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Un folle amante

Floki

“Everything I do, Ragnar, is for you.”

Floki


Ciò che caratterizza Floki in Vikings è la spasmodica pulsione verso la vita. Lui ama senza paura, senza pregiudizi, senza alcun rimorso. È disposto a tradire coloro che ama pur di salvarli dalle loro scelte che gli sembrano sbagliate.

La sua gelosia lo porta ad azioni pazze, e la pazzia mista al genio generano un concentrato di sentimentalismo brutale. Che molte volte lo fa apparire totalmente scellerato, mentre compie azioni incomprensibili alla maggior parte di noi. Il suo genio lo mette a disposizione del suo più caro amico, Ragnar, che si fida ciecamente di lui tanto da non accorgersi che sarà proprio Floki a portar via uno dei suoi più preziosi incontri: Athelstan.

Se Ragnar è la mente, Floki è la mano: grazie alla sua fantastica manualità, riesce a costruire drakkar forti, portando sul piano fisico ciò che Ragnar immaginava nei suoi pensieri.

Ma da dove nasce questo innato amore per la Vita? La fornace che genera questo sentimento così puro che muove l’animo di Floki, potrà sembrare banale, ma è la religione.

Floki

Al contrario del Cristianesimo di Athelstan, il paganesimo norreno dei protagonisti di Vikings è profondamente attaccato ad impulsi viscerali, istintivi e totalmente legati al cuore. Floki è un perenne flusso di emozioni, inarrestabili e maestose. È forse questo il personaggio più interessante di tutto il cast di Vikings, questo vichingo inusuale che collega l’intelligenza a una mente sregolata, capace di elevare il proprio mero mestiere a qualcosa di più. Floki diviene merce preziosa: il sussurratore degli alberi sarà pure un pazzo, ma sa costruire oggetti che in molti definiscono doni divini.

Sarà la sua stessa particolarità a dirigerlo verso braccia sconosciute, che lo bramano solo per poterlo spremere fino a consumare la sua passione per i propri scopi. Sto parlando di Re Horik, il cospiratore che tenta in qualsiasi modo di porre fine all’ascesa di Ragnar tramite il suo più fedele amico e compagno.

Usando un metodo subdolo, egli instilla in Floki sentimenti di gelosia e insufficiente gratitudine. Ma non basta. L’amore che lo ha spinto tra le fila di Lothbrok, lo stesso amore che lo ha portato a credere a un personaggio ambizioso come Ragnar, non può essere spazzato via da un semplice istinto di delusione.

Quando vuota il sacco, confessando il velo doppiogiochista che era riuscito a tendere – sacrificando anche la fedeltà nei confronti dell’amata moglie Helga – c’è un momento di sana liberazione da un fardello troppo pesante.

Floki

Ma c’è qualcosa di più importante del suo mentore Ragnar? Solo una cosa può far vacillare il rispetto nei confronti del Re Lothbrok:  l’amore incondizionato verso la propria religione.

Il volere degli dei è l’unica chiave di serratura nei confronti di Ragnar.

C’è un’ostacolo nell’amore che Odino dà a Ragnar e quell’ostacolo va tolto. Floki è l’unico che non può accettare la presenza di Athelstan nel campo, ed è l’unico che si macchierà del crimine più doloroso. Quando dal legno della barca che sta costruendo esce del sangue, Floki lo accoglie come un segno divino. Comprende, quindi, che il volere degli dei è quello di allontanare il miscredente dal suo Re, affinché la sua vista offuscata da vaneggiamenti cristiani sia nuovamente libera. Floki è consapevole del fatto che Ragnar non capirà sin da subito il suo gesto brutale, ma spera in una sua rinsavita.

Ragnar sa chi è stato a uccidere il suo amico monaco. Eppure non ha la forza di accusare il suo consigliere, colui che è stato parte integrante del suo sogno di navigazione sin da subito. Quando Bjorn arresterà Floki, Ragnar lo disprezzerà perché ora davanti a tutta Kattegat dovrà agire di conseguenza: “Tu mi hai ferito, ora sono io a ferire te.

La punizione è esemplare: viene legato a un palo al centro di Kattegat e poi viene rinchiuso in una grotta, in una posizione che rimanda molto alla crocifissione. Eppure non vi è solo un elemento cristiano nella rappresentazione: Floki è molto spesso un personaggio che rimanda al dio ingannatore Loki, egli stesso si considera un discendente di tale divinità.

Tra i miti norreni vi è una punizione che Odino, in questo caso traslato nella figura di Ragnar, infligge a Loki dopo che ha ucciso il dio Baldr, colui che risplendeva di luce propria (richiami che fanno pensare all’uso della luce nella scena di Athelstan). Punizione che viene a grandi linee ripresa anche nello show.

Gli dei, adirati per la malefatta di Loki, lo incatenano ad una roccia e lasciano che un serpente faccia colare il suo veleno corrosivo sul suo volto fino alla fine dei tempi. In Vikings la scena viene riplasmata e sovrapposta con la simbologia cristiana, sostituendo la tortura del veleno con dell’acqua che trasuda dalle pareti della roccia.

