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Watchmen 1×08 – L’uovo e la gallina

Watchmen 1×08 recensione
e commento con spoiler

Lascia semplicemente senza fiato la capacità di Damon Lindelof di riuscire ogni settimana ad alzare il livello della qualità di questa serie e, in ultima analisi, delle sua sensibilità artistica e professionale. Resta ancora una sfida, l’ultima, la più complessa, ma la possiamo aspettare senza timore: Watchmen ha già dimostrato di essere uno dei punti più alti della televisione moderna. Questa settimana abbiamo assistito all’evoluzione e alla sublimazione di un altro episodio fondante la serialità moderna: La Costante. Ci sono voluti undici anni, tanta esperienza in più, maturità e dover mettere la mani su un’opera non originale, ma alla fine Lindelof ha toccato la perfezione e chiuso il discorso aperto con il quinto episodio della quarta stagione di Lost. “A God Walks Into Abar“, il titolo di Watchmen 1×08, è già in se stesso uno straordinario arco narrativo e metanarrativo.

Watchmen 1x08
Watchmen 1×08

In precedenza, il titolo ufficiale era stato elencato come “A God Walks Into a Bar” da qui la traduzione italiana “Un Dio Cammina in un Bar“, ma ad inizio episodio le ultime due parole sono state compresse sullo schermo rendendo così il titolo ufficiale come “A God Walks Into Abar“. Nascondendo così uno spoiler in bella vista per tutta la stagione, mentre vediamo letteralmente Manhattan camminare fino ad Angela Abar (Regina King) a Saigon nel 2009.

Quello che sta rendendo Watchmen una delle migliori serie dell’anno e non solo è, tra le altre cose, la sua straordinaria capacità di ridimensionare i propri supereroi. L’adattamento di Damon Lindelof è intento a demistificare l’attaccamento mitico che abbiamo a donne e uomini che indossano delle maschere. Sono solo persone e le persone sono imperfette, quindi devi guardare oltre la maschera per vedere e capire cosa stia realmente accadendo.

Watchmen intensifica la maestosità della nostra esperienza umana mantenendo il suo cast su un piano di parità con il pubblico.

Watchem 1×08 porta a una svolta unica e avvincente in questa sfida: come si umanizza un dio? La risposta si riduce inevitabilmente a una sola parola: amore. Questo episodio è in ultima analisi una storia d’amore. Nel fumetto originale il Dr. Manhattan era un uomo che divenne un dio, ed ecco un dio che ritorna uomo. C’è una splendida simmetria in queste due storie. La prima, originale, mostrava la perdita del legame con l’umanità e l’altra, a suo modo altrettanto originale, sulla riscoperta dell’umanità. Scritto da Lindelof e Jeff Jensen, diretto da Nicole Kassell, Watchmen 1×08 è totalmente raccontato dal punto di vista del Dr. Manhattan. “A God Walks Into Abar” offre una magnifica e straziante storia d’amore che è molto più magica di qualsiasi racconto di supereroi. È quello che si potrebbe definire “un miracolo termodinamico“.

Watchmen 1x08
Watchmen 1×08

Il fumetto di Alan Moore ha fatto il possibile per rappresentare il fu Jon Osterman come una divinità imperfetta che, lottando con le aspettative su di sé, prova a impiantare una nuova visione del mondo. Ma alla fine il Dr. Manhattan non può fare altro che allontanarsi dall’umanità.

Lindelof e Jensen non si fermano qui. Anzi è proprio da qui che partono per approfondire ulteriormente l’idea, mostrando il tentativo di Manhattan di costruire una nuova vita utopica su una delle lune di Giove, Europa. Creando così un mondo perfetto, così idilliaco da non sembrare reale, prima di abbandonare anche questa volta le sue creature per tentare di inseguire un sogno inafferrabile ma logico: essere di nuovo in contatto con quel che fu Jon. Dopo aver trascorso anni come un dio splendente è evidente quanto gli manchino le virtù facilmente trascurate dell’umanità.

Watchmen di HBO ci fa vedere il passo drastico fatto dal dio per dimenticare le sue capacità e vivere ancora una volta come un essere umano.

