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Non è un segreto che le opere di Stephen King abbiano da decenni ormai fatto da musa per il panorama cinematografico e, in tempi più recenti, per quello seriale. Ben adattandosi a entrambi i medium, infatti, i romanzi del re dell’horror sono fonte insaziabile da cui attingere per i registi di ieri e di oggi. D’altronde la stessa penna dello scrittore sembra prestarsi egregiamente al mondo del cinema, con storie che appaiono scritte in uno stile che travalica narrazione classica e sceneggiatura. Dramma familiare, amicizia, romance, horror, fantasy, thriller e sci-fi. Stephen King riesce sempre a parlare abilmente di tematiche universali mascherandoli da racconti dell’orrore.
Così la storia di Carrie è in fondo un racconto di bullismo e madri oppressive, Shining racconta dei demoni che vivono dentro di noi e It è uno dei più grandi romanzi di formazioni che siano mai stati scritti.
Negli anni ’90 Stephen King diventa onnipresente sul piccolo schermo. The Stand (1994) e The Langoliers (1995) portano i suoi romanzi lunghi nelle miniserie televisive, con risultati a volte ingenui ma già cult. Al cinema, invece, si punta alla spettacolarità: Misery (1990) – che regala l’Oscar a Kathy Bates – dimostra che l’horror kinghiano funziona anche come thriller psicologico. Il miglio verde (1999) e Le ali della libertà (1994) di Frank Darabont confermano la vena drammatica e umanista di King, tanto che oggi vengono ricordati come due dei migliori film degli anni Novanta in assoluto.
Dal 2010 in poi, con l’onda lunga di Stranger Things e il ritrovato amore per gli anni ’80, King torna al centro della cultura pop. Il nuovo It di Andy Muschietti (2017 e 2019) fa incassi record, riportando Pennywise tra gli incubi contemporanei. Doctor Sleep (2019) tenta di riconciliare Kubrick e King, mentre serie come Castle Rock sperimentano mash-up dell’universo kinghiano. È anche l’epoca in cui Netflix, Hulu e altre piattaforme scommettono su adattamenti lunghi, più fedeli e meno legati alle logiche da sala cinematografica.
E se negli anni ’80 l’adattamento puntava all’immediatezza (shock, paura, sangue) oggi si lavora sulla stratificazione. La paura non è solo un mostro, ma il trauma, l’infanzia, la società stessa. I registi contemporanei – da Mike Flanagan a Edgar Wright – cercano di bilanciare fedeltà e libertà, esplorando aspetti che vanno oltre il puro terrore. In più, le piattaforme streaming permettono di adattare i romanzi lunghi senza tagli drastici, rispettando la coralità tipica di King. Osservando l’evoluzione degli adattamenti delle opere di Stephen King nel corso dei decenni, risulta evidente che come questi abbiano esplorato e decifrato la cultura pop del periodo storico contingente. Negli anni ’80 rappresentavano l’horror di consumo. Negli anni ’90 la televisione evento. In quelli 2000 la transizione verso il dramma adulto; nel 2010 il revival nostalgico. Oggi la maturità del linguaggio seriale e cinematografico.

The Institute: un fallimentare adattamento televisivo
Proprio questo 2025, ormai prossimo ai suoi ultimi mesi, sembra sia stato un anno particolarmente fruttuoso per le opere del re. Al cinema abbiamo ben quattro adattamenti, di cui uno uscito già al cinema questa primavera. Si passa, infatti, da The Monkey, diretto da quell’Oz Perkins di Longlegs, a The Life of Chuck, nuova lettera d’amore di Mike Flanagan per lo scrittore. Fino ai blockbuster in arrivo come Running Man e The Long Walk. C’è spazio anche per le serie tv. MGM+ ha scelto proprio il 2025 per mandare in onda la serie omonima The Institute, tratto dal romanzo del 2019, uscita il 13 luglio.
The Institute è stata affidata al regista Jack Bender e allo sceneggiatore Benjamin Cavell, con lo stesso King tra i produttori esecutivi. Protagonisti dello show sono Ben Barnes (nei panni dell’agente Tim Jamieson), Mary-Louise Parker (nella parte dell’enigmatica Ms. Sigsby) e il giovane Joe Freeman (come Luke Ellis, un ragazzino geniale rapito misteriosamente). La trama ruota attorno a un gruppo di bambini con poteri telepatici e medianici, imprigionati in un istituto segreto che ne studia le abilità sotto la scusa di “salvare il mondo”.
