Vai al contenuto
Home » The Pitt

The Pitt è talmente bella da non avere bisogno di sottotrame amorose

The Pitt è una delle serie tv rinnovate nell'ultimo periodo
Sostieni Hall of Series 💜

Ogni giorno proviamo a raccontare le serie TV con la stessa cura e passione che ci hanno fatto nascere. Se sei qui, probabilmente condividi la stessa passione anche tu.

Se quello che facciamo è diventato parte delle tue giornate, allora DISCOVER è un modo per farci sentire il tuo supporto.

Con il tuo abbonamento ci aiuti a rimanere indipendenti e liberi di scegliere cosa raccontare, e in cambio:

✓ Accedi a oltre 700 articoli premium all'anno
✓ Ricevi consigli personalizzati su cosa vale la pena vedere
✓ Navighi senza pubblicità e su una sola pagina

Grazie: il tuo supporto fa davvero la differenza.

Se ER – Medici in Prima Linea ha inventato il linguaggio del medical drama moderno, The Pitt ne è l’evoluzione matura. Arrivata su HBO Max tra moltissima attesa e altrettante perplessità per via dell’inevitabile paragone con la serie anni ’90, lo show con protagonista Noah Wyle ha saputo conquistare velocemente e senza troppi esibizionismi l’attenzione e gli elogi sia del pubblico che della critica. Il segreto? Usare l’umanità dei medici per parlare di medicina e di pazienti, invece di usare la medicina per parlare anche di triangoli amorosi e flirt da soap opera (Grey’s Anatomy, ci rivolgiamo proprio a te). L’idea che sta alla base di questa scelta intelligente e coerente con il genere televisivo che rappresenta, è che l’adrenalina di un codice rosso o il peso etico di una decisione clinica siano più che sufficienti a tenere lo spettatore incollato allo schermo.

I creatori di The Pitt ci hanno visto giusto, insomma, e la loro audacia è stata più che mai riconosciuta e premiata.

Se ci pensiamo bene lo stesso Dr. Robby non incarna in alcun modo l’eroe bello, infallibile e perfetto. Il primario del pronto soccorso è – al contrario – una persona stanca, stressata, vittima della pressione e dei ritmi della contemporaneità. Un professionista iper-competente schiacciato da un sistema sanitario che cigola e da un team di colleghi talentuosi ma da orientare nella giusta direzione. Il Dr. Robby, esattamente come gli altri medici e infermieri del pronto soccorso, non ha tempo per un’avventura amorosa in corsia perché è troppo impegnato a combattere contro un ordinamento che collassa giorno dopo giorno.


Al di là di alcuni timidissimi riferimenti sentimentali, in The Pitt la vera scintilla è rappresentata dalle sfide quotidiane, dalle diagnosi spesso complicate e traumatiche, dall’essere sempre presenti e partecipi dei bisogni del malato e dei suoi parenti e amici. In questo medical drama i personaggi crescono grazie ai sacrifici e alla dedizione, non attraverso chi scelgono di frequentare al di fuori del turno di lavoro. Tuttavia ci sono alcuni di loro, come il Dr. Logan, la cui vita privata ci viene rivelata. In questo caso – che rappresenta un’eccezione – è lo stesso Logan ad accennarla a un paziente durante una procedura. Poche frasi brevi e secche che delineano la sua situazione famigliare, ma che non modificano in alcun modo la narrazione.

Esse non vengono inserite per riempire un buco di trama, affatto. Ma perché fanno parte di quelle conversazioni naturali e spontanee che a volte nascono tra sconosciuti.

I protagonisti
Credits: HBO Max

La mancanza di romance inoltre è quanto mai necessaria per mantenere alta la tensione e la densità degli avvenimenti. Non sarebbe di per sé un problema, sia chiaro, ma The Pitt è un’altra cosa. E in The Pitt non esistono mai tempi morti che potrebbero giustificare il suo inserimento coi presupposti appropriati. Ogni emergenza ne chiama un’altra e un’altra ancora in un circolo infinito ed estenuante, che non lascia alcuno spazio a baci rubati tra colleghi o a litigi stizzosi causati dalla gelosia. L’assenza di distrazioni romantiche, dunque, non è una lacuna ma una forma di rispetto verso la professione medica e la sua importanza. In fin dei conti, la chimica che noi spettatori cerchiamo è quella tra un sanitario e il paziente, in un rapporto fatto di fiducia e che dia sicurezza.

Un concetto che abbiamo visto espresso magnificamente bene nel sesto episodio della seconda stagione. Durante questa puntata l’incredibile lavoro svolto dagli infermieri viene messo in grassetto. Questi ultimi hanno il difficile e quanto mai ammirevole compito di consolare coloro che rimangono e intanto di occuparsi del corpo della persona defunta pulendola, vestendola, donandole dignità e cura anche se la sua anima non c’è più.

Di fronte a immagini così commoventi e devastanti, diventa più difficile parlare di tradimenti, pettegolezzi o appuntamenti di una notte. Difficile, almeno, per quello che è lo spirito di questa serie.

Inoltre, in un settore dominato dalle assicurazioni e dalle conseguenti disparità sociali, l’inserimento di storie d’amore, specie se frivole, avrebbe rischiato di stonare rispetto alla serietà del contesto. Pittsburgh, i suoi cittadini, l’ospedale e il suo personale sono alle prese con una lotta probabilmente utopica contro un mondo post-pandemico e tecnologicamente saturo. Un mondo che trova rifugio e consolazione nell’uso smodato di oppiacei. Il dramma in The Pitt sta nel modulo assicurativo che non viene accettato, nella carenza di posti letto, nel dilemma di chi curare per primo. A chi dare priorità quando tutti hanno pari diritti alla cura?

Lo staff medico del pronto soccorso è quindi sopraffatto da responsabilità enormi che generano reazioni diverse a seconda del carattere di ogni personaggio. Ed è qui che sta tutta la differenza del mondo tra questo medical drama e (quasi) tutti gli altri. L’asciuttezza sentimentale aiuta lo spettatore a riconoscere la profondità professionale dei protagonisti composta di stima reciproca, solidarietà, fatica condivisa, interazioni autentiche ed empatiche. A volte si fallisce, a volte si ha successo. A volte si è felici per avere salvato una vita, a volte ci si dispera per averla persa.

La verità, il realismo crudo e brutale, l’onestà e la rinuncia alla soap opera elevano The Pitt a una sorta di documentario sociale.

Ripulendosi dal sottotrame che necessiterebbero di approfondimenti specifici, essa ci costringe a guardare i problemi e i limiti del nostro tempo attraverso una lente ben focalizzata, nitida, priva di macchie e sbavature. In definitiva la forza di questo medical drama risiede nella decisione di non percorrere sentieri già battuti all’interno di questo genere televisivo, quanto piuttosto di rivolgere attenzione e rispetto verso un mestiere che non ha bisogno di artifici per essere emozionante. La serie di HBO Max ci ricorda che forse, in alcuni casi, non serve aggiungere intrecci artificiali tra i personaggi per farsi amare dal pubblico. Forse, in alcuni casi, basta avere il coraggio di sentirsi liberi dagli stereotipi e dalle aspettative, raccontando la vita così com’è.