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The Pitt 2×06 – Nessuno da avvisare

Una scena del sesto episodio di The Pitt 2

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È tutto vero, ancora una volta tutto faticosamente vero. Il mondo di The Pitt 2 si è incredibilmente avvicinato al nostro, raccontando quella solitudine esistenziale che vive e respira dentro e fuori gli ospedali. Nessuno da avvisare per Louie. Non c’è nessuno: un parente, un amico. Il suo contatto d’emergenza è il pronto soccorso, sono i medici che ogni giorno, da anni, lo accolgono in un luogo che rappresenta, per lui, l’unico porto sicuro. The Pitt 2 ha raccontato, ancora una volta, la realtà. Una di quelle che vengono spesso lasciate nel silenzio dei medical drama, perché il pubblico vuole adrenalina, sottotrame sentimentali, famiglie che si riuniscono dopo tempo, segreti inconfessabili che emergono nell’istante estremo della morte di un paziente.

E poi di nuovo, tutto da capo. Mentre il personale litiga per l’ennesimo tradimento, per sciogliere un triangolo, per decidere chi prenderà il posto di chi. No: in The Pitt 2 tutto questo non esiste. Esiste solo la realtà, nuda, cruda, potente, imperdonabile. La realtà di una vita frantumata, consumata nella solitudine e nel ricordo di qualcosa che non c’è più. Louie, paziente abituale del Pittsburgh Trauma Medical Center, è andato via accerchiato dai suoi migliori amici, gli unici che avesse. Gli stessi che lo hanno accompagnato alla fine, che lo hanno preparato, che hanno tentato di salvarlo fino all’ultimo respiro. Su quel telefono, nessun numero da chiamare. Nessuno da avvisare.


La sesta puntata di The Pitt 2 ci porta a vivere uno dei momenti in assoluto più emotivi della seconda stagione. E le ferite si sentono

Robby in una scena del sesto episodio di The Pitt 2
Credits: HBO Max

Louie ha sempre trovato uno spazio al Pittsburgh Trauma Medical Center. E quello stesso spazio oggi si prepara a salutarlo, concedendogli un ultimo addio lontano da quel letto d’ospedale in cui se n’è andato. Non ha una famiglia, nessun contatto da chiamare. E quello stesso posto diventa il luogo in cui viene salutato e poi ricordato con dignità. Un paziente che, a differenza di altri, abbiamo visto più volte e che, in qualche modo, ora aveva un ruolo anche per noi. Questo momento segna un punto di svolta emotivo nella Serie Tv: anche noi, per la prima volta in The Pitt, salutiamo un vecchio amico. E, come il personale, ci prepariamo al prossimo paziente.

Non puoi mai fermarti a riflettere sul dolore in The Pitt 2. È una verità che richiama, ancora una volta, la sostanza stessa dell’esistenza. Nelle altre Serie Tv spesso il mondo si arresta davanti a una sofferenza così: tutto smette di girare, ogni cosa ruota attorno a quel dolore. In The Pitt 2 no. Ed è questa la realtà. Non si può mettere in pausa la vita, ciò che ci orbita intorno. Il mondo va avanti anche quando soffriamo, e questo significa convivere con un dolore straziante mentre siamo chiamati a prenderci le nostre responsabilità, lavorare, pagare le bollette. Tutto continua a muoversi, e non smette mai. E questo non è l’unico momento di pura, disarmante realtà dell’episodio.

La sesta puntata di The Pitt 2 (qui la recensione del quinto episodio) si prende il tempo di raccontare le storie di altri pazienti. Tra questi ne spiccano due: Jackson e Roxie. Le loro sono vicende diverse, ma unite da qualcosa di profondamente radicato nella realtà. Temi di cui occorre parlare fino allo sfinimento, e che The Pitt 2 affronta con la sua consueta lucidità. Da una parte c’è Jackson: un paziente portato in ospedale per sospetta crisi psicotica, che manifesta segni di paranoia e allucinazioni. Attraverso il suo racconto, The Pitt mostra come la mente umana possa sgretolarsi lentamente senza lanciare segnali evidenti. Non vediamo ferite sul corpo, né cicatrici. Il dolore è astratto, invisibile, non ne riconosci i contorni. The Pitt, con la storia di Jackson, ci ricorda che la salute mentale è parte integrante di quella fisica. E che va trattata come tale.


Noah Wyle in una scena di The Pitt 2
Credits: HBO Max

E poi c’è Roxie, una paziente oncologica che confessa ai medici di essere esausta della malattia e di voler smettere di lottare. Con questa storia, The Pitt 2 getta le basi per un racconto che affronterà per la prima volta nella Serie Tv la morte assistita. La scelta di una donna che, stremata, sente di non poter più resistere, completamente annientata da una malattia che sta distruggendo tutto, mentalmente e fisicamente.

Questa è la verità che The Pitt 2 sta finalmente raccontando senza girarci intorno: ciò che accade quando sei avvolto dal dolore, schiavo di una malattia che ti risucchia l’anima. Non è soltanto il conto alla rovescia che a un certo punto accelera. Non è solo la consapevolezza di dover andare via prima del previsto. È anche il modo in cui si arriva alla fine. La modalità disumana con cui la malattia sottrae tutto: i chili dal corpo, la luce dagli occhi, fino a ciò che sei dentro, che viene irrimediabilmente compromesso. Ci si dimentica chi si era, ci si scopre fantasmi prima ancora di chiudere gli occhi. Si vive nel passato, nel ricordo ostinato di una vita che non tornerà e che, prima dell’inevitabile, continuava a scorrere tra cose apparentemente ordinarie, oggi diventate irraggiungibili.


La sesta puntata (potrete recuperarla qui) di The Pitt 2, ancora una volta, indaga cosa significhi essere umani quando tutto va fuori controllo, dando vita a un equilibrio potente tra dramma, realismo e riflessione sull’esistenza. Non è soltanto l’addio a un personaggio che abbiamo imparato a conoscere, ma una meditazione sul dolore, sulla compassione e sulla vita che continua ad andare avanti. Ma lo diceva un personaggio delle Serie Tv a cui tutti stiamo ripensando da qualche giorno:

‘È strano che la gente usi l’espressione ‘vita o morte’ come se fosse implicito che la vita sia |’opposto della morte, ma la nascita è l’opposta della morte. La vita non ha nessun opposto.’ – Dawson’s Creek.