Inutile dire che The Institute incarna la formula classica dello scrittore: bimbi sperduti, adulti che tentano di approfittarsene, un eroe afflitto dal senso di colpa, la lotta tra il bene e il male e l’immancabile elemento soprannaturale. Il risultato, pur con qualche limite di budget, si lascia guardare e colpisce soprattutto nei momenti clou, quando riaffiora l’impianto horror-fantastico tipico del maestro. Purtroppo sono evidenti numerose lacune, soprattutto nel delineare e approfondire i pensieri e le emozioni dei piccoli protagonisti che nella serie tv di The Institute tanto piccoli non sono. La scelta di casting è tra le più sfortunate, inverosimile decidere di affidare il ruolo di un protagonista quattordicenne a un attore di diciannove anni. La sospensione dell’incredulità ha pur i suoi limiti.
The Monkey: la scimmia più famosa della storia
Se The Institute rappresenta la parte più “adolescenziale” del 2025 kinghiano, sul fronte film c’è un altro titolo uscito un po’ di mesì fa in sala che ha fatto parlare di sé. Soprattutto per il nome dietro la macchina da presa. Diretto da Oz Perkins (il regista del discusso Longlegs e figlio di Anthony Perkins), The Monkey è un adattamento che si scosta lungamente dalla controparte originale. In primis per la trama, in secundis per lo stile. Basato sul racconto breve presente nella raccolta Scheletri (1985), The Monkey racconta di un vecchio giocattolo “scimmietta a carica” capace di scatenare omicidi terribili. Nei panni dei gemelli protagonisti troviamo Theo James, impegnato a porre fine alla scia di morte scatenata dalla spaventosa scimmietta.
Dai toni splatter del racconto originale, Oz Perkins ha deciso di muoversi verso la direzione del horror comedy. Un genere particolarmente caro a Sam Raimi per esempio. Solo che il genere di sé è anche piuttosto difficile se non se ne è maestri. E, di fatti, il buon Perkins non lo è. La scorpacciata gore tuttavia non manca. Alla fine, The Monkey ha il sacrosanto pregio di costituire una storia a sé, solamente ispirata al racconto, ma che respira e sanguina di vita propria.
The Life of Chuck: il lato “morbido” di Mike Flanagan
Direttamente dal mercato indipendente arriva, invece, The Life of Chuck, un dramma fantastico a tinte dolci ma profondamente toccanti. In arrivo questo autunno, il film è scritto e diretto da Mike Flanagan, profeta dell’horror contemporaneo nelle serie tv e grande appassionato dei romanzi del re. Questa volta però il regista ha deciso di esplorare un King diverso. Quello più vicino a creazioni come Stand By Me e Le Ali della Libertà. Il racconto La vita di Chuck è un’ode alla vita, all’amicizia e alla memoria, raccontata attraverso tre atti intrecciati tra loro in senso inverno.

Running Man: Edgar Wright e la nuova corsa infernale
Tra le novità più attese c’è il ritorno di The Running Man, il romanzo distopico che lo scrittore firmò sotto lo pseudonimo di Richard Bachman e già portato al cinema da Schwarzenegger nel 1987. Questa volta però il progetto è un adattamento fedele diretto da Edgar Wright, rispetto alla rivisitazione action degli anni Ottanta. Glen Powell veste i panni del protagonista Ben Richards, mentre completano il cast William H. Macy, Lee Pace, Emilia Jones, Michael Cera, Colman Domingo e Josh Brolin. In un futuro cupo un game show televisivo di massa mette in palio un miliardo di dollari a chi, “the Runner”, sopravvive per 30 giorni inseguito da cacciatori armati ovunque sul pianeta.
Sarà un susseguirsi di inseguimenti, sparatorie e colpi di scena, in perfetto stile Wright (che in passato ha mescolato commedia e azione con effetti spettacolari). Nei mesi scorsi sono circolate le prime foto dal set e un trailer teaser – che presenta una sua versione di “Underdog” remixata – sta stuzzicando la curiosità del pubblico. Data l’energia registico-comica di Wright e la trama kinghiana, The Running Man è già considerato un must watch per gli amanti dell’action-sci-fi.
The Long Walk: marcia mortale in arrivo
Un altro progetto non da poco in arrivo è The Long Walk. Adattamento cinematografico di uno dei romanzi più vecchi e cupi di King ( anche questo pubblicato come Richard Bachman nel 1979). Dopo decenni di tentativi falliti, il progetto ha finalmente una regia e un cast. Al timone c’è il regista Francis Lawrence (direttamente dalla saga di Hunger Games), in coppia con Lionsgate che ne ha acquisito i diritti. La storia parla di una dittatura che ogni anno organizza una gara mortale. 100 giovani (due per ogni stato USA) devono camminare senza mai fermarsi sotto il rischio di essere uccisi da postazioni di tiro se rallentano. L’ultima persona in piedi – sopravvissuta a stenti, sete, fatica e traumi – vince la vita.


