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Se non avete visto 30 Rock non sapete cosa vi siete persi

Rock. Tra l’ottobre e il novembre del 2005, nel suo show televisivo, Adriano Celentano definiva rock le cose di un certo tipo, quelle belle, giuste, alla moda mentre definiva lente quelle che invece erano brutte, dannose, pericolose, antipatiche.
Mentre il Molleggiato d’Italia affibbiava etichette a destra e a manca la stesura di una delle serie televisive che più avrebbero influenzato il futuro della televisione era alle sue battute finali. Forse il paragone tra le due cose non regge molto. Siamo certi, però, che tra le cose rock Celentano avrebbe messo anche questa sitcom americana, andata in onda sulla NBC per sette stagioni, dal 2006 al 2013, per un totale di 138 episodi di 25 minuti l’uno.
30 Rock, pur essendo assolutamente rock alla maniera celentanesca, di rock, come riferimento musicale non aveva nulla. Perché 30 Rock non è altro che un indirizzo civico di New York City, precisamente il 30 Rockfeller Plaza, dove hanno sede gli NBC Studios e dove viene prodotto Saturday Night Live, una delle più iconiche trasmissioni comiche e satiriche televisive americane, da oltre quarant’anni in onda sulla National Broadcasting Company (NBC, appunto).

C’è ovviamente un trait d’union molto forte tra 30 Rock e il Saturday Night Live (SNL), ossia Tina Fey che del primo è creatrice, capo dello staff di sceneggiatori e interprete della protagonista, e del secondo è stata, per nove lunghi anni, tra gli interpreti e ideatrice di numerosi personaggi, sketch e imitazioni (fenomenale la sua Sarah Palin, governatrice dell’Alaska e candidata come Vice Presidente degli Stati Uniti nel 2008 insieme all’allora senatore John McCain). La Fey ha iniziato a pensare a 30 Rock quando ancora era nello staff dell’SNL.

Inizialmente la sceneggiatrice propose alla NBC una serie ambientata nei retroscena di una televisione via cavo ma il progetto le venne bocciato. La Fey non si scoraggiò e riadattò la sua idea decidendo di ambientarla all’interno di una serie in stile Saturday Night Live. Questa seconda versione piacque molto ai capi della rete americana e così, l’11 ottobre del 2006, il pilot andò in onda decretando, di fatto, la nascita di una delle sitcom satiriche più apprezzate di sempre, sia dalla critica che dal pubblico, candidata a ben oltre 340 premi televisivi e vincitrice di oltre 90 tra cui Emmy Awards e Golden Globe a ripetizione sia come migliore serie comica, sia per migliore attori maschili e femminili, sia per migliore sceneggiatura. Un palmares di grandissimo prestigio. E pensare che la Fey si era convinta che la serie non sarebbe andata oltre la prima stagione, fallendo miseramente.

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Protagonista della serie è il personaggio di Tina Fey, Liz Lemon. La Lemon è l’oberata di lavoro e sottovalutata capo sceneggiatrice del “The Girlie Show” uno show comico la cui protagonista è l’attrice Jenna Maroney (personaggio che omaggia l’attrice Janel Moloney ed è interpretata da Jane Krakowsky), persona che necessita di costanti rassicurazioni dovute alla sua perenne insicurezza e bassa autostima.

Autostima che viene letteralmente bombardata con l’arrivo dalla West Coast del nuovo dirigente televisivo Jack Donaghy, un produttore esecutivo repubblicano cinico e prepotente interpretato da un brillantissimo Alec Baldwin, il quale, giusto per far capire fin da subito chi sia al comando assume l’attore comico Tracy Jordan (interpretato da Tracy Morgan) e rinomina lo show in “TGS with Tracy Jordan“.
Il nuovo attore così come il nuovo nome allo show, scelte fatte cadere dall’alto e pesanti come macigni, creano non pochi problemi alla Lemon la quale, ricorrendo a continui compromessi, dovrà gestire i suoi attori principali e al contempo il suo nutrito gruppo di scrittori, in un clima perennemente al limite della follia.

