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Jessica Lange in American Horror Story: tutte le similitudini tra i ruoli che ha interpretato

Jessica Lange

Partendo dal presupposto che Jessica Lange è un’attrice formidabile, i suoi ruoli in American Horror Story sono qualcosa di straordinario.
In un certo qual modo ogni suo personaggio si assomiglia l’uno con l’altro. Constance, Suor Jude, Fiona, Elsa: hanno tutte qualcosa in comune.
Suor Jude ed Elsa sono donne che di base partono da un senso di frustrazione, di disagio con loro stesse. Sappiamo benissimo la


storia di ciascuna. Judy Martin era una promettente cantante; ciò che l’è stato fatale è il suo essere stata troppo libertina, troppo dedita ad attività promiscue (il troppo bere, la necessità di colmare il suo vuoto interiore attraverso sesso occasionale con uomini conosciunti casualmente nei bar). Elsa Mars è la conseguenza di un’aspirazione ad un sogno di grandezza che tenterà di raggiungere in ogni modo, non solo fallendo ma rimandoci anche: pur di raggiungere il suo obiettivo, diventare una celebrità, finisce con l’essere brutalmente mutilata; fidandosi eccessivamente di personaggi loschi che le promettono cose che riaccendono la miccia delle sue speranze, finirà col farsi del male e far, indirettamente, del male a chi la circonda, alla sua famiglia.
Entrambe, a seguito di un incidente -Judy che investe la ragazzina ed Elsa a cui vengono praticamente amputate le gambe- rivolgono le loro attenzioni ad una “causa” maggiore: l’una ritrova se stessa dandosi alla religione, gestendo il manicomio; l’altra lo fa “salvando” un buon gruppo di anime perdute, i così chiamati freak, creandosi una famiglia di seguaci -essendo lei il gestore del Circo.
Constance e Fiona, anche, partono sempre dallo stesso punto: un senso di frustrazione, di incompletezza, di fallimento. Constance Langdon viene ferita, tradita, dall’uomo che ha sposato, finendo a letto con Moira, la colf (quale clichè!). Fiona Goode è la Suprema tra le streghe, ma questo non le basta: lei vuole essere grande ma, come chi sceglie egoisticamente di procedere da sola, finisce con l’essere sola. La prima riporrà le sue attenzioni, non perchè le interessi davvero ma unicamente per la casa, nei confronti di un uomo -fondamentalmente sfigato- che brama il suo amore ma che lei non saprà dargli. La seconda si isola dal mondo e l’unico vero contatto, seppur freddo e distaccato, lo avrà con l’uomo dell’accetta -molto simile a lei ma col quale non avrà alcun tipo di travolgimento emotivo.
I personaggi interpretati dalla Lange sono frutto di un’attenta analisi psicologica: il disagio esistenziale di questi personaggi si riversa totalmente nella storia delle singole stagioni. Sono loro, in un certo senso, le vere protagoniste delle vicende.
La capacità espressiva dell’attrice fa sì che ci si affezioni inebitabilmente a queste figure forti, grintose, seppur deboli e fragili. Quante volte ci è capitato di sentirci come Elsa? Quando desideriamo talmente tanto una cosa che ci accontentiamo di qualsiasi briciola possa condurci ad essa. (“You tried to kill my dreams, but they cannot be murdered. But what you did…you brought death into this place. And for that you must pay”)
La spavalderia magnetica di Constance è solo una facciata, una maschera: è debole, abbandonata da tutti, cerca soddisfazione nella storia con uno molto molto più giovane di lui, senza ombra di dubbio, non alla sua altezza. E anche lui, come il suo ex marito, la tradirà. E anche lui, come il suo ex marito, finirà col morire.
La morte è l’ombra che si aggira intorno a queste donne: solo in essa riescono a trovare una soluzione o comunque una liberazione, ma che, nel contempo, è anche la loro peggior nemica. Fiona, ad esempio, che vive la sua vita come se nulla al mondo importasse, in realtà sta morendo lentamente.
Il fatto che poi siano tutte dipendenti dalle sigarette è un altro fattore in comune: talmente esauste e stressate da diventare ciminiere umane.
Io sono totalmente innamorata di questi personaggi: l’assenza di Jessica Lange nella quinta stagione si è fatta sentire a gran voce.
Però, se Elsa Mars insegna, non bisogna mai perdere le speranze: sogno e spero che torni nel cast, contribuendo a rendere sublime una serie tv già perfetta.

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