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Perché il vero cuore di Stranger Things non ha superpoteri

Stranger Things - Robin e Steve

ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU STRANGER THINGS.

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Se potessi descrivere in sole tre parole l’idea meravigliosamente pedagogica che rappresenta l’anima di alcuni personaggi di Stranger Things direi: esisto, quindi posso. E posso illimitatamente, visto e considerato come sono andate le cose nel corso delle quattro stagioni e mezzo della serie. Difatti nel caso di Dustin, Steve e degli altri amici del “gruppo Hawkins” (li chiameremo così per comodità durante la lettura), il potere non è qualcosa di innato. Non è un’elettricità invisibile in grado di spostare oggetti e persone o persino di ferire e di togliere la vita all’antagonista di turno.

Nel caso di questi ragazzi e ragazze il potere in senso più elevato e puro del termine assume un significato più profondo, legato all’inconscio, alla propria personalità, all’amicizia: il potere della forza di volontà. La capacità di rimboccarsi le maniche, di sforzarsi di cambiare, di maturare e – di conseguenza – di modificare l’ambiente circostante. A pensarci bene anche la forza di volontà deriva da una facoltà mentale, intangibile tanto quella di Undici, ma non meno efficace quando ci si trova alle strette e bisogna cavarsela con il solo mezzo che si ha a disposizione: se stessi. E quando si prende consapevolezza delle proprie abilità si diventa invincibili. O quasi.


Tuttavia per arrivare all’incarnazione di questo concetto, il gruppo Hawkins di strada e di fatica ne ha dovuta fare parecchia. Prendiamo Steve, ad esempio. Il bullo superficiale e insopportabile della prima stagione di Stranger Things è divenuto un fratello maggiore ideale, risoluto, protettivo e ironicamente saggio. Tanto che i fan di tutto il mondo in queste settimane stanno pregando in ginocchio sui ceci pur di scacciare il pensiero di una sua potenziale morte durante l’ultima stagione della serie. Anche perché, diciamoci la verità: dopo aver visto morire Eddie non possiamo in alcun modo reggere un altro addio così emotivamente pesante.

I protagonisti
Credits: Netflix

Il personaggio di Steve va a braccetto con quello di Nancy (non solo perché sono stati fidanzati per qualche tempo). La sorella maggiore della famiglia Wheeler infatti all’inizio della storia era un’adolescente tra le tante, perennemente in precario equilibrio tra l’essere bacchettona e l’essere frivola. Un personaggio a metà, incapace di conoscersi e di comprendersi. Puntata dopo puntata però la ragazza ha saputo tirare fuori i suoi veri talenti, trasformandoli in doni per sé e per gli altri. È una tosta, Nancy. Tenace e intelligente. Una tipa che è meglio avere dalla propria parte, soprattutto quando è armata. E di questo i demogorgoni ne sanno qualcosa.

Guardando e riflettendo più attentamente sul gruppo composto da Steve, Nancy, Robin, Jonathan, Dustin, Max, Mike, Lukas ed Erica durante le stagioni di Stranger Things mi sono ritrovata a pensare che fossero semplicemente belli. Ma di una bellezza che non è estetica (quello si chiama gusto personale), bensì di una bellezza che è il risultato di un lavoro interiore lungo e difficile. Questi ragazzi sono belli in tutto ciò che fanno perché, dopo aver sofferto e scoperto il potenziale che hanno, condividono un pezzetto di quella unicità con gli altri. Ogni caratteristica di ogni membro del gruppo Hawkins si incastra con quella degli altri membri. Nessuno domina, nessuno schiaccia l’altro, insieme si è più forti.

Dustin è sempre stato quello tenero e simpatico ma anche incredibilmente ingegnoso nel capire le situazioni e – a volte – nell’anticiparle. Robin è spontanea, forte e intraprendente. Una che arriva dritta al punto, a volte goffamente eh, ma la amiamo proprio per questo. Mike è come un moschettiere: tutti per uno, uno per tutti. È lo spirito di squadra fatto e finito. Colui che guida, che ha sempre un piano, e che come un mago sa tirare fuori il meglio dagli altri. In realtà in Stranger Things tutti coloro che non hanno superpoteri potrebbero essere i novelli moschettieri del XX secolo: coraggiosi e leali. Disposti persino a farsi torturare (come Robin e Steve nella terza stagione) pur di non tradire i compagni. Alexandre Dumas ne sarebbe fiero. La sua eredità intellettuale ha attraversato i secoli ed è arrivata fino a un’opera televisiva che è già cult tanto quanto i suoi libri.

Steve, Dustin e Jonathan
Credits: Netflix

C’è poi un altro aspetto da tenere in considerazione, cioè l’incapacità di Vecna di manipolare questi ragazzi. Non è forse anche questo un insegnamento subliminale rivolto a noi spettatori durante la visione della serie? Non è forse la capacità di pensare con la propria testa, utilizzando come strumento i propri ideali, il messaggio da trasmettere in un’epoca in cui il lavaggio del cervello è sistematico e insidioso attraverso la comodità della tecnologia? Quando il povero Will durante l’ultima stagione si ritrova ancora una volta faccia a faccia con Uno, viene detto chiaro e tondo che le azioni del villain nascono da un intento manipolatorio. Vecna tuttavia non ha considerato l’arma più efficace di tutte, ossia quella forza di volontà di cui sto parlando sin dall’inizio di questo articolo.

Credo infatti che alla fine della storia di Stranger Things ciò che farà la differenza potrebbe non essere solamente il potere di Undici, della sorella e di Will. Del resto di questa ipotesi ne abbiamo avuto un assaggio proprio durante i primi quattro episodi della quinta stagione, in cui il personaggio interpretato da Millie Bobby Brown è stato assolutamente marginale rispetto al passato. All’interno della narrazione si è lasciato sempre più spazio al gruppo Hawkins, diviso su più fronti ma sempre unito dall’amicizia e da un obiettivo comune. E non penso sia un caso. Le nuove generazioni dovrebbero assorbire alcuni di questi spunti come tante spugne immerse in un secchio d’acqua.

Infatti in questi giorni di eccitazione e di attesa delle puntate che chiuderanno Stanger Things, caratterizzati dalla teorie più disparate e su importanti tesi sulla possibile identità del nemico finale, è sufficiente aprire qualsiasi social per vedere le reazioni dei giovani e meno giovani di tutto il mondo di fronte all’ultimo capitolo della serie. Nessuno di noi potrà mai essere come Undici o come il neo Will, anche se li ammiriamo e ci fanno emozionare. Tuttavia ognuno di noi può identificarsi o addirittura essere un Mike, una Robin, un Dustin, una Nancy e così via. Dei ragazzi e degli studenti di un anonimo paesino di provincia la cui esistenza è stata stravolta da una serie di avvenimenti tragici, esattamente come può succedere nelle nostre vite. Ed è in quei momenti che la nostra forza interiore deve emergere, fuoriuscire e diffondersi in tutta la sua sorprendente bellezza. Perché esistiamo, quindi possiamo.