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Perché Gong Yoo, la “guest star” di Squid Game, è così amato da tutti?

Non c’è dubbio: Squid Game è il fenomeno mediatico del momento. Con le 142 milioni di visualizzazioni totalizzate dalla data di rilascio, la serie coreana di Hwang Dong-hyuk è diventata la più vista in assoluto del catalogo Netflix, sbriciolando i record stabiliti da La casa di carta prima e da Bridgerton poi. Giochi mortali, critica sociale e un animo marcatamente splatter che grida tenere fuori dalla portata dei bambini (ma a quanto pare l’avvertenza non sta trovando accoglimento): sono questi gli elementi che hanno portato il prodotto a scalare la vetta delle classifiche e a diventare oggetto delle discussioni che imperversano in rete e non solo.

Uno degli ingredienti ad aver reso vincente la ricetta di Squid Game sono i suoi protagonisti, reietti con alle spalle drammatiche storie di disagio ed emarginazione. Qui abbiamo stilato la classifica di quelli che riteniamo i cinque migliori personaggi della serie, ma ce n’è uno che è riuscito nell’impresa di farsi apprezzare malgrado il copione non gli abbia concesso abbastanza spazio da farsi conoscere in maniera approfondita.

Di chi stiamo parlando? Scopriamolo ripercorrendo una scena fondamentale del primo episodio di Squid Game.

Squid Game

Seong Gi-hun perde la metro per un soffio e si ritrova a dover attendere quella successiva. Quando si lascia cadere su uno dei banchi della stazione ha il morale a terra e la testa colma di preoccupazioni. Il compleanno di sua figlia è stato un disastro, sua moglie ha avuto l’ennesima occasione per disprezzarlo e i debiti continuano a inseguirlo. È in queste condizioni che viene avvicinato da uno sconosciuto armato di valigetta. Distinto ed elegante, l’uomo irradia un’aura di mistero che determina un immediato cambio di registro nel tono della storia.

Se fino a quel momento lo spettatore è stato immerso nelle vicende personalidi Seong Gi-hun adesso si avvia ad essere proiettato verso il cuore pulsante di Squid Game: la dinamica dei giochi. Il passaggio è veicolato dalla misteriosa figura appena apparsa.

Lo sconosciuto non si presta a presentazioni né a convenevoli. Chiede a Seong Gi-hun se abbia un minuto da dedicargli e gli propone di fare un gioco. Seong Gi-hun è diffidente: crede di avere a che fare con un fanatico religioso o di un venditore che proverà a rifilargli il suo prodotto appena sarà riuscito a scavare una breccia nel suo interesse. Le reticenze vengono spazzate via dal contenuto della valigetta. Si tratta di soldi, intere mazzette di banconote che Seong Gi-hun ha la possibilità di aggiudicarsi con delle semplici partite di ddakji.

Spinto dal bisogno di denaro, Seong Gi-hun accetta l’offerta, depositando sulla bocca dell’uomo un sorriso soddisfatto. Durante la sfida la differenza tra i due salta all’occhio: Seong Gi-hun la affronta con trepidazione, mentre lo sconosciuto si mostra calmo e rilassato, sereno al limite dell’imperturbabilità. Ricompensa il suo avversario, lo applaude persino, e lo sorprende con uno schiaffo che è il pegno da pagare per il suo primo match perso. Quando Seong Gi-hun fa per colpirlo a sua volta, lo ferma con un gesto deciso che trasuda autorevolezza e controllo. Al termine della partita se ne va lasciandogli un biglietto da visita e un invito a contattarlo per guadagnare altri soldi partecipando a nuovi giochi. Ricomparirà soltanto in uno degli ultimi fotogrammi della serie, quando Seong Gi-hun lo vedrà impegnato ad arruolare altri partecipanti ignari del pericolo e da quella visione riceverà la spinta per attuare i suoi propositi di vendetta.

Malgrado la scarsità di informazioni che possediamo sul suo conto e il ridotto minutaggio concessogli, riusciamo ad associare al reclutatore una serie di qualità distintive: è carismatico, mellifluo, persuasivo, enigmatico; è un’incognita di cui vogliamo conoscere il valore.

Squid Game

Quando il contributo offerto dalla scrittura è limitato, è ovvio che molto del merito provenga dalle capacità interpretative di chi porta in scena il personaggio. Fascinoso e accattivante, Gong Yoo è riuscito ad ammaliare il pubblico con la sua faccia da schiaffi e una presenza scenica preponderante. Il ruolo del reclutatore ha dato al successo di cui godeva una forte eco internazionale, ma non ne ha rappresentato l’origine. Come chi è addentro al mondo delle serie coreane sa bene, il suo volto è diventato noto ben prima dell’avvento di Squid Game.

La produzione più famosa di cui ha fatto parte, oltre ormai a Squid Game, è Guardian: The Lonely and Great God, meglio conosciuta come Goblin, tra i k-drama più visti in patria e all’estero.

Gong Yoo ha recitato anche nei serial The 1st Shop of Coffee Prince, Dating Agency: Cyrano e One Fine Day e nei film Train to Busan e L’impero delle ombre. Squid Game non è stato un esordio né un atto di consacrazione, ma la vetrina ad aver dato dato maggior esposizione a un attore destinato a diventare sempre più protagonista anche da questa parte del globo.

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Scritto da Gabriella Cretella

Stando a Nietzsche, ho guardato dentro l'abisso delle serie tv abbastanza a lungo da permettere a lui di guardare dentro di me. In attesa di sapere cos'ha scoperto sul mio conto, parto io col dire ciò che ho visto al suo interno. Anzi: lo scrivo.

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