Opportunamente, l’episodio inizia con il Dr. Manhattan che indossa una maschera. Altrettanto opportunamente, non ci permette mai di vedere cosa ci sia dietro. Il suo volto. Almeno non fino a quando si fonde con Cal Jelani (poi Cal Abar) in modo che i due siano definitivamente inseparabili. Il dio non può essere visto in volto, ma l’uomo sì.

Watchmen 1x08
Watchmen 1×08

Lindelof aveva già iniziato negli scorsi episodi a utilizzare dei flashback istantanei per far capire al pubblico le dinamiche dei pensieri dei vari personaggio: Angela e Will ad esempio. Ma in A God Walks Into Abar questo meccanismo trascende da mero aspetto stilistico a strumento narrativo fondante la natura stessa del personaggio raccontato. Il Dottor Manhattan vive il tempo in modo relativo e simultaneo. Passato, presente e in certa misura futuro non hanno significato per lui. Avvengono in un eterno istante. Lindelof utilizza quindi questa tecnica in un modo del tutto nuovo. Come mai si era osato prima: non si limita a mettere in scena, con un montaggio frenetico, ma lucido e chiaro, i pensieri o le intenzioni del protagonista, ma lega più dialoghi distantissimi tra loro nello spazio e nel tempo in un unico, superbo e “divino” discorso.

Avviene prima il dialogo tra Angela e Manhattan a Saigon dove lei gli riconosce una fantasia sconfinata per la storia che le sta raccontando sulla creazione della vita su Europa o la conversazione a Karnak tra lui e Ozymandias dove Adrian lo accusa di non essere in grado di divenire umano perché difetta proprio d’immaginazione? E il sorriso di Manhattan nel paradosso di essere accusato ed elogiato da due persone legate a lui per la stessa cosa nello stesso “eterno” momento è raffinatissimo. Ecco la chiave: il paradosso.

Quello che nasceva in Lost, reso superbo con “La Costante”, e quello di Watchmen con la famosa metafora dell’uovo e la gallina, si fondono in un unico percorso artistico. E a questo paradosso è lo stesso Manhattan a trovare la risposta.

I primi 41 minuti dell’episodio 8 sono in gran parte spesi a completare i dettagli degli eventi a cui abbiamo già assistito. Proprio come fossimo noi stessi dei dottor Manhattan sappiamo cosa farà Angela quando mostrerà tre cadaveri nell’obitorio a Jon e nessuno di loro avrà le sembianze di Cal. Quando il Dr. Manhattan le darà l’anello di Veidt, che gli farà dimenticare i suoi poteri, sappiamo che Angela suggerirà che si trasferiscano a Tulsa e inventeranno un falso incidente per spiegare le condizioni di Cal. Lo sappiamo perché tutto è già successo negli episodi precedenti.

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Ma questo è l’episodio del Dr. Manhattan e per il Dr. Manhattan il tempo accade continuamente. Vive costantemente eventi che sono già accaduti, che stanno per accadere o che stanno avvenendo “ora“. In “A God Walks Into Abar“, ci viene dato un assaggio di quell’esperienza. Partecipiamo e interpretiamo l’ubiquità spaziotemporale di un dio per un’ora. Quel che ne risulta è altrettanto straordinario e frustrante come lo è per lo stesso Manhattan. Siamo gettati nuovamente in una nuova e straordinaria prospettiva e ancora una volta il potenziale supereroe radicato in essa ne viene ridimensionato. Anzi l’unico e vero supereroe dell’universo di Watchmen. Vedremo come questo aspetto sia sottolineato “strutturalmente” da Lindelof nella composizione di questo episodio.

Ciò che eleva l’episodio è la gestione dei dettagli. Molto di ciò che Angela e il Dr. Manhattan discutono nel bar ci è familiare. All’apparenza è come un flashback di qualsiasi altra coppia sul modo in cui si sono incontrati per la prima volta. Ma il loro incontro è oltre ogni misura magnetico. Regina King e Abdul-Mateen costruiscono una chimica veloce e un rapporto casuale grazie agli eleganti scambi che Lindelof e Jensen realizzano per loro.

Quando Angela respinge ripetutamente il dottor Manhattan pensando che sia solo un ragazzo truccato di blu nel giorno dedicato alla vittoria di Manhattan in Vietnam l’atmosfera è divertente ed eccitante.