Un altro punto che rafforza questa teoria affascinante è la presenza di Helga: nella mitologia, l’unica persona che aiuta Loki durante il supplizio è la sua amata Sigyn, che con una ciotola tenta di alleviare la sofferenza del dio subdolo. Come Helga con Floki.

Amalgamare una tale scena con potenti peculiarità che rimandano alle due religioni opposte tra loro, evoca un’immagine perfetta da accostare al personaggio di Floki, che si ritrova quindi a subire due punizioni divine. La morte della figlia Angrbroda è la tragedia finale, l’ultima goccia che fa traboccare il vaso. E Floki si ritrova perso nella sua stessa religione.

La sua invidia e gelosia hanno fatto si che lui fraintendesse le parole dei suoi dèi, i sentimenti d’amore per Ragnar lo hanno ammaliato tanto da renderlo cieco e distorcere le visioni divine ricevute.

Floki

L’unica costante nella vita di Floki, che può essere messa sullo stesso piano della religione, è la sua amata Helga. Lei è l’unica che riesce a mantenere il vichingo connesso alla realtà, oltre che alla sanità mentale. Nel momento in cui, dopo la battaglia persa a Parigi, si ritrova nuovamente abbandonato dagli dèi, Floki tenta di ricollegarsi alla realtà tramite Helga.

La prega di non arrabbiarsi, di non andarsene, tuttavia l’egoismo e il vittimismo che Floki mostra da qualche tempo è ormai troppo. Ma lei non se ne andrà, non lo potrebbe mai fare. Hanno affrontato molto insieme e il loro rapporto era il più genuino.

Complici, amanti, sognatori, sempre connessi l’uno all’altra.

Anche quando Helga tenta di adottare una ragazza in una terra straniera, Floki non l’abbandona. Non è convinto di ciò che lei fa, ma la supporta. Un’altra scelta purtroppo infausta, poiché porterà alla morte dell’unica ragione di vita ormai rimastagli.

Un pezzo del cuore di Floki è morto con la sua primogenita, un altro pezzo con Ragnar. La dipartita di Helga lo distruggerà completamente. Straziante il suo ultimo addio, in cui vengono sussurrate parole che potrebbero predire il futuro del personaggio di Floki. Altrettanto lacerante è la scena in cui la seppellisce.

Tu non sei come gli altri Floki, questo mondo è tropppo piccolo per te.”

Floki

Un addio che trascende qualsiasi sentimento, che si rimette a poche semplici parole, che sa di un triste arrivederci. In quella tomba Floki non ha soltanto seppellito le spoglie di sua moglie.

Cosa ne sarà ora, del folle amante ormai senza cuore? Del genio sregolato senza più un mentore da servire? Dove sono gli dèi che sempre ha onorato, ora che ha bisogno di loro più che mai?

“Adesso io non sono nulla. E tutto questo nulla lo dono agli Dei, affinché ne facciano ciò che vogliono. Io sarò una nave vuota senza timone, aggredita dal loro mare infinito. Dove mi porteranno io andrò.”

Una vita poetica, sofferta ma mai disdegnata. Floki è caduto molteplici volte, ma altrettante volte si è rialzato. È ironico e tagliente ciò che il destino ha riservato ai suoi più grandi ricercatori, Floki e Ragnar, entrambi sempre con lo sguardo puntato verso la scoperta. Essi stessi sono stati razziati dei loro beni più preziosi, lasciati invecchiare senza qualcuno a cui aggrapparsi, chi per le scelte sbagliate, chi per fato infausto.

Il futuro di Floki è nero come il manto dei corvi di Odino, svuotato di ogni emozione e senza più inventiva a sostentarlo. Ci si chiede, a questo punto, se non fosse stato meglio per entrambi morire sul campo da guerra, osannati dai loro simili come grandi guerrieri inarrestabili. Eppure, più la loro vita avanzava, più abbiamo visto come Floki e Ragnar fossero più umani di ciò che si narra nelle saghe.

Scemando va, la follia di un uomo eccentrico.

Colui che costruiva le navi che salpavano verso nuovi mondi, ma in cui molti hanno trovato l‘ultimo viaggio.

Leggi anche: Inno a Ragnar: il vichingo che si perse sul sentiero della religione

Written by Sara Marzocchi

Mi sono immaginata in molti universi, ho vissuto storie diverse in differenti epoche. Quel piccolo tasto chiamato play è in realtà il mio armadio per Narnia, il mio biglietto per Hogwarts, il mio Tesseract. Il mio passaporto telefilo non è mai abbastanza pieno, come non lo è neanche quello dei film e quello dei i libri. Insomma, potreste dedurre che mi piace la vita sedentaria, ed invece no. Sono una contraddizione vivente in cerca del suo punto d’equilibrio.

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