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Una mamma per amica è come un tè alle 5 del pomeriggio, mentre fuori piove

Gilmore Girls

Attenzione: evita la lettura se non vuoi imbatterti in spoiler di Una mamma per amica

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Negli anni si è detto molto su Una mamma per amica, nel bene e nel male. Da quando è terminata (almeno la serie principale, escludendo il revival), nel 2007, le ragazze Gilmore sono rimaste impresse nella mente di tutti. Bollata inizialmente come un prodotto troppo femminile, ha dovuto in seguito sentirsi giudicare anche come serie tv troppo romantica. Solo oggi, come spesso succede a chi anticipa i tempi, ottiene un riconoscimento finalmente adeguato rispetto alla sua narrazione e al suo stile unico. Una mamma per amica, infatti, dopo tanti anni dimostra ancora la sua lungimiranza e la sua dimestichezza nel muoversi su temi inaspettatamente attuali (e per questo è un cult). Le ragazze Gilmore sono figlie degli anni Novanta, entrambe, anche se in modi diversi. E quando guardavamo Una mamma per amica agli inizi dei Duemila, la questione era palese.

Eppure, oggi sono ancora in grado di portare avanti delle istanze attualissime che non risultano affatto anacronistiche o fuori contesto.

Ancora oggi, per fare un esempio, tendiamo a catalogare alcuni tipi di persone in base alle tre iconiche relazioni di Rory (se non sapete di che stiamo parlando) e alle tre iconiche relazioni di Lorelai. Ancora oggi, nel linguaggio comune, paragonare qualcuno come un “Logan” o un “Max” ha un significato ben preciso. Magari non tutti coglieranno la reference, magari quelli che dicono di non coglierla stanno semplicemente mentendo.

Una mamma per amica
credits: Netflix

Perché, quindi, Una mamma per amica è così confortevole ancora oggi? Come mai ogni autunno si scatena questo fenomeno paranormale per cui tutti quanti apriamo Netflix e pigiamo play sul pilot della prima stagione di Una mamma per amica? La scienza, per ora, non riesce a spiegarlo ma forse la soluzione è più semplice del previsto: Stars Hollow è un po’ anche casa nostra. Succede spesso che i luoghi e le città delle varie serie tv che amiamo, entrino a far parte di un immaginario collettivo molto più grande. Springfield, Scranton, Tree Hill, la lista degli esempi potrebbe essere quasi infinita.

E Una mamma per amica non fa eccezione. Amy Sherman-Palladino, la creatrice (assieme al marito) della serie tv, mette su il set di Stars Hollow in maniera congeniale e tecnicamente accurata per far sì che, dopo pochissimo tempo, lo spettatore ne riconosca anche le vie. E ne riconosca anche i personaggi che lo popolano.

Non solo quelli principali ma anzi, forse ancora di più, quelli secondari e ricorrenti. Dopo pochissimo tempo sappiamo qual è la direzione per il negozio di Taylor, proprio affianco al diner di Luke; e dove si trova la scuola di danza di Patty rispetto alla piazza col gazebo.

In breve tempo, siamo cittadini di Stars Hollow e le atmosfere che la circondano iniziano a far parte delle nostre stesse abitudini. Ed è per questo che l’autunno richiama Una mamma per amica, tutti gli anni, senza possibilità di errore. Perché l’autunno ci riporta alla mente la festa di quartiere, le foglie gialle e arancioni sul vialetto dell’Indipendece Inn. E soprattutto a quelle enormi tazze di caffè di Luke, servite a tutte le ore del giorno alle Gilmore. E poi il divano di casa di Lorelai, più avanti anche Paul Anka accoccolato su quello stesso divano. Le zuppe di Souki e il semestre di Rory.

Una Mamma per Amica
credits: Netflix

L’autunno richiama Una mamma per amica, in tantissimi modi diversi. Ma lo fa ogni volta, perché il ricordo confortevole rimane sempre qualcosa di atteso e sperato.