Inizialmente incentrata sul dietro le quinte dello show, in una sorta continua di meta-televisione alla Boris (che andrà in onda qualche anno dopo), 30 Rock nel prosieguo delle stagioni preferisce puntare di più sui rapporti umani che intercorrono tra colleghi e amici senza mai farsi distrarre dal coté romantico tipico di certe sitcom che partono bene e finiscono male.
30 Rock è una sitcom esilarante, brillante, molto intelligente e per certi versi bizzarra con un cast di personaggi eccentrici che non eccedono mai risultando nelle loro manie incredibilmente adorabili. Una sitcom che ha saputo influenzare e ispirare la successiva generazione televisiva attraverso un umorismo rapido, sempre brillante e, molto spesso, affilato come la lama di un rasoio. Sceneggiatura e cast, arricchito da guest star del calibro di Steve Buscemi, Jennifer Aniston e altri, interpreti di personaggi creati appositamente cui fanno da contraltare altre come Oprah, Jim Carrey, Jerry Seinfeld, Werner Herzog nelle versioni romanzate di loro stessi, sono le due maggiori qualità per cui 30 Rock è considerata un gioiello della televisione americana del primo decennio del Duemila.

30 rock

30 Rock, con la sua stanza di sceneggiatura piena di geniacci della comicità, cui fa eco quella degli sceneggiatori all’interno della serie, è stata in grado di alzare di un paio di tacche il livello di comicità all’interno di una sitcom grazie a dialoghi veloci, battute concise, gag spassose. Per dire: una ricerca ha stabilito che la media all’interno della serie risulti essere di 7,44 battute al minuto. Un numero davvero impressionante al quale oggi probabilmente siamo più abituati ma all’epoca era certamente nuovo.
Il pregio, però, non è solo nella quantità ma anche nella qualità, decisamente sopra la media. E se certe battute possono essere un po’ scontate e ovvie, come capita in qualsiasi show televisivo, potete star certi che nel riguardare 30 Rock una seconda volta scoprirete dettagli e battute che inizialmente vi erano sfuggite rendendo lo spettacolo anche duraturo nel tempo.

Gli sceneggiatori, poi, hanno saputo creare personaggi molto solidi con tratti delle rispettive personalità esagerati a livello caricaturale che permettono loro di essere perfettamente credibili mentre li mettono in evidenza attraverso le spassose battute. Nonostante certe volte si possa avere l’impressione di essere di fronte a un cartone animato i personaggi, tuttavia, non sono stati privati di risonanza emotiva risultando così incredibilmente umani e per nulla grotteschi.

È difficile, infatti, non provare empatia nei confronti di Liz Lemon la quale, stagione dopo stagione trascorre il suo tempo a cercare di accontentare tutti mentre la sua vita sentimentale, e il desiderio di avere una famiglia, va a rotoli. E nemmeno non si possono non cogliere le critiche alla società dell’apparenza (chissà cosa ne direbbero oggi) e dell’avere tutte perfettamente incarnate nel personaggio di Jack, che finge di sapere esattamente cosa vuole per poi, una volta ottenuto, rendersi conto di sentirsi completamente vuoto.
Perché 30 Rock ha una sottilissima ma costante critica alla società americana, incapace di crescere e maturare affrontando i problemi con concretezza. Essendo una serie post 11 settembre 30 Rock, si ritrova a convivere con la grettezza dei repubblicani nella speranza, poi disillusa, di una nuova società rappresentata dai democratici.

30 Rock fa sganasciare dalle risate, senza dubbio. Ma fa anche riflettere, com’è ovvio e giusto che sia. I problemi dei suoi protagonisti non hanno risposte facili né lo show cerca di trovare scappatoie o soluzioni last minute. Perché i personaggi, come tutti noi, la maggior parte delle volte non hanno la minima idea di che pesci pigliare. Così, ci si rifugia nell’ironia, a volte nel sarcasmo, con la speranza che le cose, prima o poi, prendano la giusta piega.

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