Ogni giorno proviamo a raccontare le serie TV con la stessa cura e passione che ci hanno fatto nascere.
Se sei qui, probabilmente condividi la stessa passione anche tu.
E se quello che facciamo è diventato parte delle tue giornate, allora Discover è un modo per farci sentire il tuo supporto.
Con il tuo abbonamento ci aiuti a rimanere indipendenti, liberi di scegliere cosa raccontare e come farlo.
In cambio ricevi consigli personalizzati e contenuti che trovi solo qui, tutto senza pubblicità e su una sola pagina.
Grazie: il tuo supporto fa davvero la differenza.
➡️ Scopri Hall of Series Discover
Sono un po’ di anni ormai che scrivo di serialità e cinema, ma oggi devo confessarvi una cosa: non ho ancora capito quali siano gli elementi che rendono un prodotto davvero di successo. Non intendo necessariamente un successo di pubblico. Intendo film e serie che catturano l’attenzione, che prendono, che tengono incollati. Mi spiego meglio. A volte mi sembra che la chiave del successo sia la costruzione dei personaggi, altre volte che sia la trama avvincente. Altre volte ancora, mi sembra che il punto sia il cringe, perché credo che a volte il cringe riesce a fare talmente tanto il giro al contrario da diventare piacevole. Recentemente però ho guardato una serie, Apple Cider Vinegar, e mi sono resa conto che un altro elemento è stato la chiave che me l’ha fatto piacere così tanto. Un elemento che non mi aspettavo: il fastidio.
Apple Cider Vinegar tra realtà e finzione.
Apple Cider Vinegar è una serie liberamente tratta da una storia vera. È la storia dell’influencer e imprenditrice Belle Gibson, che ha praticamente costruito un impero sui social. Come? Tecnicamente a partire da un’app per l’alimentazione, espressione di un modo di intendere e vivere la nutrizione in maniera equilibrata, sana e bilanciata. Praticamente, però, grazie alla narrazione che Belle Gibson aveva fatto di se stessa: una giovane madre alla quale è stato diagnosticato un tumore al cervello al quarto stadio. Un tumore che per i medici non lascia scampo, ma che Belle riesce a tenere a bada grazie – per l’appunto – a uno stile di vita sano e all’alimentazione di cui sopra. Sembra folle, e lo è. In particolar modo lo è se consideriamo la verità alla base di tutto: Belle Gibson non ha mai avuto nessun tumore.

Eh già, avete letto bene: la sua storia era inventata di sana pianta. E no, non è uno spoiler, perché questo Apple Cider Vinegar lo dice e ribadisce fin dal primo momento. Non ci sono dubbi né colpi di scena: è così e basta, una verità accertata. Eppure per tutta la serie vediamo Belle Gibson guardare in faccia il prossimo e mentire spudoratamente, senza alcun tipo di remora. Lo fa per il suo tornaconto personale, per arrivare dove vuole. Ma soprattutto lo fa per sentirsi apprezzata, compresa. Per sentirsi vista. Kaitlyn Dever rappresenta alla perfezione il dualismo di Belle Gibson: da un lato un volto d’angelo con un passato e un presente parecchio pesanti, e con un futuro poco roseo; dall’altro spudorata menzognera senza scrupoli di alcun tipo. In ogni caso efficace e convincente, tanto da dare sui nervi.
Il fastidio per il comportamento di Belle Gibson è in buona compagnia in Apple Cider Vinegar.
Ogni scena, ogni primo piano – e ce ne sono parecchi -, ogni movimento di labbra che mette in atto per dire qualcosa che la porterà a reiterare le sue bugie è tremendamente fastidioso. Ognuno più di quello precedente e meno di quello successivo. Nel corso delle puntate vediamo Belle Gibson costruire un castello di bugie accumulate e messe una sull’altra, bugie che inquietantemente restano in piedi. Belle inventa diagnosi, approfitta di bambini malati, tratta male suo figlio, piange a comando. Ogni azione ne fa seguire un’altra e poi un’altra ancora, gesti che mettono le basi per il sorriso a trentadue denti che la donna sfoggia a favore di camera. E che contemporaneamente corrispondono a un moto interiore degli spettatori, un impeto che mi ha quasi spinta a gridare: Basta, smettila!

Ma i comportamenti di Belle sono solo la punta dell’iceberg, perché in Apple Cider Vinegar i livelli di problematicità sono numerosi. Certo è che poche cose possono essere più gravi di una bugia come quella di Belle. Nella pratica però il racconto si compone di strati problematici su strati problematici. Il personaggio di Milla Blake, ispirato alla reale storia della blogger e scrittrice Jessica Ainscough, si ostina a cercare per se stessa soluzioni alternative alla medicina tradizionale per la cura del cancro – nel suo caso un cancro verissimo. Le trova, crede che siano funzionali, le diffonde alla sua community e anche a sua madre nel momento in cui anche lei si ammala. Ma quando cominciano a non funzionare, non vuole fare marcia indietro.
Milla è in buona fede, ma rappresenta comunque un tema concreto e importante: quello di chi in buona fede non è.
Dietro le sue scelte sicuramente discutibili si nasconde l’enorme paura di una cura che possa renderla una persona diversa da quella che sente di essere. È per questo che si rifiuta di farsi amputare un braccio e decide di affidarsi ai succhi, ai clisteri, alla meditazione e al pensiero positivo. Elementi in cui – va detto – crede davvero. Ma dietro le sue scelte si nascondono anche tante persone che, proprio come Belle, non si fanno scrupolo alcuno nel diffondere le teorie pseudoscientifiche nelle quali Milla per prima ha creduto.
Medicina alternativa, camping durante i quali ogni nuova esperienza è anticipata da una carta che striscia su un POS: la salute diventa nient’altro che un business – anche uno di quelli belli redditizi – e il business diventa nient’altro che un’illusione, un sogno. Le scelte dei singoli personaggi sono problematiche, ma la verità è che sono inserite all’interno di un sistema più ampio. Un sistema che Apple Cider Vinegar con il suo stile diretto, la rottura della quarta parete e con l’alternanza perfetta tra sensibilità e paradosso riesce a mettere a nudo talmente tanto da farci venire il voltastomaco.

Non c’è un elemento nella storia di Apple Cider Vinegar che non mi sia sembrato sbagliato.
Eppure credo che la serie sia riuscita bene proprio per questo. Apple Cider Vinegar tocca delle corde scoperte un po’ per tutti. Quella della malattia, della paura di non farcela e del dolore, ma anche quella della truffa, della presa in giro, del totale disinteresse nei confronti del prossimo. Corde che risuonano in noi attraverso il fastidio e il nervosismo, chiare conseguenze del fatto che sì, stiamo davvero percependo la problematicità di ciò che vediamo.
La verità è che alcune storie meritano di essere raccontate. Lo meritano anche se sono difficili, problematiche, addirittura sbagliate, o forse lo meritano soprattutto perché sono così. E noi non possiamo far altro che accoglierle, con tutto il disagio che ci provocano. Quale modo migliore per dire che da queste parti c’è ancora un po’ di umanità?


