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Ci abbiamo provato a lungo, fin da quando cercavamo di comprendere il senso di questa terza stagione, partita sin da subito in modo disastroso. Ci siamo interrogati, ci siamo posti domande più che legittime, e ci siamo risposti che semplicemente in The Walking Dead: Daryl Dixon 3 nulla sembra funzionare perché tutto appare scollegato, poco coinvolgente, privo di una trama realmente solida. Ed è vero, verissimo. E purtroppo, queste ultime puntate che ci stanno conducendo verso la conclusione confermano sempre di più l’inarrestabile vuoto narrativo di questa stagione. E non ci sono novità.
The Walking Dead: Daryl Dixon 3 sembra ormai lontana dalla Serie Tv madre, quasi una cugina di quarto o quinto grado che non le somiglia affatto, pur condividendo alcuni tratti comuni, in questo caso la presenza di Carol e Daryl. Ma se era davvero necessario raccontare il volto europeo dell’epidemia, perché non farlo senza compromettere due personaggi così centrali per la saga? Perché metterli a rischio, trasformandoli nella versione sbiadita di ciò che erano ai tempi d’oro?
Non ci sono buone notizie: il penultimo episodio di The Walking Dead: Daryl Dixon 3 non convince e, ancora una volta, conferma gli errori di questa terza stagione

Le cose continuano a non andare per il verso giusto in The Walking Dead: Daryl Dixon 3. E dire che le basi per creare qualcosa di realmente interessante c’erano tutte: il villaggio in cui Carol e Daryl approdano vive secondo leggi arcaiche e isolato in un micro-universo completamente distaccato dal modo di vivere contemporaneo. Nonostante il mondo sia precipitato nel caos, nella Serie Tv madre era ancora possibile scorgere gli ultimi retaggi della società odierna: il modo di vivere, la libertà, l’indipendenza, valori da preservare persino mentre tutto andava in frantumi.
Nelle tre stagioni di The Walking Dead: Daryl Dixon, tutto questo invece si è praticamente dissolto a favore di una narrazione che, soprattutto in questa terza stagione, sembra voler rappresentare un altro tipo di società. Un’idea che, sulla carta, poteva anche sembrare promettente, ma che purtroppo non ha saputo restituire alcuna soddisfazione narrativa. Anche in questo penultimo episodio – siamo finalmente a un passo dalla fine – le cose continuano a non funzionare.
Carol e Daryl proseguono il loro cammino in modo del tutto separato: lei resta nel villaggio, in attesa, lui continua la sua ricerca di Justina. Nel frattempo, The Walking Dead: Daryl Dixon 3 prova ad arricchire il racconto con storie del passato legate al villaggio, ma fallisce miseramente ogni tentativo: non puoi solleticare la curiosità di uno spettatore che non sei stato in grado di coinvolgere al momento giusto. Cercare ora di rendere tutto più interessante – senza neppure riuscirci – è un doppio fallimento per The Walking Dead: Daryl Dixon 3.
Basterebbe voltarsi indietro, anche solo per un istante, per rendersi conto che, in queste sei puntate, non è accaduto nulla di realmente significativo, e per questo ci siamo spesso sentiti come se stessimo rivedendo la stessa puntata da giugno. E la struttura stessa di The Walking Dead: Daryl Dixon 3 non è abbastanza solida da reggersi in piedi senza una trama coinvolgente. Tolta quella, non resta nulla. E infatti, questa terza stagione è stata proprio questo: la celebrazione del vuoto.

Ed è proprio questo, probabilmente, uno dei motivi principali che potrebbero compromettere l’approccio alla quarta e ultima stagione: dopo tutto questo vuoto narrativo, con quale spirito potremo tornare a guardare l’epilogo di una storia assopita, incapace di restituirci anche solo una parvenza di emozione? The Walking Dead: Daryl Dixon 3 non ha offerto nulla a questa stagione: l’ha lasciata scorrere, aggiungendo poco più di due informazioni basilari sul villaggio, e ha condito il tutto con i soliti ‘gne gne voglio tornare a casa’ di Daryl e Carol, svuotando di senso perfino i loro personaggi. Due protagonisti che, nei loro giorni migliori, hanno fatto parte di una delle più grandi saghe della storia della televisione, imponendosi come alcune delle figure più iconiche, ridotti oggi a essere i fantasmi, la falsa copia, di ciò che sono stati.
Ecco, questo è ciò che bisognerebbe sempre tenere a mente quando si sceglie di dar vita a uno spin off con vecchi e iconici personaggi: le storie contano. Il valore di un singolo personaggio va tutelato. Non è accettabile gettare tutto nell’oblio solo perché si è determinati a costruire una nuova saga per espandere l’universo narrativo. Non è un atto di rispetto verso le storie che sono state raccontate e che hanno saputo conquistare il pubblico, facendolo affezionare. Perché quel pubblico potrà anche tornare, curioso, a vedere cosa vi siete inventati, ma non rimarrà a osservare il declino inesorabile di una Serie Tv che non rende onore alla sua opera madre.







