiana, l’unica ad aver colto fin dall’inizio le gigantesche potenzialità del prodotto.
Lo raccontò alcuni anni fa Lorenzo Mieli, produttore di Boris, nel corso di una bella intervista col Fatto Quotidiano. Mieli riportò la reazione di Fabrizio Salini – allora direttore della Fox – e del suo gruppo, dopo aver visto una prima bozza di Boris: “Non abbiamo i soldi, non abbiamo il mandato di farlo, ma non possiamo non fare questa serie”. Così nacque tutto. Ma la strada per il successo era ancora lunga, lunghissima. Pressoché impercorribile, per chiunque altro. Allora cosa successe?
Perché Boris è diventata quello che è diventata? E soprattutto, perché il suo trionfo rappresenta a sua volta una storia in anticipo sui tempi? Entriamo nel dettaglio, fino ad arrivare all’ambiziosa affermazione del nostro titolo.
Un dettaglio su tutti rappresenta il viatico ideale per questa bella storia: molti fan di Boris, almeno quelli della seconda o della terza ora, non sanno nemmeno che la serie fosse stata trasmessa dalla Fox. Un canale a pagamento, popolare ma destinato all’epoca a una minoranza di spettatori e di potenziali fruitori di serie tv. Specialmente tra i più giovani, oggi appassionatissimi alla fuoriserie italiana. Prima dell’avvento di Netflix e delle piattaforme di streaming che oggi imperversano nel nostro mercato, pagare per un servizio del genere era considerato “superfluo” o comunque non alla portata di tutti.