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Il mio ceppo, un giorno, racconterà tutto

Il mio ceppo, un giorno, racconterà tutto e sai quante cose avrà da dire. Dico a te, proprio a te che stai leggendo.
Lui è con me da anni e io sono la sua signora, la Signora Ceppo.
Twin Peaks è la mia casa. Twin Peaks mi ha visto nascere, conoscere e morire.
In fondo che cosa è la morte?
Cosa davvero ci riserva il futuro?
Se vuoi saperlo, chiedilo al mio ceppo.
Io posso solo raccontare la mia storia, posso raccontare ciò che ho visto e quello che ha visto il mio ceppo.
Ricordo ancora da bambina, quando correvo felice tra i boschi adiacenti il lago Pearl.
Quelle distese alte e verdeggianti già mi parlavano, già mi possedevano.
Ricordo di essere sparita in mezzo al verde e poi non ricordo più niente, solo di esserne uscita qualche giorno dopo, con un segno dietro al ginocchio, una scottatura.

Era la prima volta che conoscevo colui che avrei combattuto qualche anno più tardi, colui che mi avrebbe portato via mio marito, colui che era maligno: il fuoco.
Non volevo camminasse con me, lo volevo distante.
Volevo che il demonio, il fuoco maligno della cattiveria non si impossessasse di me.
Del resto vi ho sempre avvertiti, a te che leggi, all’agente Cooper (il racconto di Kyle MacLachlan sulla sua esperienza con il doppelgänger), a Hawk e persino a Laura.
La ragazza non mi ha ascoltato, purtroppo.
Ma un giorno il mio ceppo racconterà tutto, e allora saprete la verità.
La verità su chi davvero ha ucciso Laura Palmer.
La verità sul male che abita il mondo.
La verità sulla parte oscura della luna dell’umanità.
Un giorno il mio ceppo vi racconterà tutto.

twin peaks

Ma non ora, perché ora racconterò la storia di Twin Peaks, e quindi la mia.

Ah, se questi boschi potessero parlare.
Se solo potessero raccontarmi come se n’è andato mio marito e perché il fuoco ha scelto proprio lui.
Da quel giorno vive negli alberi di Twin Peaks e io sono riuscita a trovarlo.
Adesso lo porto con me e lui mi parla, capta, mi racconta ciò che vede.
Mi racconta la storia della città.
E allora benvenuti a Twin Peaks.
Benvenuti nel mondo delle storie.
C’è una storia anche dietro al mio nome.
Ci sono molte storie a Twin Peaks.
Alcune sono tristi, altre divertenti.
Alcune sono storie di pazzia, di violenza.
Altre sono storie comuni.
Tutte hanno però, intorno, un alone di mistero.
Il mistero della vita, talvolta il mistero della morte.
Il mistero dei boschi, quelli che circondano Twin Peaks.
Per introdurre questa storia lasciatemi dire che racchiude ogni cosa.
È al di là del fuoco.
Anche se pochi ne saprebbero il significato.
È una storia di molti ma comincia con una persona, e io la conoscevo.
Quella persona che porta ai molti è Laura Palmer (ma chi l’ha uccisa veramente?).
Laura è quella persona.

Così vi parlavo per la prima volta, così vi parlavo perché così mi parlava il mio ceppo.
La mia storia non è importante, ma è bene che prestiate attenzione alle storie che racconto.
Sono tutte verità, e la verità a volte può far male.
La verità primordiale è che il male esiste, che dobbiamo stare attenti.
Io non dovevo nemmeno esserci a Twin Peaks, dovevo essere altrove, in un altro show.
Gordon Cole ebbe l’idea, quando mi vide indossare gli occhiali mentre lo aiutavo con Eraserhead.
Lynch mi disse che mi avrebbe fatto vivere in un mondo nuovo e così fu: diventai la Signora Ceppo in Twin Peaks.
Poi la vita e la finzione, la realtà e la fantasia finirono sempre più per accavallarsi.
Ricordo ancora quel giorno, quando in lacrime dissi a Hawk che stavo morendo.
Io ero a casa, con il camino serrato per non far entrare il fuoco, attaccata a una macchina che mi teneva in vita, con i capelli rasati e la cannula che pompava ossigeno.

Ricordo le lacrime e ricordo quanto mi costò dirlo. Quanto mi costò ammetterlo.

Ma come tutte le più belle storie, anche la mia è giusto abbia avuto una fine.
Così come la storia di Laura Palmer è finita e ne sono cominciate molteplici altre di altre diverse persone, anche la mia sarà terra fertile per nuovi germogli.
Non lasciamo spazio alla tristezza, non piangete per qualcosa che è finito.
C’è tristezza in questo mondo, perché noi ignoriamo molte cose.
Sì, ignoriamo bellissime cose, cose come la verità.
E così la tristezza, nella nostra ignoranza, è tremendamente reale.
Le lacrime sono reali.
Cos’è questa cosa che noi chiamiamo lacrima?
Dovrebbe esserci davvero la tristezza?
No, non dovrebbe.
E il giorno in cui arriva la tristezza ci chiediamo sempre: “Questa tristezza che mi fa piangere, che fa piangere il mio cuore, finirà mai?”
La risposta è: “Certamente, sì. Un giorno questa tristezza finirà.”

E il mio ceppo, quel giorno, racconterà tutto.

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Written by Giacomo Simoncini

“Giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose. Ad un mondo di numeri ne preferisco uno di lettere. Scrivo per coinvolgere gli altri, per far appassionare le persone a ciò che amo. ”

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