Non solo perché sappiamo che in realtà è realmente Manhattan, ma anche perché sappiamo che finiranno per stare insieme. Il loro dialogo è così nitido e civettuolo senza però rendere forzato il perché lei accetti infine di andare a cena con lui. Pur restando scettica suo tutto ciò che le racconta. Tutto questo si basa su quel che accade ai giorni nostri nella trama principale. La promessa di dieci anni di vita felice. All’inizio della loro conversazione al bar, Manhattan, dice ad Angela che la loro relazione durerà dieci anni e finirà “tragicamente“.

Watchmen 1x08
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Angela, ancora pensando che sia solo un ragazzo in trucco blu, accetta il limite di tempo come aspettativa pratica: “Sembra gestibile” dice “sarò ancora giovane. Posso innamorarmi di nuovo”. Ma noi sappiamo che non sarà così. Ci è appena stato detto che la nostra coppia preferita in Watchmen sta per finire tragicamente. Anzi peggio ancora, la tremenda verità ci è stata data con poco più di una scrollata di spalle. Quasi con sufficienza.

Questo è il modo del dottor Manhattan e questo è il modo dell’episodio di Lindelof. Bisogna riconoscere però che non hanno poi cercato di presentare come un colpo di scena quel momento. Anzi, è stato preparato come inevitabile. Musica cupa e voci lamentose accompagnano la missione di Angela e si intensificano solo quando lo stesso Manhattan appare per salvarla. Non c’è colpo di scena qui. Il dottor Manhattan ha, come ovvio, ragione. Viene portato via da Angela e questa è probabilmente la fine della loro storia d’amore. Anche se forse non l’ultima che lo vedremo sullo schermo.

Qui sta il cuore devastante e profondo dell’episodio 8. Ciò che fece innamorare il dottor Manhattan di Angela, ciò che lo riportò a ricercare un istante lungo dieci anni di umanità.

Un atto così nobile, così irrazionale e così altruista che solo una persona guidata dall’amore avrebbe potuto compiere. “Questo è il momento” afferma Manhattan mentre Angela indossa il giubbotto e prende le pistole. “Quale momento?” chiede. “Ti ho appena detto che non puoi salvarmi e ci proverai comunque“, dice. “Nel bar, la sera che ci siamo incontrati, mi hai chiesto del momento in cui mi sono innamorato di te. Questo è il momento.

Watchmen 1x08
Watchmen 1×08

Non solo il momento in cui si è innamorato, ma il momento culminante della sua stessa vita. Almeno finora. L’umanità del dottor Manhattan è tutta incastonata in quell’azione. Un essere onnisciente e onnipotente dice a sua moglie che non può salvarlo. Lei sa che ha ragione. Ma nonostante tutta la logica e la razionalità, entra in azione per dimostrare che ha torto comunque. Questo è il potere dell’amore. Più potente e inspiegabile perfino di un dio. Vedere qualcuno che tenta di lottare per la cosa che così tanti di noi danno per scontato è un momento immensamente commovente ed emozionante. Catturato con delicatezza e convinzione da una scrittura e da una regia raffinata e attenta. Che storia d’amore e che modo miracoloso di umanizzare un dio.

Avviene molto altro nell’episodio. Quasi tutto tramite dialoghi straordinari accavallati su spazi e tempi differenti ma che, come detto, compongono un unicum imprescindibile. Paradossi spazio temporali di cui non è rilevante razionalizzarne la verosimiglianza ma solo cogliere la bellezza estatica di questa rappresentazione del paradosso e dell’amore.

Potremmo interrogarci se sia Angela, in uno dei momenti più rivelatori di questo episodio, a far sapere a suo nonno Will che Judd Crawford faceva parte di Ciclope.

Dato che il tempo è relativo per il Dr. Manhattan, egli è in grado di chiedere e rispondere immediatamente, ma di fatto, sta ponendo effettivamente la domanda a Will dieci anni prima della discussione con la moglie.

Watchmen 1x08
Watchmen 1×08

Quindi la morte di Judd è stata tutta colpa di Angela? Come sottolinea Manhattan, è un paradosso: due azioni che si ispirano l’un l’altra in realtà sono avvenute contemporaneamente, anche se è un “contemporaneamente” che vale solo per lui. Ma è anche una metafora per sottolineare il rapporto tra colpevolezza e conseguenze. Come le risponde Manhattan “non è meglio che il capitano sia morto, non importa come sia successo?” Questa è la domanda con cui Angela affronterà l’ultimo episodio.