È come se tutti gli anni ci aspettassimo che Una mamma per amica ci regali qualcosa in più, che ci racconti l’autunno (e non solo) in una maniera nuova. E, in fondo, ci piace anche che non lo faccia, che non cambi proprio nulla. Tornare in un posto di cui conosciamo anche i dettagli più ameni è rassicurante e il senso di agio che ci provoca torna anno dopo anno.

Magari anche aumentato, magari anche migliorato. Il punto è un po’ questo: il mondo là fuori può cambiare in tanti modi diversi, belli e brutti, le stagioni possono passare e gli anni possono correre in avanti inesorabili. Ma Una mamma per amica resta dov’è, ferma nel tempo e nello spazio. In un tempo furbamente poco definito e in uno spazio che ormai è di tutti, che diventa uno spazio comune. Un posto dove condividere le pene d’amore ma anche le giornate con gli amici. Un posto dove Lorelai è finita per caso e dove Rory, invece, torna sempre.

E noi, che siamo figli di Una mamma per amica, siamo tutti un po’ Rory.

Possiamo andare ovunque con l’immaginazione che le serie tv ci regalano, possiamo visitare posti bellissimi e rimanerne stupiti ma, alla fine, appena cade una foglia secca, torniamo a Stars Hollow. L’astuzia di Una mamma per amica nel creare questo tipo di conforto non sta tanto nella descrizione dei paesaggi e dei luoghi, quanto nella narrazione che se ne fa. Il negozio di Taylor o il diner di Luke non sono solo luoghi, messi lì a riempire la scenografia. Sono spazi in cui accadono delle cose, luoghi in cui si cresce.

Una mamma per amica
credits: Netflix

Lorelai e Rory lo sanno meglio di tutti. Ma con loro, dietro di loro, ci siamo tutti noi che le abbiamo viste crescere dentro quel diner a forza di caffè neri serviti controvoglia dall’uomo col cappello al contrario. Siamo cresciuti anche noi con la convinzione che un libro possa cambiarti la vita e che l’amore sia in grado di cambiarti. Tutti noi, insieme a loro, siamo cresciuti con l’idea che il conflitto è necessario ma anche la condivisione lo è. Che l’amore non è solo quello nei confronti di un partner. Siamo cresciuti, soprattutto insieme a Lorelai, con la consapevolezza che l’amore per se stessi è la base per qualsiasi rapporto umano. Siamo cresciuti, soprattutto insieme a Rory, sapendo che i sogni si possono e si devono rincorrere ma gli ostacoli si devono affrontare.

Stars Hollow, e Una mamma per amica in generale, ci hanno insegnato a crescere proprio come hanno fatto con le loro protagoniste.

La parabola evolutiva dei loro personaggi è una delle più impressionanti e anche una delle più complesse. Perché non è facile intuirlo, ma i cambiamenti sono all’ordine del giorno di Una mamma per amica. Cambia tutto, tranne il luogo in cui avvengono questi cambiamenti. Il luogo in cui torniamo tutti.

Una mamma per amica ha segnato per tanto tempo, e la fa ancora, una generazione specifica di donne e (forse un po’ meno) uomini che nel rapporto familiare hanno trovato un conforto insperato nella vita reale. Stars Hollow ha segnato un immaginario collettivo fatto di persone, di posti vissuti e di viali alberati, colorati a seconda delle stagioni. Uno spazio sicuro dove tornare nel momento dello sconforto, una casa accogliente quando fuori fa freddo. Stars Hollow, più che un posto fisico, è diventato una rete di sicurezza in cui tuffarsi quando tutto va male.

Niente di brutto può accadere a Stars Hollow, o almeno niente che non conosciamo già. Una mamma per amica rimane sempre molto uguale a se stessa e questo è funzionale al prodotto per essere sempre attuale ma anche molto a noi per avere un punto fisso in cui rifugiarci ogni volta che vogliamo.

Sappiamo cosa ci attende a Stars Hollow, e decidiamo scientemente di tornarci. Anzi, non vediamo l’ora di tornarci. Basta una foglia fuori posto, un venticello che si alza, il sole che scalda meno, una tazza fumante di caffè. E per i più affezionati, un fievole odore di neve.