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The Gilded Age 3×07 – Giù la maschera

ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler su The Gilded Age 3×07!!

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L’alta società newyorkese della Gilded Age si muove con grazia tra un evento mondano e l’altro. Prorompe sulla scena con la stessa eleganza di una troupe di danza sul proscenio. Mai niente fuori posto, mai una piega di troppo, mai un passo falso. Si accalcano sulle piste da ballo, nei salotti pieni di chiacchiericcio, sotto la luce chiara dei cristalli in esposizione. Fanno un inchino, stringono mani, discutono amabilmente e rispettano tutti i codici. Sono sfarzosi e ossequiosi, brillano di una luce misteriosa e affascinante. Hanno facce sempre pulite e curate. Ogni ruga opportunamente velata, mai una grinza sull’abito. Vivono in dimore lussuose, conoscono le buone maniere e hanno la postura di quelli che stanno sempre un gradino sopra al resto del pianeta. È questa la fotografia del mondo luccicante di The Gilded Age.

Questo è il ritratto che ha voluto farne Julian Fellowes. Tutto quello che c’è dietro – le pieghe fuori posto, le macchie sulle sottovesti, le parole sgraziate, i modi sgarbati – non deve essere visibile, va tenuto sottochiave in un angolo inaccessibile della casa. Perché se una traccia delle imperfezioni dovesse mai venire fuori, per quel mondo ovattato e friabile sarebbe la fine. È per questo che l’opera di Ward McAllister ha creato tanto scompiglio nell’alta società. Ha scompaginato le regole del gioco, facendo calare la maschera sulla messinscena.

Scena finale di The Gilded Age 3x07

Se la gente normale si accorge che è tutto una montatura, che dietro le vite perfette dei ricchi si nascondono persone normali, quel mondo rischia di collassare.

Non si era mai vista tanta solidarietà tra i personaggi di The Gilded Age come nel proposito di bandire Ward McAllister dalla società. Lo smacco dello scrittore non può essere perdonato. Con i suoi scritti ha messo in luce le fragilità dell’aristocrazia cittadina, ha reso pubbliche le loro insicurezze, i loro litigi, i loro drammi familiari. Ha reso accessibile a tutti – servitù, donne comuni, massaie – il cuore vulnerabile dell’alta società, consegnando ai lettori le chiavi per leggervi veramente dentro. In The Gilded Age 3×07 cala finalmente la maschera. Non si toglie del tutto, ma traballa sulle facce spaventate di quei ricchi padroni del mondo che sentono allentarsi la presa su tutto ciò che possiedono.

Siamo arrivati ad un punto della terza stagione in cui non ci si raccontano più verità di comodo. The Gilded Age ha fatto un enorme balzo in avanti. Non è più la serie in cui non accade mai nulla e i personaggi si barcamenano per salvare le apparenze. È finalmente uno show in cui ciascuno deve fare i conti con se stesso e le verità che non si racconta. The Gilded Age 3×07 è una puntata scomoda. Oltre al tumulto provocato dagli scritti di McAllister, ci sono almeno un paio di punti delicati che l’episodio ha dovuto affrontare: la grave situazione finanziaria in cui versano i Russell e gli effetti della morte di John Adams su Oscar van Rhijn.

Bertha Russell è rimasta sola in casa propria
HBO

George è a un passo dal collasso finanziario. Il progetto della linea ferroviaria sembra ormai andato, nessun investitore è disposto ad azzardare tanto e le casse della famiglia si sono praticamente svuotate.

L’impatto della crisi finanziaria ha avuto delle conseguenze anche nella vita familiare dei Russell. Tra George e Bertha è calato un gelo atroce, siamo ormai lontani da quella complicità che ha reso entrambi giocatori temibili nel grande scacchiere di The Gilded Age. Bertha paga le conseguenze delle sue decisioni egoistiche e dispotiche. Il marito e il figlio non le perdonano la gestione della vita sentimentale di Gladys. Non riescono più a tollerare le uscite a gamba tesa della donna. Bertha vive perciò isolata nella sua stessa casa, lasciata sola dalla famiglia che per così tanto tempo si è premurata di difendere al prezzo di tutto. La soluzione ai problemi di George si chiama Larry, che è riuscito a investire sulle miniere di zinco dell’Ariziona e (forse) a salvare il progetto del padre.

Ma probabilmente è proprio la fortuna a essere una sciagura per i Russell: il cliffhanger di fine episodio ci dice che George si è attirato parecchie antipatie.

L’altro filone di questo The Gilded Age 3×07 riguarda invece Oscar van Rhijn, un personaggio che ha subito una graduale trasformazione nel corso delle tre stagioni della serie HBO (qui abbiamo la classifica delle migliori HBO di tutti i tempi e delle migliori miniserie). Nella puntata della settimana scorsa abbiamo assistito alla morte tragica e improvvisa di John Adams, suo amico, benefattore e amante segreto. The Gilded Age 3×07 è una delle puntate più intime dello show proprio per il modo in cui si sofferma sul dolore di Oscar. Un dolore che non può essere esibito, che è costretto a trattenere negli ultimi banchi della chiesa, attento a non farlo notare. Tra le scene finora più intense di The Gilded Age c’è lo sfogo di Oscar in casa sua, davanti a sua madre, alla zia e a sua cugina Marian. Il ragazzo non riesce a trattenere le lacrime, la rabbia monta su poco alla volta e piano piano la verità dei suoi sentimenti emerge.

Lo sfogo di Oscar in The Gilded Age 3x07
HBO

È qualcosa che non dovrebbe aver luogo nel mondo dorato di The Gilded Age: che qualcuno perda il controllo, che impazzisca per amore, specie se è un amore non riconosciuto, proibito.

Una sequenza resa molto credibile dalla recitazione di Blake Ritson e Christine Baranski, che non riesce a trattenere la sorpresa e lo sgomento di una madre che ha finalmente capito tutto. Il pregiudizio è stato uno dei temi di questa terza stagione di The Gilded Age, che ha mostrato quanto fosse difficile per i personaggi andare oltre le opinioni comuni in materia di razza, inclinazioni sessuali o condizione sociale. Un pregiudizio che ha tante facce e tante connotazioni diverse e non è solo quello dei bianchi nei confronti dei neri, come ha dovuto sperimentare Peggy Scott. Julian Fellowes ha preso a prestito le storie di personaggi come Peggy, Oscar van Rhijn o Aurora Fane per mostrare le crepe di una realtà impantanata in una sola visione del mondo.

The Gilded Age ha decisamente alzato il tiro con la terza stagione. Si è fatta più complessa, meno superficiale e ha iniziato ad andare al cuore delle cose. Era un processo che per forza di cose doveva avvenire gradualmente, senza bruciare le tappe. Ora la creatura di Fellowes, oltre a un’ossatura stabile, ha anche un’anima. Dopo un buon settimo episodio, ci aspettiamo un finale che sappia andare ancora più in profondità. Le questioni più importanti che restano aperte sono le sorti di George Russell, il futuro della relazione di Marian e Larry e il grande evento mondano che Bertha Russell ha preso in consegna.

The Gilded Age ha la tipica classe delle serie HBO