Oppure, un altro momento davvero superbo è quando Jon va a trovare Adrian Veidt nel 2009 in Antartide. Il dottore blu (anche se non è più blu) chiede come il suo amico abbia saputo che era su Europa. “Me l’ha detto un piccolo elefante” risponde Adrian. Il che non ci dice molto se non fosse che di recente c’è stato effettivamente un elefante sullo schermo. Lo scorso episodio. Quando Angela si stava riprendendo dalla sua overdose di Nostalgìa nel 2019. Quindi effettivamente sarebbe potuto essere stato usato per aiutare qualcuno a recuperare i ricordi.

Ma l’elefante collegherebbe ulteriormente Adrian e Lady Trieu. Sappiamo che un satellite stava orbitando attorno a Giove e ha rilevato il messaggio d’aiuto di Veidt. Quindi se quel satellite avesse visto Adrian su Europa, avrebbe potuto vedere anche il Dr. Manhattan quando era lì a creare la vita. Ora la domanda diventa: chi possiede quel satellite? Probabilmente Lady Trieu. La donna infatti sapeva che il dottor Manhattan non era in realtà su Marte, era in forma umana e viveva a Tulsa.

Watchmen 1×08

Infine mentre Jon/Cal/Manhattan era in piedi sulle acque della piscina, poco dopo aver teletrasportato i loro bambini al familiare teatro di Tulsa da Will, dice ad Angela che “è importante per dopo” che lei lo veda sulla piscina. Ma perché?

Quante carte ha ancora Lindelof da giocarsi per l’ultimo conclusivo episodio di questa straordinaria serie tv.

Ma Watchmen 1×08 è anche il solo episodio che parla effettivamente di un supereroe: l’onnipotente dio blu. E allora Lindelof mette in scena una delle più interessanti parodie del moderno linguaggio cinematografico: dopo i titoli di coda aggiunge una straordinaria scena postcredits come nella più nota e consolidata tradizione dei cinecomics Marvel (storica concorrente della DC a cui appartiene Watchmen).

Vediamo quindi tutti i ​​signor Phillips e le signore Crookshanks schiacciare in faccia a Veidt pomodori come punizione per il suo tentativo di fuga. Poi il Guardiacaccia lo va a visitare nella sua cella. È qui che apprendiamo che Adrian ha subito lo stesso destino del dottor Manhattan: dopo aver agognato l’utopia si è reso conto che essere adorato incondizionatamente era noioso. Ozymandias vuole essere necessario. E quindi sta cercando di tornare sulla Terra, in tutta la sua imperfetta gloria. Il ferro di cavallo, simbolo reiterato dei due cloni maggiordomo lungo tutta la serie è finalmente consegnato nel momento opportuna a Veidt. Nascosto dentro l’ennesima torta di compleanno. Con questo strano elemento tra le mani lo vediamo iniziare a scavare nella cella. Buio.

Watchmen 1×08

Questo episodio sta alle serie tv come l’Ulisse di Joyce e il suo “stream of consciousness” stanno alla letteratura.

Un flusso di immagini, suoni e colori che scorrono intersecandosi in modo naturale e deterministico capace di restituirci le emozioni, i pensieri e le sensazioni del dio che s’è fatto uomo. A suo modo un’ennesima origin story ma piena di risposte che avevamo dentro di noi ma non sapevamo di avere. E piena allo stesso modo di domande lasciate sospese. L’orologio dell’apocalisse ha ripreso a battere. Il tempo come lo percepiamo da comuni mortali ha nuovamente il suo inesorabile incedere verso la fine. Ma come disse Manhattan a Veidt “nothing ever ends“, niente ha mai fine.
Tic Toc. Tic Toc.

Leggi anche: Dopo Watchmen 1×08 – ecco la nostra recensione dello scorso episodio

Written by Enrico Maccani

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"Sembra quasi un paradosso ma spesso si fa fatica a trovare un romanzo moderno o un film che sia più interessante di un buon telefilm. C'è in giro, ad esempio, un'opera che rappresenti un viaggio metafisico fra i segreti del Male più avvincente di Twin Peaks?"

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